Jacques Prévert

Jacques Prévert (1900-1977) è stato un poeta e sceneggiatore francese. Ebbe un posto di rilievo sia nella letteratura sia nel cinema.
La poesia di Prévert la possiamo definite “popolare” nel senso più alto del termine, nel senso cioè che si sostanzia del sentire di tutti ed arriva a tutti. In essa egli esprime il concetto che l’amore è una forza rivoluzionaria e che costituisce il più pervasivo dei significati dell’uomo.
Prévert fu un surrealista. Certamente nelle forme espressive, col suo giocare con le parole e i “calambours”, ma anche con la ribellione al potere oppressivo e alla mentalità bigotta che gravano sugli individui e sulla loro possibilità di essere felici.
Altro concetto importante nella poetica di Prévert è quello della libertà, per la cui ricerca talvolta è necessaria la ribellione al ruolo gravativo delle istituzioni.
Nella concezione di Prévert l’amore è una forza libera e liberatrice, che non può essere istituzionalizzata né sottoposta a rigide tutele.
La raccolta di poesie “Paroles” è del 1946 e mostra che il poeta non è solo il paroliere di canzoni famose, ma un esempio nitido di come si può essere al mondo con consapevole partecipazione ed esprimendo una insopprimibile gioia di vivere.
Traduco tre poesie che esprimono, ciascuna per suo conto, temi molto importanti anche per la sessuologia.
-----RUE DE SEINE
Via Senna dieci e mezza
di sera
all’angolo di un’altra strada
un uomo esita… un giovane
con un cappello
un impermeabile
una donna lo scuote
e gli parla
egli scuote la testa
il suo cappello è di traverso
e il cappello della donna sta per cadere indietro
sono pallidi tutti e due
l’uomo certamente ha voglia di andar via…
di sparire… di morire…
ma la donna ha una furiosa voglia di vivere
e la sua voce
la sua voce bisbiglia
tanto che non si sente
è un lamento…
un ordine…
un grido…
è così avida questa voce…
e triste
e viva…
un neonato malato che vagisce su una tomba
in un cimitero d’inverno…
il grido di un essere con le dita prese nella portiera…
una canzone
una frase
sempre la stessa
una frase
ripetuta…
continuamente
senza risposta…
l’uomo la guarda i suoi occhi girano
fa dei gesti con le braccia
come un annegato
e la frase ritorna
in via Senna angolo con un’altra strada
la donna continua
senza stancarsi…
continua la sua domanda inquieta
piaga impossibile da curare
Pierre dimmi la verità
Pierre dimmi la verità
voglio sapere tutto
dimmi la verità…
il cappello della donna cade
Pierre voglio sapere tutto
dimmi la verità…
domanda stupida e grandiosa
Pierre non sa che rispondere
è perso
quello che si chiama Pierre…
ha un sorriso che forse vorrebbe tenero
e ripete
Via calmati sei pazza
ma non crede siano le parole giuste
ma non vede
non può vedere come
la sua bocca di uomo è tesa dal suo sorriso…
soffoca
il mondo si corica su di lui
e lo soffoca
è prigioniero
preso a pugni dalle sue promesse…
gli si chiedono i conti…
di fronte a lui…
una macchina per fare i conti
una macchina da scrivere lettere d’amore
una macchina da soffrire
lo prende…
gli si attacca…
Pierre dimmi la verità.
-----SONO COME SONO
Sono come sono
Sono fatta così
Quando ho voglia di ridere
Sì rido di cuore
Amo quello che m’ama
È colpa mia
Se non è lo stesso uomo
Che amo ogni volta
Sono come sono
Sono fatta così
Che volete di più
Che volete da me
Sono fatta per piacere
E non posso farci niente
I miei talloni sono troppo alti
Il mio profilo un po’ curvo
I miei seni un po’ troppo duri
E i miei occhi troppo cerchiati
E dopo tutto
Questo che cosa vi fa
Sono come sono
Piaccio a chi piaccio
Questo che cosa vi fa
Quello che mi è capitato
Sì ho amato qualcuno
Sì qualcuno m’ha amata
Come i ragazzi che s’amano
Semplicemente sanno amare
Amare amare…
Perché mi fate domande
Sono qui per il vostro piacere
E non posso farci niente.
-----IL BUCATO
Oh il terribile e sorprendente odore della carne che muore
è estate e tuttavia le foglie degli alberi del giardino
cadono e crepano come fosse l’autunno…
questo odore proviene dall’appartamento
in cui abita il signor Edmond
capofamiglia
capufficio
è il giorno del bucato
ed è l’odore della famiglia
e il capofamiglia
capufficio
nell’appartamento di capoluogo di provincia
va e viene attorno al desco familiare
e ripete la sua formula preferita
Bisogna lavare i panni sporchi in famiglia
e tutta la famiglia ha un moto d’orrore
di vergogna
freme e strofina e strofina
il gatto vorrebbe non essere lì
tutto questo gli dà scoramento
il cuore per il gattino di casa
ma la porta è chiusa a chiave
allora il povero gattino vomita
il povero pezzetto di cuore
che aveva mangiato il giorno prima
vecchi portafogli galleggiano nell’acqua del lavello
e poi delle medagliette… dei sospensori…
delle cuffie da notte… dei caschi da poliziotto…
delle polizze d’assicurazione… dei libri contabili…
delle lettere d’amore in cui si parla di denaro
delle lettere anonime in cui si parla d’amore
un distintivo della legion d’onore
vecchi pezzi di cotone per le orecchie
dei nastri
una sottana
un costume dell’avanspettacolo
un vestito da sposa
una foglia di fico
un camice da infermiera
un corsetto da ufficiale degli ussari
delle lance
una braga di gesso
una braga di pelle…
improvvisamente lunghi singhiozzi
e il gatto si mette le zampette alle orecchie
per non sentire il rumore
perché vuole bene alla ragazza
poiché è lei che grida
è con lei che ce l’hanno
è la ragazza di casa
è nuda… grida… piange…
e con una botta con la spazzola sulla testa
il padre la richiama alla ragione
ha una macchia
la ragazza di casa
e tutta la famiglia la immerge
e immerge di nuovo nel bucato
sanguina
urla
ma non vuole dire il nome…
e il padre urla anche lui
Che tutto questo non esca da qui
Che tutto questo resti tra di noi
dice la madre
e i figli i cugini le zanzare
gridano anche loro
e il pappagallo sul trespolo
ripete tutto
Che tutto questo non esca da qui
onore della famiglia
onore del padre
onore del figlio
onore del pappagallo Spirito Santo
è incinta la ragazza di casa
e non bisogna che il neonato
esca di qui
non si sa il nome del padre
nel nome del padre e del figlio
nel nome del pappagallo già chiamato Spirito Santo
Che tutto questo non esca di qui…
con un’espressione soprannaturale sul viso
la vecchia nonna seduta ai bordi del desco
intreccia una corona di fiori finti
per il figlio della colpa…
e la ragazza è calpestata
la famiglia a piedi nudi
calpesta calpesta e calpesta
è la vendemmia della famiglia
la vendemmia dell’onore
la ragazza di casa è schiacciata
sul fondo…
in superficie
bolle di sapone scoppiano
bolle bianche
bolle pallide
colore di figlio di Maria…
e su un pezzo di sapone
uno scarafaggio si salva con i suoi piccoli
il pendolo suona l’una e mezza
e il capofamiglia e capufficio
si mette il copricapo sul capo
e se ne va
attraversa la piazza del capoluogo di provincia
restituisce il saluto al suo sottocapo
che lo saluta…
i piedi del capofamiglia sono rossi
ma le scarpe sono ben lucidate
Meglio destare invidia che pietà.

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