Il Conte Zaroff

Il Conte Zaroff è il protagonista di un romanzo breve di Richard Connell, “The Most Dangerous Game”. Il conte Zaroff fu incarnato sullo schermo cinematografico da Leslie Banks nel film del 1932 di Irving Pichel e Ernest Schoedsack. Tale film è rimasto famoso per la sua crudeltà e per l’atmosfera erotica nella quale si muovono i personaggi.
La storia racconta che in un castello su un’isola deserta tropicale vive il conte Zaroff, un aristocratico sfuggito alla rivoluzione russa del 1917. Costui è smanioso di caccia grossa, ma ormai lo appassiona solo “la preda più pericolosa”, quella umana, costituita da superstiti di naufragi provocati da lui stesso, che vengono a cercare riparo sulla sua isola.
Zaroff gode sessualmente soltanto quando riesce ad abbattere con le sue mani gli uomini che lui stesso lascia liberi nella giungla. Dà alle vittime un giorno di tempo e un coltello da caccia perché, come egli dice, anche la selvaggina abbia una possibilità di salvarsi. Vi è nel film il classico trio edipico della Bella, interpretata da Fay Wray che l’anno dopo sarà l’eroina di “King Kong”, dell’Amante e del Padre terribile, Zaroff appunto.
Una frase del romanzo di Connell caratterizza il clima sadico nel quale si dibattono i personaggi. Zaroff a un certo punto dice: “I deboli sono stati messi al mondo per il piacere dei forti. Io sono forte. Perché non dovrei servirmi di questa mia facoltà?”.
Con tale frase si esprime tutta l’assurda crudeltà del cacciatore d’uomini che proclama la propria superiorità e il proprio buon diritto a torturare i deboli, al fine del proprio godimento.
Questo proclama ricorda quello del duca di Blangis nelle “120 giornate di Sodoma” del marchese di Sade: “Siete chiusi in una cittadella impenetrabile. Siete morti per il mondo e respirate soltanto per il nostro piacere”.
Zaroff è uno dei simboli del sado-masochismo letterario e cinematografico. E’ un antenato di Sir Stephen di “Histoire d’O”. Stephen prova piacere nella sofferenza altrui e pensa, al pari di Sade, che i corpi nudi siano fatti per essere flagellati, torturati, trafitti. Solo l’odore del sangue fresco può provocare il suo godimento erotico.
Zaroff è vicino a Dracula e a tanti altri personaggi. Il giovane Torless di “I turbamenti del giovane Torless” di Robert Musil, giudicava l’allievo Basini come un buon oggetto d’esperienza, uno strumento musicale ultrasensibile dal quale si potevano trarre sonorità sconosciute, facendogli superare i limiti della sofferenza. Come i personaggi descritti da Musil, Zaroff gode in particolare dell’organizzazione minuziosa del rituale, senza il quale la meta finale dell’orgasmo sarebbe irraggiungibile.
Solo il rituale può garantire il perfetto svolgimento della crudeltà organizzata. Con l’umiliazione sistematica della vittima, il sadico confeziona un perfetto strumento erotico: la vittima sanguinante, lo schiavo sottomesso, il cadavere ancora palpitante.
Nel filone del sado-msasochismo caratterizzato dall’ideologia della dominanza da parte dell’”essere superiore”, mi piace segnalare il recente bellissimo film di Steve McQueen “12 anni schiavo”, nel quale si esplicita, con un linguaggio filmico che ha del miracoloso, come sia radicata la “perversione” che vede nel sangue un afrodisiaco, nella tortura la più coinvolgente delle carezze e nel sacrificio della vittima una inebriante finalità erotica.

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