Silvia Da Pont, una vittima di un represso sessuale.

Silvia Da Pont era una ragazza figlia di una povera famiglia di contadini che lavorava come domestica presso una famiglia di Busto Arsizio. La casa è una villetta in cui al primo piano abitava la famiglia Nimmo, datrice di lavoro della giovane, e al piano superiore vi era l’appartamento laboratorio di Carlo Candiani, settant’anni, agiato commerciante imparentato con famiglie della buona società bustese.
Silvia Da Pont fu trovata cadavere nella cantina della villetta il 28 ottobre de1951. Era scomparsa senza lasciare alcuna traccia dalla mattina del 7 settembre. A rinvenire il cadavere era stata Adele Nimmo, moglie di un funzionario di una compagnia aerea americana. Il cadavere appariva intatto, con le vesti sollevate sullo stomaco, senza mostrare segni evidenti di violenza. Dall’autopsia sarebbe risultata l’illibatezza della Da Pont.
Per un lungo lasso di tempo si era cercato in ogni dove la ragazza, interrogando tutti quelli che la conoscevano, senza venire a capo di nulla.
Anche dopo il ritrovamento del cadavere la situazione non appariva chiara. L’ipotesi prevalente fu che la ragazza si fosse tolta la vita.
Fu un capitano dei carabinieri che interrogando Carlo Candiani, colse le prime contraddizioni e i primi atteggiamenti che destavano sospetti.
Messo sotto torchio in questura il Candiani fece molte ammissioni. In preda a fantasie sessuali sul conto della giovane aveva trovato il modo di attirarla nel suo “laboratorio” e l’aveva stordita con l’etere. Poi l’aveva trasportata in una camera della soffitta, mantenendola sempre priva di conoscenza per mezzo del cloroformio. Insomma, un giocattolo passivo nelle sue mani di represso sessuale.
Per un mese e mezzo Silvia Da Pont era stata una sorta di bambola gonfiabile su cui l’anziano vedovo si esercitava. Veniva alimentata, per così dire, solo con qualche cucchiaino di vino e di latte.
Naturalmente la ragazza, allo stremo delle forze, alla fine era morta d’inedia.
Il Candiani, a quel punto, l’aveva trasportata in cantina.
Come è naturale, l’anziano vedovo non era Barbablù né il marchese di Sade: era solo un povero vedovo represso sessuale e timorato di Dio.
La stampa si interessò molto a questo caso, e quando un anno e mezzo dopo si aprì il processo, l’attesa era febbrile e una folla straripante era contenuta a fatica nell’aula grande del Palazzo di Giustizia di Milano.
Naturalmente la linea difensiva dell’imputato prevedeva la puntuale ritrattazione di tutto quello che aveva incautamente confessato.
Essendo un uomo facoltoso, il Candiani si procurò tutte le perizie di parte che tendevano a dimostrare che Silvia Da Pont, essendo pazza, aveva volontariamente scelto di andarsene a morire di fame nella carbonaia della villetta. Anche il cappellano del carcere (la parola buona del cappellano non manca mai!), che già aveva avuto modo di portare l’estremo conforto religioso alle due mogli di Candiani, assicurò che in uno sfogo sincero l’uomo aveva proclamato la propria innocenza.
La difesa ce la mise tutta per far passare il proprio teorema, ma l’accusa aveva dalla sua il combaciare di troppi tasselli. L’imputato aveva anche un altro elemento contro: l’ostilità del pubblico, che si era convinto che il movente di ratto a fine di libidine non faceva una piega.
Come spesso accade per le donne vittime di violenza omicida, si tentò di uccidere Silvia una seconda volta dal punto di vista morale. Ma insomma, dato il quadro accusatorio pesante per l’imputato, alla fine si giunse a un giudizio di condanna. Il 30 aprile 1953 Carlo Candiani fu condannato a venticinque anni di reclusione per ratto con l’aggravante del fine di libidine, omicidio volontario ed occultamento di cadavere.
In appello e in cassazione la pena fu come è naturale ridotta a meno di dieci anni.
Purtroppo il condannato non fece in tempo a riassaporare la libertà, essendo morto in carcere dopo sei anni di detenzione.

RICHESTA INFORMAZIONI: Silvia Da Pont, una vittima di un represso sessuale.


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.