Krishna

Krishna è, nella religione induista, il nome di una emanazione del dio Visnu o, più propriamente, l’Essere supremo stesso.
E’ stato il protagonista di tante opere scritte in sanscrito. Ne è un importante esempio “Gitagovinda” (“Libro del pastore”) del dodicesimo secolo d. C. scritto da un poeta di corte dell’ultimo re indiano del Bengala.
Il tema del “Gitagovinda” deriva dal mito raccontato nel “Bhagavata Purana” dell’800 d. C. Questa è la narrazione di una conversazione durata sette giorni. Il decimo canto descrive l’infanzia di Krishna, cresciuto da alcuni pastori a Vrindavan, nei pressi del fiume Yamuna. Il giovane Krishna conosce diversi piaceri e passatempi. Sono interessanti i giochi amorosi con Radha e le altre pastorelle, il cui unico desiderio è compiacerlo.
Una sera, dopo aver attratto le pastorelle fuori delle loro case con il suono del flauto, Krishna si moltiplica per danzare con ognuna di loro. Le pastorelle sono rappresentate come un modello di perfetta “bhakti”, ossia devozione e amore verso Dio.
Il “Gitagovinda” espone, insieme con molte altre vicende contemporanee, gli amori del dio Krishna, “avatara” ossia incarnazione di Visnu, dio solare di origine ariana. Dunque Visnu, con un modello identico alla nostra religione, si incarna nel pastore Krishna, manifestando così l’amore del creatore per la sua creazione e anche l’anelito dello Spirito di animare la Materia e di unirsi a essa.
La seduzione che il flauto di Govinda esercita sulle pastorelle corrisponde all’attrazione che suscita nella materia inerte la spirito divino, con il fascino sovrano del suo Verbo.
L’amplesso di Govinda significa la penetrazione della materia da parte della Forza divina, e il fatto che la pastorella Radha si distacchi dal gruppo delle sue compagne esprime l’idea che la Materia fecondata risponde all’appello divino.
Allora assistiamo a un susseguirsi concatenato di fatti, all’inseguimento delirante della Materia da parte dello Spirito. Si dipanano tutta la follia del processo amoroso, tutti gli ostacoli eretti tra la concezione della Verità e la pienezza della sua realizzazione.
Krishna si può definire un Orfeo indiano. Grazie al dono dell’ubiquità di cui è dotato, soddisfa mille amanti, le “Gopi”, ossia le pastorelle.
Le Gopi di Vrindavan sono 108 in totale. Sono generalmente suddivise in tre gruppi: gli amici Gopi della stessa età di Krishna, le schiave e i messaggeri Gopi. Il primo gruppo è il più potente traendo il suo potere dall’amicizia diretta di Krishna. Il secondo gruppo è costituito dalle ancelle, che assumono più importanza dei membri del terzo gruppo, i messaggeri.
Il culto di Krishna-pastore, o Govinda, attraversa le varie opere letterarie dell’undicesimo, dodicesimo e sedicesimo secolo, e corrisponde a una religione di dolcezza e di amore, che indica il cammino verso l’unione mistica e l’abbandono totale dell’anima a Dio.

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