Luigi Tansillo

Luigi Tansillo (1510-1568) fu un poeta italiano. Fu precoce negli studi e nella produzione letteraria. Fu cortigiano presso varie famiglie della nobiltà napoletana, per poi diventare guardia personale del viceré di Napoli Pietro di Toledo, e per vari anni si trovò coinvolto in imprese belliche.
“Il vendemmiatore”, di cui riporto due strofe, è un poemetto di fresca sensualità.
Luigi Tansillo è considerato il padre della letteratura pastorale. Due suoi sonetti piacquero molto a Giordano Bruno, che li riportò con qualche variante nei suoi dialoghi “De l’infinito universo” e “De gli eroici furori”.
“Il vendemmiatore” è un poemetto in ottave in cui l’autore, riferendosi all’antica tradizione dei vendemmiatori che rispondevano con canzoni scurrili alle osservazioni ironiche dei passanti, esalta la libertà degli amori sensuali, accostandoli a motivi ormai risaputi della poesia umanistica. Per l’oscenità allegra di molte sue parti e l’esasperazione letteraria di motivi paganeggianti, il poemetto fu messo all’Indice nel 1559.
Rigido, acuto, grosso, duro e tondo
è, donne, il pal ch’io pianto ne la terra,
e di tanta lunghezza e di tal pondo,
quanto par si richieda a simil guerra:
fin che la punta sua non preme il fondo,
mai non s’arresta di passar sotterra;
e mentre in giù e in su cade e risorge,
ove più fere, più dolcezza porge.
Tanto talvolta nel cavar m’accendo,
che trasformarmi in tal pal tutto vorrei;
e tal piacer ne la fatica prendo
ch’altro riposo mai non chiederei:
né vinto dal sudor, stanco mi rendo
per aver fatte cinque cave, o sei,
anzi, s’avvien che buon terren ritrove,
a sette passo, e non m’arresto a nove.

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