Gustave Courbet

Gustave Courbet (1819-1877) fu un pittore francese, tra i più grandi del secolo XIX. Fu un gran rinnovatore dal punto di vista pittorico del suo tempo e capofila della scuola realista.
La critica del suo tempo non lo comprese e lo osteggiò a lungo.
Courbet nacque in una ricca famiglia di agricoltori che abitavano vicino al confine svizzero. La famiglia appoggiò la sua precoce decisione di dedicarsi all’arte, garantendogli un sostegno economico.
Studiò inizialmente a Besançon per poi trasferirsi a Parigi nel 1839. Non si stabilì mai definitivamente nella capitale essendo molto forte il richiamo della sua terra d’origine, in cui si recava spesso. Respinse l’insegnamento accademico della Ecole des Beaux-Arts parigina, e preferì le lezioni nelle scuole indipendenti.
Fin dall’inizio della sua attività sviluppò uno stile originale, che rifletteva in pieno la realtà della vita quotidiana nelle campagne. Fu questo uno dei motivi per cui l’”establishment” non lo guardava con simpatia, anche se un suo autoritratto “Courbet con cane nero” del 1844 viene ammesso al Salon di Parigi, quando il pittore aveva appena venticinque anni.
Il successo gli arride nel 1851 sempre al Salon, dove presenta “Gli spaccapietre” e “Funerale a Ornans”. Questi due lavori riflettono tutta la rudezza della vita contadina, al di là di ogni idealizzazione. Per la prima volta la forza e la solennità della “grande storia” viene trasfusa nella realtà degli umili. Fu un punto di non ritorno per tutta l’arte moderna.
La produzione artistica di Coubet fu molto varia. Comprese nudi sensuali, dipinti allegorici e paesaggi che richiamavano la sua infanzia. Queste opere, nella loro perfetta riproduzione della natura, in qualche modo anticipavano l’impressionismo.
Nei primi anni Settanta Courbet fu nominato presidente della Federazione degli Artisti, un’istituzione che si batteva per divulgare l’arte e liberarla dalla censura.
Courbet fu molto attivo politicamente e per questo pagò molto di persona. La sua partecipazione alla Comune di Parigi gli costò prima il carcere e poi la rovina economica. Dopo essere fuggito in Svizzera per evitare ulteriori sanzioni, finì i suoi giorni in rovina, in una vecchia locanda che aveva acquistato a La Tour-de-Peilz.
Gustave Courbet fu un uomo dotato di forte personalità, ed orgoglioso di essere quello che era. Due dipinti tra i tanti illustrano quest’aspetto. “Buongiorno, signor Courbet” del 1854 ritrae se stesso orgogliosamente atteggiato, mentre riceve il saluto del suo mecenate accompagnato dal servitore. A Courbet piaceva sottolineare la propria mancanza di ossequio nei confronti dei ricchi e dei potenti. Era refrattario a ogni autorità, dalla Chiesa al governo.
Nell’autoritratto “L’atelier del pittore” del 1854, Courbet volta le spalle all’establishment artistico rappresentato dalla modella nuda, e si pone al centro della composizione come fosse il re di tutto quello che lo circonda.
Quest’ultimo quadro è un documento della particolare forza creativa dell’artista. Egli divide la società tra gli appassionati d’arte, i suoi amici e sostenitori, rappresentati a destra, e gli indifferenti, rappresentati a sinistra. L’artista si raffigura al centro nell’atto di dipingere un quadro. Il bambino e la modella nuda che lo stanno osservando. Sono per lui i simboli di una concezione spontanea e sensuale dell’arte, e perciò stesso sono gli osservatori naturali della creazione dell’artista.
Tra i tanti quadri che esprimono la forza e l’armonia dell’erotismo, voglio qui ricordare “Il sonno” del 1866. Si tratta di un’autentica poesia rivoluzionaria. Il tema è l’amore lesbico, argomento all’epoca bollato come “infame” ed assolutamente tabù.
In quest’opera piena di fascino, Courbet rompe consapevolmente i limiti del proibito, esattamente come farà per “L’origine del mondo”. L’artista introduce quel tema di tale scabrosità, nell’empireo della cosiddetta pittura “alta”. I due nudi esprimono una grande sensualità, ma non sono affatto volgari, al contrario esprimono una grande spontaneità e naturalezza.

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