Vitaliano Brancati

Vitaliano Brancati (1907-1954) fu uno scrittore italiano. Siciliano di famiglia medio borghese crebbe in varie città siciliane, finché la famiglia non si stabilì a Catania.
Nella prima parte della sua giovinezza vive in sintonia culturale col fascismo, ma la sua produzione letteraria di questo periodo lo lascerà insoddisfatto finché ripudierà tutti i suoi scritti.
Nel 1934 comincia a scrivere “Gli anni perduti”, quello che resterà il suo primo vero romanzo. Prende le distanze dal regime e conosce i migliori esponenti della cultura democratica italiana.
Continua intanto, dopo aver lasciato Roma, la sua carriera d’insegnante di letteratura italiana nelle scuole superiori. Intanto letture nuove, Joyce, Proust, Gide, Eliot, Mann lo aiutano a staccarsi dal dannunzianesimo professato in gioventù.
Nel 1940 Brancati scrive il suo secondo romanzo, “Don Giovanni in Sicilia”, che alla pubblicazione riscuote subito un grande successo. Intanto, nel 1941, al teatro dell’università di Roma, città in cui si è di nuovo stabilito, conosce una giovane attrice, Anna Proclemer, e se ne innamora subito.
Successivamente le indirizzerà splendide lettere d’amore. Anna Proclemer raggiungerà lo scrittore a Catania nel 1945 e l’anno dopo si sposeranno a Roma.
Nel 1947 Brancati, che fu anche un ottimo sceneggiatore, scrive il soggetto per il film “Anni difficili” diretto da Luigi Zampa.
Nel 1949 pubblica il romanzo “Il bell’Antonio”, che l’anno successivo vincerà il premio Bagutta. Nel 1952, la censura del nuovo regime, al pari di quella del vecchio, gli blocca la commedia “La governante”, che rappresenta un caso di omosessualità femminile.
Nel 1954 Brancati sta male ed è (forse come sempre) infelice. In settembre entra in clinica per subire quello che sembra un banale intervento chirurgico: lo svuotamento di una ciste dermoide che si portava nel petto fin dalla nascita. Ad operarlo in una clinica di Torino sarà il celebre professor Achille Dogliotti.
Intanto continua a lavorare febbrilmente al suo romanzo “Paolo il caldo”. Quando gli comunicano che l’operazione è fissata per il giorno dopo, raccoglie le cartelle del romanzo incompiuto e annota in calce che potrà essere pubblicato ugualmente. Passa le ultime ore serene andando al cinema con Anna Proclemer.
Morirà di una emorragia interna, susseguente al “banale” intervento. Pare che fu tutta colpa di un’incredibile ingenuità del luminare professor Dogliotti.
“Don Giovanni in Sicilia” narra le avventure e i sogni del protagonista Giovanni Percolla, all’inseguimento delle conquiste amorose nel quadro della tipica dimensione della provincia siciliana. Si tratta di una narrazione ironica e divertente delle velleità maschiliste, dei vagheggiamenti erotici e delle megalomanie che vanno sotto il nome di gallismo. L’autore in questo romanzo si rivela un osservatore attento degli atteggiamenti degli uomini in un preciso contesto storico.
“Il bell’Antonio” riprende i motivi del “Don Giovanni in Sicilia” descrivendo in un contesto corale, il dramma del sabotaggio “erettile” in un maschio affetto da “gallismo” dalla testa ai piedi.
“Paolo il caldo” venne pubblicato postumo nel 1955. Nonostante il romanzo ci sia pervenuto non concluso, ha in sé una compiuta forza narrativa. La sensualità di Paolo Castorini ha un andamento ossessivo e tragico. E’ ambientato a Catania durante gli anni della seconda guerra mondiale, ed è basato sulla tematica abituale della passione sessuale e della lussuria, che a volte diviene tirannica dipendenza.

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