PIU’ CHE UN TRIANGOLO UN POLIGONO

Luisa era cresciuta in un quartiere malfamato. Sua mamma, anche se non lo faceva abitualmente, ogni tanto si prostituiva per far quadrare il difficile bilancio familiare.
All’età di quindici anni Luisa fu affidata dalla madre a un signore sessantenne, Gaetano, un imprenditore non meglio specificato che si dilettava a fare fotografie.
Gaetano non chiedeva sesso a Luisa, ma solo di posare in foto ‘soft’, mai troppo esplicite. Nel corso della sua vita l’uomo era stato sempre impotente e la sua attrazione erotica verso le donne si concretizzava quasi unicamente attraverso il canale ‘fotografico’.
Quando veniva afferrato da una sorta di primordiale nostalgia per il coito normale, Gaetano si rivolgeva a Marco, un giovane ventenne molto ben messo fisicamente, che era risultato simpatico a Luisa fin dal primo approccio. Gaetano faceva il ‘contemplativo’ e ogni tanto scattava qualche foto.
Luisa, senza dirlo, considerava Marco una specie di fidanzato e in effetti il ‘feeling’ tra loro due era molto forte. Gaetano, con gli occhi spalancati, sorvegliava ogni piccolo movimento sospetto che potesse preludere a possibili fregature da parte loro.
Gaetano nella vita aveva fatto di tutto e di più. Era stato uno speculatore finanziario senza scrupoli che aveva guadagnato somme enormi favorendo giri idonei a ripulire i soldi sporchi della malavita organizzata. Il denaro era sempre stato per lui la croce e la delizia.
In una speculazione finanziaria arrischiata aveva perso centomila euro in un solo giorno. In quel momento il colpo poteva essere per lui anche mortale. Si rivolse a un ricco banchiere che conosceva da lunga data e gli chiese aiuto. Costui, che in precedenza aveva avuto modo di mettere gli occhi sulla sua ragazza, Luisa, gli promise di togliergli le castagne dal fuoco in cambio di qualche generosa carezza di lei.
Con giri di parole chiese a Luisa l’adesione a questo progetto. La risposta fu stupefacente e immediata: no.
“Se vuoi che faccia la puttana senza se e senza ma, dillo chiaramente”.
“Cerca di capire che lo faccio anche per te, per il tuo futuro”.
Per sovrapprezzo il giorno dopo Marco chiese di parlare a Gaetano e senza timori reverenziali gli disse che non poteva trattare Luisa in quel modo. Il risultato fu che l’indomani Marco fu pestato a sangue da due sconosciuti e dovette essere ricoverato in ospedale in serie condizioni.
Il consesso carnale col banchiere avvenne e dopo tutto non fu così terribile. Ci fu molta tenerezza da parte dell’uomo e tutto si svolse nell’alveo dell’ordinaria amministrazione.
Il banchiere per suo costume aveva molto tatto con le donne e sapeva da che verso prenderle. Fin da ragazzo era stato un grande sottaniere, ma aveva una buona cultura e una sensibilità musicale che gli conferivano un tratto di immediata amabilità. L’amore per la musica lo aveva portato a sposare una violinista, di ben dieci anni più grande di lui. L’amò teneramente e quando seppe che essa era condannata da un male incurabile, lasciò ogni altra cosa e si dedicò solo a lei. Con grande tenerezza la tenne per mano e l’accompagnò fino alla tomba.
Gaetano aveva fatto mille mestieri. Negli anni giovanile aveva aperto un negozio di abbigliamento femminile, che aveva la caratteristica di prezzi imbattibili. Perciò il negozio era sempre pieno di donne vocianti. Con le commesse Gaetano aveva un rapporto cordiale, anche se alcune si infastidivano per la particolare richiesta di quelle foto.
Un giorno il marito di una commessa ombrosa circa la propria sessualità, lo affrontò e chiese dei soldi minacciando altrimenti di querelarlo.
“Fa’ quello che ti pare, buzzurro di un pappa di marito”.
Il ‘pappa di marito’ lo querelò accusandolo di aver molestato sessualmente la moglie. Ma non avendo prove consistenti in mano perse la causa e da imbecille qual era si procurò un bel guaio finanziario con le sue stesse mani. La commessa era (sia detto ‘en passant’) piuttosto brutta e Gaetano la sostituì volentieri con una più giovane e carina.
Luisa, a mano a mano che cresceva, prendeva coscienza che ne aveva abbastanza degli uomini. Era insoddisfatta di tutti gli uomini che aveva incontrato. La sua posizione era peggiore di qualsivoglia posizione di donna sposata. Una donna sposata insoddisfatta, poteva sempre ricorrere a relazioni extraconiugali. Luisa non aveva altro che relazioni extraconiugali e non poteva godere del diversivo di un rapporto coniugale.
Dopo breve fidanzamento Luisa sposò il suo unico amore, con una cerimonia semplice e commovente. Nel giro di poco tempo diede al suo amato marito undici figli. Ma costui aveva un carattere un po’ lunatico e una notte fu molto contrariato da un rifiuto di lei.
“Domani ti vendo a uno zingaro”, disse con rabbia. Per fortuna la rabbia fu così forte che alle cinque del mattino egli ne morì, di morte fulminante ma spontanea. A quel punto lei avrebbe potuto legittimamente avere tutti gli amanti che voleva.
Luisa fin dalla nascita aveva avuto una vita miserabile. Quasi non aveva conosciuto il padre, se si eccettua un ricordo terribile in cui egli pretese che gli toccasse le parti intime. Solo quando lasciò la casa della sua infanzia, l’angoscia subì una certa attenuazione. Via via fece diversi mestieri, dall’operaia alla cameriera. Ogni tanto, come è nella logica delle cose, finiva nel giro della prostituzione. Sentiva congeniale in sé un forte spirito di intolleranza per la sottomissione. E a tal proposito più d’una volta aveva contribuito con le sue parole a dare una coscienza della loro dignità umana a molte colleghe.
Intanto per sfamare i figli si ammazzava di lavoro: il marito, con la buona scusa che era morto, non riportava a casa mezza lira e se ne stava ciondolante senza combinare un accidente dalla mattina alla sera.
I maschi a volte sono brutte bestie. Capì forse troppo tardi che la realtà è solo un dissennato coacervo di punti di vista. Venne l’imam per le benedizioni pasquali.
“Parliamo dell’islam?”
“Nemmeno per sogno. E poi che c’entra l’islam a questo punto della storia?”
Nel quartiere si aggirava un’inafferrabile spia nazista. Luisa nell’aprire la porta e nel constatare che era un imam ad aver suonato alla porta, aveva avuto l’abituale sentore di bruciato.
“Quanti secoli devono ancora passare perché l’umanità possa cominciare finalmente a vivere?”, disse a voce alta e con un tono decisamente aspro.

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