Afrodite

Afrodite o Venere è la dea dell’amore. Nell’”Iliade” si narra che sia nata da Zeus e da Dione. Nella “Teogonia” di Esiodo si narra invece che Afrodite nacque dalla spuma del mare, in una serena giornata di primavera. In seguito venne portata nell’isola di Citera, da dove su una conchiglia fu trasportata a Pafo nell’isola di Cipro. Il nome di Afrodite giustifica questa versione, infatti “afròs” significa spuma.
Anche l’appellativo di “Anadiomene” rinforza la versione poiché significa “emersa dall’acqua”.
Come ci suggeriscono tanti dipinti, altra caratteristica della dea è quella di essere la messaggera della primavera: le onde s’illuminano di più viva luce, le gemme proliferano, l’erba assume uno splendente smeraldo e nel cuore degli animali e degli umani serpeggia una nuova forza vivificatrice.
La primavera ha un ruolo cruciale per comprendere le origini del mondo. Dal Caos primigenio le nascenti forme di vita trovano la loro sede naturale nel mare. Così dalla felice unione tra la primavera e il mare nasce Afrodite. Questa dea assume anche il ruolo di “grande madre” di tutte le creature. Ma quando alla società matriarcale subentrò quella patriarcale, propria dei popoli indoeuropei che invasero l’Occidente, anche Afrodite subì un ridimensionamento e fu sottoposta a un’autorità maritale: le si attribuì come marito Efesto, dio del fuoco, e anche Ares, dio della guerra.
Efesto ci è stato presentato dalla tradizione come molto geloso e sospettoso della fedeltà della dea. Si narra che questo dio costruì attorno al talamo nuziale una rete di rame. Poi finse di partire per Lemno e quando Afrodite accolse presso di sé Ares, rimasero entrambi intrappolati nella rete.
Noncurante della fedeltà del talamo, Afrodite si lasciò andare a diverse avventure: generò, oltreché da Efesto e da Ares, Ermafrodito da Ermes, Rodo ed Erofilo da Posidone, Priapo da Dioniso.
Questo spiega il perché la dea avesse oltre agli attributi della potenza vivificatrice della natura anche la prerogativa dell’amore dei sensi.
Anche le commistioni con i mortali furono frequenti, sia per attrazione diretta sia per secondi fini. Si innamorò perdutamente di Anchise, a cui si presentò sotto mentite spoglie mortali, e fu così che generò Enea. Tramite la corruzione di Paride, a cui promise di concedere Elena la donna più bella del mondo, ottenne la vittoria nella contesa di bellezza contro Era e Atena. Intrigò per indurre Teti, dea del mare, ad innamorarsi di Peleo e a generare dunque Achille. Punì Narciso che aveva disdegnato l’amore della ninfa Eco. Trasse piacere dalle vendetta su Ippolito reo di non aver accolto le sue profferte amorose: intrigò perché la madre Fedra cominciasse a nutrire nei confronti del figlio un’attrazione colpevole. Ma la più odiosa vendetta la dea la perpetrò su Smirna: per una innocente vanteria della madre fece sì che il padre ubriaco abusasse della figlia. Movimentata e complessa fu anche la vicenda che la vide fortemente attratta da Adone. Questi rimase per un periodo di tempo presso Persefone, nel regno dei morti. Tale particolare sottolinea il legame di Afrodite al ciclo vitale completo degli esseri terrestri.
Il culto della dea era diffuso non solo presso le popolazioni greche, ma anche nell’area mediterranea. Santuari a lei dedicati erano presenti in tutte le più importanti città. In Occidente il più famoso santuario fu ad Erice, in Sicilia, e da questo derivò l’ulteriore attributo per la dea, di Ericina.
A questo punto è bene ricordare che Afrodite, tra i tanti, ebbe un analogo nella dea Ishtar degli Assiri-Babilonesi. Anche Ishtar è dea dell’amore, sia sacro che sensuale. Ishtar scende negli Inferi per strappare alle forze della morte il suo amato Tamuz. Le prova tutte finché la dea dei morti, sua sorella, dà ordine di farla entrare. Ma la condizione è che tutti gli ornamenti con i quali si presentava sulla terra, le vengano tolti. Ishtar viene privata della corona che porta sul capo, poi degli orecchini, della collana di perle e dello splendente pettorale d’oro e di pietre preziose. Infine le viene tolta la cintura che costituisce il simbolo del perpetuarsi della vita. Per ultimo si libera degli anelli e dell’abito.
Questo è un grande messaggio, eternamente valido: nel mondo degli Inferi si accede soltanto se nudi e senza armi di difesa e di offesa. E anche senza armi di seduzione.
Di fronte alla morte, l’amore purtroppo deve necessariamente fare un passo indietro.

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