LE CAREZZE SENZA COITO

Il senso del tatto ha un ruolo essenziale in materia di carezze. La
mano è l'organo che possiede più territorio cerebrale, e dunque la
sapienza tattile della mano è praticamente illimitata.
Molto distanziate arrivano le labbra, dotate anch'esse di sapienza tattile.
Tra i cinque sensi, il tatto è quello che ci consente di conoscere la
qualità intima dei corpi e dei volumi.
Dice Buffon nella sua "Storia naturale", che "il senso solido è la
misura di tutti gli altri".
Delille afferma: "Il tatto, re dei sensi, li supera tutti in ricchezza".
Il tatto ci dà il più grande godimento di partecipazione alla vita,
dato che, dal momento che apriamo gli occhi al mattino, la nostra
giornata si svolge in una continua manipolazione di oggetti e di corpi
viventi.
Il tatto comprende tre sensazioni fondamentali: il senso del contatto,
il senso della temperatura, il senso dell'umidità.
Ogni impressione tattile si trasforma in una sensazione positiva che
richiama una miriade di altre sensazioni.
L'erotismo ha nel tatto il suo vero fondamento e possiamo dire (e non
lo potremmo dire per gli altri sensi) che senza il tatto non potrebbe
esserci l'erotismo.
La carezza è il segno concreto di affetto che si esplica per mezzo
delle mani o delle labbra.
Le carezze sono il pane quotidiano dell'affettività. Darlington
sostiene che "Il corpo ha fame di un altro corpo e l'anima ha sete di
un'altra anima".
Secondo la tradizione erano solo le mani depositarie del senso del
tatto, ma la felice acquisizione dei nostri tempi è che ogni lembo di
pelle del nostro corpo può acquisire profonde sensazioni tattili. Le
carezze labiali, linguali, ciliari non hanno nulla da invidiare a
quelle fatte con le mani.
"Con una sola carezza / ti faccio brillare di tutto il tuo splendore",
scandiva il poeta Paul Eluard.
Anche quando le carezze non interessano zone erogene, se le
circostanze lo consentono, finiscono per richiamare qualcosa che
attiene all'erotismo.
Quando sono coinvolte zone erogene la carezza acquisisce
immediatamente un grande rilievo per l'interscambio sessuale.
Sia che funga da preliminare, sia che serva da sostituto, il godimento
che comporta la carezza ha il carattere della pienezza.
Senza la ricchezza delle carezze la vita erotica della coppia
risulterebbe asfittica e dunque moribonda.
Nell'autoerotismo il ruolo delle carezze è, con tutta evidenza,
essenziale, ma questo costituisce anche l'abc del dialogo erotico con
gli altri.
Descrivere il fascino delle carezze non è così agevole e tanti artisti
e scrittori vi si sono cimentati con il loro estro.
Si potrebbe tracciare una storia dell'arte soltanto prendendo in
considerazione la descrizione dell'atto intimo per eccellenza: la
carezza.
L'arte greca, l'arte romana, il medioevo, il rinascimento, il
settecento, il romanticismo, l'arte contemporanea hanno descritto con
grazia, e talvolta con audacia, la carezza, considerandolo un tema
centrale e privilegiato.
L'arte moderna e contemporanea ha affrontato questo soggetto con
sottolineature che hanno forzato la tradizionale mentalità moralistica
ed ipocrita.
La rappresentazione artistica delle carezze nel momento in cui perde
in innocenza, guadagna in vitalità e in fascino.
Quando la carezza prende delle forme ossessive o troppo fine a se
stessa, può rientrare secondo i casi nei meccanismi del feticismo o
anche del sado-masochismo.
Non è mai un problema di carezze quando si verifica una fissazione
esclusiva su un solo atto, ma appunto un problema di ossessività che
va inquadrato nella psicopatologia del soggetto.
Moll, per esempio, riporta un caso di un suo paziente che dalla
propria ragazza accettava unicamente un contatto masturbatorio con la
mano.

Il seno femminile ha sempre costituito il polo attrattivo del
desiderio del maschio. Che fossero scoperti come in Egitto e a Creta,
o coperti come ad Atene, a Roma o in altre città europee, i seni sono
la vera carta vincente del fascino femminile.
Le mammelle, viste o immaginate, muovono nella mente del maschio
diversi snodi attrattivi, dalla dolcezza tattile al complesso della
suzione.
Ciò richiama un indubbio infantilismo al pari dell'aberrante
aspirazione all'ipermastia variamente propugnata dal cinema e dalla
pubblicità.
Nulla è stato più mutevole del gusto erotico per il seno femminile:
gli egizi lo preferivano elastico e basso; il gusto greco, etrusco e
romano lo privilegiava sodo e muscoloso.
Il seno, in qualunque foggia, ha costituito il punto di confluenza
dell'essenza del desiderio maschile, anche perché non era colpito dal
feroce tabù che investiva le parti genitali. La visione del "decolté"
è stata sempre la moneta più spendibile del desiderio in ogni
circostanza.
Il governo della Serenissima Repubblica di Venezia invitava le
cortigiane a scoprire il seno allo scopo di distogliere gli uomini
dalla possibile omosessualità.
Dalla notazione che il piccolo bambino desidera il seno, più che la
madre nella sua interezza, si configura la ricerca di quel fantasma
materno e di quell'ingorgo di libido degli ex bambini, che non hanno
avuto abbastanza seno materno da succhiare.
Con il termine di "cinepimastia" intendiamo una variante delle carezze
precoitali che si finalizza in un onanismo intermammario.
La notevole eccitabilità di questo distretto erogeno non dipende in
alcun modo dal volume dei seni, avendo il capezzolo il centro
nevrargico della sensibilità.
Nella donna esiste un collegamento funzionale importante tra la zona
mammaria e gli organi genitali. Indubbiamente l'inserimento del pene
tra i seni fino al raggiungimento dell'eiaculazione è pratica non
simmetrica a discapito della donna, ma il coinvolgimento di
quest'ultima potrebbe essere, per le ragioni dette, tutt'altro che
anodino.
Questo, come altri giochi precoitali, vengono compresi sotto il
termine di "petting", molto indicato in quanto il verbo "to pet" in
inglese vuol dire "accarezzare".
Lo sviluppo del seno potrebbe avere una connessione con una lunga
pratica di carezze precoitali, che sicuramente avrebbe affinato una
maggiore ricettività erogena.
Sia come sia è indubbio che un busto generoso fa alzare molto il
livello dell'attrattiva muliebre, e quindi mettere la donna che ne è
dotata in una situazione di "privilegio".
Tante volte gli uomini sono disposti a concedere davvero molto alla
donna con un seno "autorevole".
In altri tempi la cinepimastia veniva indicata, un po' scherzosamente,
"gioco dell'oca" e per una certa mentalità un po' ipocrita la si
pensava riservata esclusivamente alle "demi-vierges", descritte nel
romanzo di Marcel Prévost. Vale la pena di riferire le quattro
tipologie di donne, secondo l'accademico Prévost: vi è la vergine
arcaica data in mano al defloratore consacrato e successivamente al
marito; vi è "l'oca bianca", violentata dal marito, e successivamente
frigida o libertina con altri; vi è la "demi-vierge" iniziata
dall'amante incompleto che non diventerà mai suo marito; vi è la
"maschietta" di ieri e di oggi che sceglie come defloratore colui che
non è probabile diventi suo marito.
Garnier, nella sua opera "De l'onanisme", narra di una giovane suora
dell'ospedale di Parigi, che respingeva violentemente ogni fortuito
contatto con le sue parti genitali, mentre ricercava essa stessa il
contatto con il seno e se lo lasciava addirittura accarezzare e baciare.
Il dottor Mauriac nell'opera "Dictionnaire de médecine et de chirurgie
pratique" del 1877, così parla della cinepimastia: "Esiste tra i seni
e gli organi della generazione una connessione talmente profonda che
l'erezione dei primi è generalmente seguita dall'orgasmo dei secondi.
Tutte le donne conoscono il grado di eccitazione dei loro seni e
soprattutto l'effetto del tatto, del contatto delle mani, della lingua
e delle labbra, delle carezze sui capezzoli (che praticano anche da
sole). Questo terzo focolaio di innervazione sessuale, infinitamente
meno attivo degli altri due, possiede o acquisisce in casi rari e
eccezionali una tale facoltà di eretismo voluttuoso che la
manipolazione singola o bilaterale può provocare le sensazioni
dell'orgasmo genitale in tutta la loro pienezza e intensità. Questo
fenomeno è raro, ma possibilissimo".
Questo tipo di carezza apprezzata particolarmente dal Delfino, figlio
di Luigi XIV, era indubbiamente assai diffuso nel sedicesimo e
diciassettesimo secolo, dal momento che i "Manuali per la confessione"
lo includevano nella lista di tutte le "abominazioni concepite fuori
del luogo naturale".
Il reverendo Debreyne nella sua "Moechialogia" proclama che "il solo
contatto dei seni di una donna deve essere considerato peccato mortale
se avviene direttamente e con compiacimento prolungato".
Ciò si poneva nel solco dell'insegnamento del celebre teologo
Charles-René Billuart di cui, sempre sull'argomento dei seni delle
donne, lo stesso reverendo Debreyne riassume il pensiero: "Le donne
che si scoprono il petto in modo da rivelare la fessura tra i due seni
non si possono assolutamente perdonare, giacché ciò non ha nulla a che
fare con la bellezza, ma piuttosto con la lussuria".
Altri divulgatori del pensiero teologico e morale hanno dichiarato che è "peccato mortale guardare con compiacenza i seni nudi di una bella donna".
Ciò implica che "nulla quaestio" se si guarda il seno di una donna brutta.
A parte l'umorismo, c'è poco da ridere di fronte alla ferocia di tali dettami morali. La donna doveva essere consapevole della colpa dello "scoprirsi il seno e lasciarlo vedere, provocando stimoli lubrichi".
Condotta abominiosa per gli sposi era "abbandonarsi a pratiche tali per cui la donna accoglie nel seno il membro virile".
Dal versante erotologico la cinepimastia è stata considerata con uno spirito alquanto diverso rispetto a quello dei moralisti.
Noto come "Meursius" o "Aloysia", un bel classico dell'erotismo descrive a lungo la pratica e la definisce "abitudine voluta dall'amore". Più oltre si afferma che "l'interstizio tra i seni ha servito di strada a Venere".
Un tariffario della fine del settecento ("Le tarif des prètresses de Vénus") specifica: "Mademoiselle Aimée, con le sue quattro ragazze di bottega, è specializzata negli amori mammari, 12 libbre".
A metà dell'ottocento Théophile Gautier nel suo libro "La Présidente", descrive l'operazione fatta da un suo personaggio tra due enormi seni romani.
Alfred Kinsey con il suo primo rapporto rilevò la buona diffusione delle carezze mammarie nell'ambito delle nazioni di cui aveva acquisito dati, non solo quindi gli Stati Uniti, ma anche la Germania, L'Italia, l'India.
Egli osservò che "forse la metà delle donne ha i seni, e in particolar modo i capezzoli, dotati di sensibilità erotica".
Constatava altresì che l'87 per cento delle donne che non praticavano il coito preconiugale, accettavano sollecitazioni bucco-labiali del seno, mentre la percentuale sale al 97 per cento tra quelle che praticavano il coito preconiugale. Purtroppo mancava nel questionario di Kinsey una domanda diretta sulla cinepimastia, altrimenti si sarebbe constatato che non ci si limitava ai baci al seno.
Il grande rilievo che il cinema ha dato al seno nudo della donna, ha favorito la diffusione del coito intermammario in tutti i paesi dell'occidente, sia in quelli in cui i mezzi contraccettivi erano poco diffusi (Italia, Spagna, America Latina), sia quelli con una buona diffusione dei mezzi contraccettivi (Scandinavia, Germania, Austria, Inghilterra, Stati Uniti).
Se prendiamo in considerazione il dato delle richieste fatte alle prostitute, abbiamo la conferma finale della grande diffusione della pratica.
Charles d'Orléans, poeta del quindicesimo secolo, dedica un verso delicato a questo argomento. "Nel mio seno lo metto dolcemente / per farne quello che vorrete".
Con il termine di "telotismo" indichiamo la contrazione del muscolo areolare delle mammelle, che determina un corrugamento dell'areola e l'indurimento e la sporgenza del capezzolo. Il fenomeno si verifica su sollecitazione esterna, come il freddo, le carezze, la suzione.
Con l'orgasmo l'intumescenza di questa regione diviene massima e caratterizzante. In caso di prolungata eccitazione mammaria la sensazione voluttuosa potrebbe divenire dolorosa.
Tale erogenità del seno fa sì che anche la donna vi faccia autonomamente ricorso con carezze, spesso nel contesto della masturbazione.
Essendo spesso le mammelle accessibli alla bocca della donna, accade che essa si abitui a succhiarsi da sola, ricavandone sensazioni voluttuose tali da poterla portare all'orgasmo.

Il cunnilinctus e la fellatio hanno subito in passato pesanti ostracismi da parte del potere moralistico, e solo recentemente hanno acquisito piena cittadinanza nella normalità sessuale.
La sollecitazione bucco-genitale è ad alto contenuto erotico, sia nel senso di sostenere le stimolazioni che conducono all'orgasmo, sia nel potenziare i meccanismi del desiderio.
A causa della svalutazione ideologica della donna, il cunnilinctus poteva assumere per l'uomo un aspetto di umiliazione tanto più accettata con entusiasmo tanto più sospettata di declivio di perversione feticistica.
Tale sospetto oggi non è più legittimo, a patto che la pratica non assuma il carattere dell'eccessiva preminenza.
Bisogna precisare che nel caso del rapporto tra lesbiche quella preminenza può avere piena giustificazione.
Dobbiamo ulteriormente precisare che non costituisce problema l'estensione, nel senso dell'anilinctus.
Sia nelle coppie omosessuali, che in quelle eterosessuali quest'ultima pratica (fatta salva una scrupolosa igiene) ha il carattere della normalità.
La perversione esiste solo nel caso si vagheggi troppo complicazioni coprofagiche e sadomasochiste.
Nella rappresentazione cristiana l'anilinctus (come del resto il cunnilinctus) veniva direttamente definita come procedura satanica, in cui il Principe delle Tenebre esigeva dai suoi adepti (streghe e stregoni) tali omaggi nel corso del sabba.
Il primo significato del cunnilinctus va ricercato nella sua grande naturalità, che lo rende universale in tutti i mammiferi.
La presa di possesso del corpo femminile avviene proprio con questo gesto, che annienta ogni spazio per esplorazioni ulteriori.
Risponde a tre fondamentali esigenze: l'eccitazione del desiderio maschile, l'approfondimento delle sensazioni femminili, l'aumento della lubrificazione locale.
L'osmosi di odori e sapori sono fondamentali per i processi cerebrali dell'attaccamento, su cui si fondano i legami stabili.
Così, al pari della marcatura territoriale da parte di certi animali, il cunnilinctus esprime il bisogno inconscio di marcare un possesso. In questo modo la donna attraverso il bacio sulla bocca è in grado di riconoscere il "self" ed eventualmente (purtroppo) anche il "not self", che rende pazze di gelosia.
Per il maschio, la presa di possesso attraverso l'odore e il sapore intimo
della donna, ripete il meccanismo dell'attaccamento nei confronti della madre attraverso il "sapore" del seno.
La crescita della donna che riceve l'"omaggio" di quest'atto, con la capacità di offrire il proprio corpo a quel fiducioso abbandono, potrebbe risultare notevole in senso affettivo ed erotico.
Sfidando il più tenace tabù dell'Occidente, quello che vuole occultare ed obliterare il sesso femminile, la donna afferma la propria completa statura di "persona".
Nello stesso tempo essa si appropria interamente della promessa fatta di essere fedele.
La donna avendo acquisito la personalità per "sostenere" senza infingimenti la propria sessualità, riesce a provare davvero un'intensa voluttà, che unita a quella del compagno, tempra la forza dell'intesa.
Quanto all'uomo, poco importa se in lui prevalga il desiderio di dominanza o la generosità di far godere la partner, egli in ogni caso si qualifica con una accresciuta maturità erogena, che alla lunga ripaga se stesso e la coppia.
E' inutile sottolineare che la mentalità positiva del godimento erotico non può appartenere a quelle culture dissociate e sessuofobiche, che vogliono punire la donna, non farla godere. Le popolazioni che ancora oggi praticano l'infibulazione e l'escissione del clitoride, e anche il mondo musulmano in genere, considerano con disgusto la pratica del cunnilinctus, al pari di tutto il nostro "passato"(?) cristiano.
L'uomo capace di affondare il viso nell'intimità femminile è tutt'oggi accreditato di un certo coraggio, per i motivi poc'anzi ricordati, ma egli segue in realtà un istinto profondo, in cui i sapori e gli odori dell'intimità rinviano all'afrore inebriante del mare in cui siamo nati.
La forza emotiva di questa carezza supera in intensità quella del coito, poiché realizza un più felice ritorno al momento del primo contatto con il mondo.
Il contenuto magico di accostare le labbra alla conchiglia vulvare dispensatrice del profumo del mare è stato spesso evocato dai poeti ("Noi ci ameremo sulle tue labbra", ha scritto Mallarmé).

La fellatio è una pratica sessuale secondaria molto diffusa, che consiste in carezze oralmente profuse al membro virile.
La sessuofobia a vario titolo vi ha proiettato delle riserve, qualche volta raccolte dalla stessa psicoanalisi, ma è fuor di dubbio che la pratica soddisfa il maschio e anche (non infrequentemente) la donna, che vi accondiscende di buon grado.
La traguardatura sado-masochista, sebbene utile per spiegarne le dinamiche, non deve indurre a pensare che la pratica contenga dei "coté" perversi.
Le varianti dell'atto sono numerose e le collocazioni nel contesto del rapporto sessuale altrettanto, ma la costante rimane la sollecitazione con la lingua e con le labbra.
Un contenuto di umiliazione per la donna può sussistere unicamente in un contesto di costrizione sadica. Non a caso Sade, nelle sue narrazioni, vi fa spesso riferimento.
I problemi, come per qualsiasi cosa sessuale, vi possono essere solo quando manca la variabilità e si verifica così un'ossessiva fissazione.
La cultura (questa sì perversa) delle "demi-vierge", ne ha fatto l'approccio che consente di restare "virgo intacta".
Esiste evidentemente una fellatio tra uomini (omosessuali, transessuali) che ovviamente ha un'enorme diffusione.
Sono state descritte pratiche in contesti di zoofilia, che in questa sede non ci interessa ricordare.
La fellatio è spesso contenuta nei sogni e nella fantasmazione erotica, sia degli uomini che delle donne.
La storia dell'arte e l'archeologia ci riportano infiniti esempi di atti di fellatio. Pitture egizie, cretesi, etrusche, greche, romane, indiane, peruviane ne danno copiose testimonianze.
Numerosi anche gli esempi letterari e paraletterari.
A mano a mano che si procede verso la modernità e i nostri giorni, la pratica cessa di essere considerata una perversione e gli si attribuisce vieppiù piena legittimità nelle relazioni sessuali.
"Se, anziché accanirsi nel nascondere le vergogne, le si svelasse, penso che tutto andrebbe assai meglio", auspicava Octave Mirbeau.
Catulle Mendès, nel suo romanzo "La première Maitresse" del 1887 racconta di un giovane che sedotto da una ragazza, conosce primariamente la fellatio. Egli successivamente, nonostante tutti gli sforzi di volontà, non riesce mai più a prescindere da quella forma di erotismo. Egli così diviene dipendente e "schiavo sessuale della donna", che lo induce a commettere un delitto.
Successivamente sposa un'altra ragazza, sperando di spezzare il legame perverso con la prima donna, ma presto forze oscure lo riportano all'amante.
Al di là della drammatizzazione di Mendès, tipica della sua epoca tardo-romantica che parla di quei rapporti orali in termini che oggi ci appaiono ridicoli, si avverte palese l'angoscia della trasgressione.
La donna "aveva tutto il male possibile nel bacio", e si parla anche di "violenza avida, frenetica, silenziosamente divoratrice di un lungo bacio infame".
Nel 1960 viene pubblicato un romanzo, "La confession anonyme", in cui si parla in termini alquanto diversi della fellatio. La voce narrante è di una donna, che descrive la fellatio come il culmine e l'emblema della propria schiavitù. In questo senso vi sono analogie in quanto narrato in "Histoire d'O".
La differenza è che qui la protagonista accetta liberamente quella "schiavitù". Riportiamo qualche passo del romanzo.
"La più umile delle carezze, la più bella anche, quando non è la più ignobile, quella in cui si annullano misticamente i contrari, quella in cui la vergogna si conclude e, con il capovolgimento proprio delle cose sacre, si trasforma improvvisamente in suprema venerazione... Non avevo desiderato Livio neppure un istante, neppure un istante avevo voluto il piacere... ma quando il piacere di Livio mi ebbe tutta pervasa, sollevandomi sulla cresta delle sue onde, mentre bevevo la sacra linfa e me la sentivo scorrere nella gola come fosse quella della terra, tutto quel che si mosse dentro di me fu il mio cuore. Ero rimasta incredibilmente casta".

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