LA RAGAZZA FACILE

Era una di quelle estati torride che fanno temere la liquefazione. Una coppia sta discutendo animatamente sotto l’ombrellone in una spiaggia poco frequentata, esausta dal caldo sebbene siano le sei del pomeriggio. Il tono delle loro voci non è alto ma le parole che fluiscono sono pesanti come macigni. La coppia, con tutta evidenza, è agli ultimi fuochi del loro amore: si stanno lasciando.
Lei si chiama Franca. E’ un’insegnante d’inglese alla scuole superiori ed ha sui trentacinque anni. Lui, di qualche anno più anziano, si chiama Sandro ed è un piccolo imprenditore edile. La loro storia dura da un paio d’anni ed ha avuto una bella fase iniziale di infuocata passione. Poi è successo qualcosa di imprecisato che ha scatenato un crescendo di confusione.
Lei all’inizio era molto contenta delle prestazioni sessuali di lui: belle erezioni durature che la portavano invariabilmente ad orgasmi appaganti. Forse Franca ha commesso l’ingenuità di lodarlo troppo per quelle performance. Forse Sandro si è montato la testa pensando di avere carburante per soddisfare contemporaneamente anche un’altra donna, forse perfino due. E siccome non gli mancava la faccia tosta per attaccare bottone con donne carine, probabilmente si era imbarcato su una scivolosa complessità, che avrebbe fatto bene ad evitare.
Franca non aveva tardato ad accorgersi di qualcosa di poco chiaro e predisponendo pazienti pedinamenti aveva avuto la visione rivelatrice di lui che seduto al tavolo di un bar sbaciucchiava un’altra donna. Gli aveva fatto (a quattr’occhi) una terribile scenata, ma non si sentì placata finché non chiamò un suo ex fidanzato e ci passò le prime ore della notte.
Una notte Franca sognò di essere accusata di adulterio. Il marito rivestiva la considerevole carica di boia del re. Era più cattivo di Ezzelino da Romano. Con implacabile determinazione ordinò che venisse rinchiusa in un ala di un castello semi-diroccato. Sarebbe morta certamente di fame o di sete, o anche di crepacuore, se non fosse riuscita a sedurre un secondino che di tanto in tanto veniva a controllarla da uno spioncino. Con grande intuito offrì allo sguardo della guardia lo spettacolo del proprio corpo nudo. Come aveva supposto, il secondino non seppe resistere alla scena conturbante di un autoerotismo femminile. Irruppe nella cella con la lingua penzoloni e da quel giorno a Franca non mancò praticamente più nulla.
All’inizio della relazione con Sandro, Franca immaginò con angoscia la disastrosa situazione che la morte improvvisa di lui avrebbe provocato. Per lei non ci sarebbe stata altra possibilità che il suicidio o l’affogare il proprio insostenibile lutto nell’alcol. Ora rideva di quelle vecchie fantasticherie. Non era morto in realtà, ma era come se lo fosse; e sapeva molto bene che cosa fare: trovarsi un altro uomo con la rapidità della luce. Invece di andare al bar ad ubriacarsi sarebbe andata al bar a redimere qualcuno in procinto di ubriacarsi. E l’avrebbe redento impugnando il vessillo universale del sesso libero.
Un pomeriggio Franca, rientrando a casa, vide un giovane ragazzo che sedeva sui gradini dell’ingresso.
“Ti aspettavo, – disse lui – sono due ore che ti aspetto”.
“Chi sei?”
“Non importa chi sono; quello che conta è che ti amo”.
“Addirittura, mi ami…”
“Lo ripeto. Ti amo”.
Quel ragazzo era vittima di uno sbaglio di persona. Credeva che Franca fosse una pornostar.
Quando le disse che non si era perso un solo video dei suoi splendidi ‘a-solo’, Franca sorrise ed era pronta a chiarire l’equivoco e dire risentita che lei non era il tipo di donna che faceva certe cose. Ma si fermò un attimo a riflettere e fulmineamente decise di stare nell’equivoco.
“Quale mio gesto – chiese – ti piaceva di più?”
“Come mettevi la mano… come muovevi le dita…”
Senza nemmeno troppa resistenza Franca finì per accontentare il ragazzo, che voleva vivere dal vivo quelle situazioni che lo avevano appassionato sullo schermo. Passarono una notte d’amore molto bella per entrambi.
Una volta, all’uscita dal cinema, Franca fu avvicinata da un uomo di mezz’età. Le disse brusco: “Per te farei qualunque cosa”. Era un avvocato che un anno prima aveva avuto una certa notorietà televisiva per aver difeso con scarso successo un lurido assassino della fidanzata.
“Che intendi – chiese Franca – quando dici qualunque cosa?”
“Qualunque cosa. Per esempio per te lascerei subito mia moglie”.
“Ma se nemmeno mi conosci”.
“Non importa. E’ come se ti conoscessi da sempre”.
Franca rifletté. Il fuoco di quella passione non la convinceva. Parlando del più e del meno l’avvocato aveva detto che da giovane aveva fatto il servizio militare nei bersaglieri.
La donna del bersagliere, dunque?
Sentì l’angustia della privazione dello spazio. Capì che non voleva, ancora una volta, sottrarsi all’attenzione di tanti per avere la disattenzione di uno solo.
Non del bersagliere. Sarebbe stata la donna dei bersaglieri.

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