La figlia di Iefte.

La figlia di Iefte evoca una delle tante pagine barbare del libro che per molti di noi è sacro: la Bibbia.
La figlia di Iefte, di cui non ci viene riferito il nome, è la vittima sacrificale della stupidità umana e della ferocia delle religioni. Questa infelice fanciulla è l’Ifigenia ebraica, immolata al pari della fanciulla greca, con il consenso di un padre e di un popolo barbaro e crudele.
Il testo biblico (Giudici XI 30-40) ci racconta che Iefte, prima di intraprendere la guerra con i pagani Ammoniti, pronunciò il seguente voto rivolto a Dio: “Se darai nelle mie mani i figli di Ammon, quando io tornerò vincitore, chiunque per primo uscirà da casa mia per venirmi incontro, sarà del Signore e io lo offrirò in olocausto”.
Il caso volle che Iefte vinse la battaglia e al suo ritorno a casa purtroppo gli venne incontro la sua unica figlia, danzando e suonando un tamburello. Iefte appena la vide fu preso da disperazione e si lacerò le vesti per il dolore. La figlia, turbata, chiese al padre il motivo di quell’atteggiamento. Iefte le raccontò del voto fatto a Dio. Ella coraggiosamente incitò il padre ad adempiere quanto aveva promesso, chiedendo solo il permesso di trascorrere due mesi sulle montagne per piangere la sua “verginità” con le sue compagne. Trascorso tale tempo la fanciulla fece ritorno a casa e si sottopose volontariamente al voto fatto tanto incautamente dal padre.
Gli esegeti biblici si sono arrampicati sugli specchi nel tentativo di camuffare la lampante verità: l’atroce uccisione sacrificale di una fanciulla innocente.
Non ci riguarda affatto le considerazioni dei credenti sul perché Dio abbia permesso un sacrificio umano così odioso. Lasciamo dunque gli interpretatori a chiedersi perché Dio fermò la mano di Abramo che stava per sacrificare il figlio Isacco, e non fece lo stesso con Iefte.
Alfred de Vigny ha cantato la sventura della figlia di Iefte. Egli, al pari di Lucrezio per Ifigenia, descrive tutto l’orrore di quelle pratiche barbare.
Ifigenia era figlia di Agamennone e di Clitennestra. Quando Agamannone si accingeva con la flotta degli armati a salpare da Aulide per raggiungere Troia, forti venti per più giorni impedirono alle navi greche di muoversi. L’indovino Calcante, consultato, vaticinò che la flotta non sarebbe mai salpata se Agamennone non avesse sacrificato la sua figlia più bella ad Artemide, rimasta offesa per una banale affermazione di Agamennone, che durante una caccia aveva asserito di possedere una mira migliore di quella della dea. Per la verità Agamennone, da padre amorevole, cercò in tutti i modi, ma inutilmente, di opporsi al sacrificio di Ifigenia.
Lucrezio, maledicendo i carnefici, dedicò a Ifigenia il celebre verso:”Tantum religio potuit suadere malorum”, ossia: “A così grandi mali può condurre la religione”.
Nel tentativo di assolvere il Dio degli ebrei, qualche esegeta ha dedotto dal testo che la figlia di Iefte è stata sottoposta al sacrificio, ma non della vita, bensì della verginità. Peggio mi sento, si potrebbe dire. Così la ragazza sarebbe stata affidata per il sacrificio, a un defloratore consacrato che avrebbe compiuto il rito della rottura dell’imene, con i propri mezzi o mediante l’impiego di strumenti.

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