ERNEST HEMINGWAY “Il vecchio e il mare”

Il vecchio si rimise al timone. Non guardò neanche il grosso squalo che affondava lentamente nell’acqua mostrandosi prima a grandezza naturale, poi piccolo, poi minuscolo. Era una cosa che affascinava sempre il vecchio. Ma ora non lo guardò neanche.
“Ho ancora la gaffa” disse. “Ma non serviva a niente. Ho due remi e la barra del timone e la mazza.”
Ormai hanno vinto loro, pensò. Sono troppo vecchio per uccidere gli squali a mazzate. Ma cercherò di farlo finché avrò i remi e la mazza e la barra del timone.
Immerse le mani nell’acqua per bagnarle. Era pomeriggio avanzato e non si vedeva che il mare e il cielo. Nel cielo vi era più vento di prima e il vecchio sperò di veder presto la terra.
“Sei stanco, vecchio” disse. “Sei stanco dentro.”
Gli squali non lo azzannarono più fino al tramonto.
Il vecchio vide le pinne brune seguire la vasta scia che il pesce doveva aver fatto nell’acqua. Non indugiarono neanche sulla scia. Puntavano direttamente sulla barca, nuotando l’uno accanto all’altro.
Il vecchio bloccò la barra del timone, diede volta alla draglia e si allungò a poppa a cercare la mazza. Era l’impugnatura di un remo spezzato segata a un’ottantina di centimetri di lunghezza. Poteva venir usata con efficacia con una mano sola a causa della forma dell’impugnatura, e il vecchio l’afferrò con la mano destra, flettendovi sopra la mano mentre guardava gli squali che si avvicinavano. Erano tutti e due ‘galanos’.
Devo lasciare che il primo si attacchi e poi colpirlo sulla punta del naso o proprio in cima alla testa, pensò.
I due squali si accostarono insieme e quando vide quello più vicino aprire le mascelle e affondarle nel fianco argenteo del pesce, il vecchio levò alta la mazza e l’abbatté pesante picchiando sulla testa dello squalo. Sentì la solidità elastica quando vi calò la mazza. Ma sentì anche la rigidità dell’osso e colpì di nuovo, forte sul muso, lo squalo, mentre questo si staccava scivolando dal pesce.
L’altro squalo si era allontanato e ora si riaccostò con le mascelle spalancate. Il vecchio vide qualche pezzetto della carne del pesce sporgere bianca dall’angolo delle mascelle dello squalo, quando questo azzannò il pesce e chiuse le mascelle. Il vecchio si voltò verso di lui e colpì soltanto la testa e lo squalo lo guardò e strappò il pezzo di carne. Il vecchio gli abbatté di nuovo addosso la mazza mentre si staccava per inghiottire e colpì soltanto la pesante, solida elasticità.
“Su, ‘galano’” disse il vecchio. “Ricomincia.”
Lo squalo si accostò con violenza e il vecchio lo colpì mentre chiudeva le mascelle. Lo colpì con solidità e da tutta l’altezza cui riuscì ad alzare la mazza. Questa volta sentì l’osso alla base del cervello e tornò a colpire nello stesso punto mentre lo squalo strappava la carne lentamente e si staccava scivolando dal pesce.
Il vecchio attese che ritornasse, ma nessuno dei due squali si mostrò. Poi ne vide uno che nuotava a cerchi sulla superficie. Non vide la pinna dell’altro.
Non potevo aspettarmi di ucciderli, pensò. Avrei potuto farlo ai miei tempi. Ma li ho feriti tutti e due gravemente e né l’uno né l’altro deve sentirsi molto bene. Se avessi potuto usare una mazza a due mani, il primo lo avrei ucciso di sicuro. Anche adesso, pensò.
Non volle guardare il pesce. Sapeva che una metà ne era stata distrutta. Mentre combatteva con gli squali, il sole era tramontato.
“Presto sarà buio” disse. “Allora dovrei vedere le luci di una delle spiagge nuove.”
Non posso essere tanto a largo, adesso, pensò. Spero che nessuno sia stato in pensiero per me. Naturalmente c’è soltanto il ragazzo, a stare in pensiero. Ma sono certo che ha avuto fiducia. Qualche vecchio pescatore sarà in pensiero. Anche molti altri, penso. La mia città è buona.

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