LA COPPIA APERTA

Suo padre girovagò a lungo per la stazione, poi si buttò sotto un treno.
L’infanzia di Ugo fu grama, ma questo bambino sembrava avere risorse inesauribili. Compì gli studi fino alla laurea con irrisoria facilità e siccome aveva fantasia da vendere divenne un creativo pubblicitario. Il suo maggior successo fu il lancio di un dado da brodo tutto giocato su allusioni sessuali focalizzate su certe parti del corpo femminile.
Incontrò la sua futura moglie in circostanze a dir poco burrascose. Elena, questo il suo nome, era una fervente integralista cattolica che si batteva come una furia, all’interno di un’associazione, contro il dilagare del sesso nel campo della pubblicità.
Erano le due del pomeriggio. Elena, con altri suoi sodali, aspettava Ugo all’uscita dal lavoro. Appena lo scorse, il gruppetto di scalmanati iniziò un fitto lancio di uova. Una di queste colpì il povero Ugo in piena fronte.
Sentendo montargli dentro una grande rabbia l’uomo si avvicinò minaccioso ai contestatori. Si rivolse proprio ad Elena: “Perché mi hai tirato l’uovo?”
“Perché dovete finirla con l’immoralità”.
“Di che immoralità parli?”
“Parlo dei suoi spot pubblicitari. Che cosa c’entra un dado da brodo con il sedere di una donna?”
“Perché non dovrebbe entrarci? Senza il buon cibo quel sedere non riuscirebbe ad essere tanto desiderabile”.
“Lei è solo un porco…”, tagliò corto Elena.
Ugo fu colpito dalla violenza di quella parola. Stava per replicare: “E tu sei una puttana repressa”, ma inibì la frase. “Perché non ne parliamo tranquillamente, - disse infine – senza insultarci?”.
Ugo ed Elena entrarono presto in sintonia, si fidanzarono, si sposarono. La cerimonia si svolse in una chiesetta della periferia. Dando fondo agli scarsi risparmi, gli sposi partirono in viaggio di nozze per Tahiti, la splendida isola del Pacifico.
In una notte indimenticabile a Papeete successe veramente di tutto. I due sposi, dopo aver avuto vari orgasmi in camera in albergo, uscirono per cenare e commisero errori che definire incredibili è veramente poco.
Elena, come tutte le neofite del sesso, era su di giri e si mise ad occhieggiare sfacciatamente i clienti del locale. In particolare rimase colpita dal chitarrista dell’orchestrina che sfornava ‘swing’ a getto continuo. Il chitarrista, tipo sanguigno, accortosi degli sguardi insistiti di quell’ammiratrice, si fece sostituire nell’orchestrina e avvicinatosi ad Elena le chiese di fare un ballo. Ugo, per non apparire un provinciale, fece un gesto ad Elena come a dire: vai pure. Il chitarrista, a sua volta, interpretò il gesto come un completo disco verde.
Al di là delle più spericolate ipotesi, Elena e il chitarrista ebbero una sfrenata ed interminabile notte d’amore. Il povero Ugo rimase solo come un cane a bere un whisky dopo l’altro al bar.
La notte passata con Rudy, il chitarrista, Elena non la dimenticò mai. Al momento di partire, poiché il viaggio di nozze era terminato, si rifiutò di prendere l’aereo e dichiarò che non sarebbe mai partita senza Rudy. Si giunse a un compromesso solo a seguito del formale impegno del chitarrista a raggiungerla al più presto in Italia.
Dopo pochi mesi, infatti, nell’appartamentino acquistato con tanti sacrifici da Ugo, fu varato lo strano ‘ménage à trois’. Elena amava due uomini: con tutto il cuore il marito Ugo, uomo geniale pieno di simpatia, e con tutta la passione l’amante Rudy, artista sensibile e virtuoso di quel magico strumento che è la chitarra.
Essendo in presenza di un evento portentoso sarebbe sforzo vano, da parte mia, descrivere la quotidianità, il dipanarsi minuto per minuto di una difficile trama. Una volta Ugo chiese ad Elena:
“Ma che ci trovi in questo Rudy?”
“Sono molto addolorata – rispose Elena – perché non potrai mai condividere con me la magia degli attimi che passo con lui”.
Ugo stava per rispondere: “Andate a farvi fottere tutt’e due”, ma frenò la lingua in tempo e disse solo: “Proverò ad immaginarli quei momenti”.
Alcune sere Elena invitava i due uomini della sua vita alla concentrazione e alla meditazione sul mistero dell’amore e dell’innamoramento.
In occasione del decimo anniversario del loro matrimonio, Elena chiese ad Ugo: “Dieci anni meravigliosi! Come potremo festeggiarli?”
“Forse il modo migliore sarebbe un bel bagno di verità”.
“Che vuoi dire?”
“Essere finalmente sinceri tra di noi”.
“Ma lo siamo, lo siamo sempre stati”.
“Io non lo sono stato per nulla nei tuoi confronti. Da molti anni ho un’amante, e no te l’ho mai detto”.
“Chi è?”
“Chiara, la mia collega d’ufficio”.
“Sei uno schifoso. Sei un porco. Lo sei sempre stato. Perché non me l’hai detto subito?”
“Perché il nostro appartamento è troppo piccolo per quattro persone”.
“Tutti gli straordinari che dicevi di dover fare… Tutto tempo che passavi con lei!”
“Esattamente. Qui spesso mi sentivo come il terzo incomodo”.
“Non sei stato sincero con me. Hai tradito il nostro patto. Dovevi dirmelo”.
“Dovevi essere tu a capire, se mi ami. Hai sempre detto che mi ami”.
“Ti amavo. Ora non più. Tornerò ad amarti quando ti avrò dato la pariglia, restituendoti la stessa menzogna, lo stesso carico di cose taciute”.
Ugo continuò a passare il tempo libero con Chiara, ma non era più come prima. Il suo cervello era costantemente concentrato a spiare le mosse di Elena. La preoccupazione e la curiosità erano divenute così pervasive che non riusciva più a vivere normalmente. Il rapporto con Chiara era ormai stentato ed asfittico. Sopravviveva solo per inerzia.
Una sera che Rudy era fuori a suonare Ugo si rivolse a bruciapelo ad Elena:
“Chi è?”
“Chi è chi?”
“Lui chi è?”
“E’ un ragazzo. Più giovane di noi”.
“Ma che fa?”
“E’ un tronista”.
“Che diavolo è un tronista?”
“Che vuoi che ne sappia. Aggiusterà i troni”.
“Allora morirà di fame. Ormai quasi dovunque c’è la repubblica. Le monarchie si contano sulle dita di una mano”.
“Che diavolo vuoi che ne sappia del suo lavoro. A me basta sapere che è un ragazzo simpatico. E’ pieno di tatuaggi”.
“Pieno di tatuaggi?”
“Ogni mese se ne fa fare uno nuovo. Pensa, ce n’ha uno anche lì”.
“Lì dove?”
“Lì. Non fare finta di non capire”.
“Sul pene?”
“Veramente particolare. Gli conferisce una terribile attrattiva erotica”.
“Sarà un delinquente. Solo i delinquenti si riempiono di tatuaggi”.
“Ma che delinquente e delinquente. E’ un tronista, te l’ho detto”.
“Allora, visto che sei la regina del suo cuore, fatti fare un trono”.
“C’è poco da fare l’ironico. La tua è solo invidia”.
“Nessuna invidia. Solo una maledetta incoercibile curiosità su che finale avrà tutto ciò”.
Ugo, dopo molti mesi che non la sentiva, chiamò sua sorella, che viveva a Vigevano.
“Chi si risente, dopo tanto tempo!”
“Hai un po’ di tempo per parlare?”
“Di che?”
“Due anni fa, al funerale di nostra madre, dicesti una frase che mi è tornata in mente all’improvviso”.
“Che frase?”
“Dicesti: se n’è andata con i suoi meriti e i suoi errori”.
“Una frase come tante. Che si dicono in quelle circostanze”.
“Ma a che errori ti riferivi?”
“Lascia perdere. Lascia perdere il passato. Quel ch’è stato è stato”.
“Me lo devi dire. Devo sapere”.
“Lo sanno tutti. Com’è possibile che solo tu non lo sai?”
“Che cosa dovrei sapere?”
“Papà… non fu un incidente. Sotto quel treno ci si è buttato”.
“Ma lui lavorava lì. Fu un incidente”.
“E’ stata una pietosa bugia, per aiutare la nostra famiglia. Più d’un testimone ha visto chiaramente quel ch’è successo”.
“Ma nostra madre che c’entra?”
“C’entra. Aveva un amante e papà l’aveva saputo”.
“Un amante? Ma chi era?”
“Ricordi Giuseppe Guerinon? L’autista del pullman che mamma prendeva tutte le mattine per andare al lavoro?...”.

RICHESTA INFORMAZIONI: LA COPPIA APERTA


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.