FRANZ KAFKA – “Nella colonia penale”

“Sì, l’erpice”, disse l’ufficiale, “il nome gli si addice benissimo. Gli aghi sono disposti come un erpice, anche se soltanto in un punto e in modo molto più artistico. Del resto lo capirà subito. Qui sul letto si fa coricare il condannato. (Prima voglio descrivere l’apparecchio e soltanto dopo lo metterò in azione. Così ella potrà seguire meglio. Poi un ingranaggio del disegnatore è stato levigato troppo; stride molto quando è in moto; e non si arriva quasi a intendersi; purtroppo è assai difficile qui procurarsi pezzi di ricambio.) Dunque qui è il letto, come dicevo. E’ completamente coperto d’uno strato di bambagia; per quale scopo lo saprà più tardi. Sopra questa bambagia si corica il condannato bocconi, naturalmente nudo; qui ci sono le cinghie per le mani, per i piedi, per il collo, per fissarlo. Qui, dal lato del capo del letto, dove l’uomo, come ho detto prima, si corica con la faccia in giù, si trova questo piccolo tampone di feltro, che può facilmente venir regolato in tal modo da penetrare precisamente in bocca all’uomo. Ha lo scopo di impedire che urli o che si morda la lingua. Naturalmente l’uomo deve accettare il tampone, altrimenti la cinghia del collo gli spezza la nuca.” “Questa è bambagia?” domandò l’esploratore chinandosi in avanti. “Sì, certo”, disse l’ufficiale sorridendo, “la palpi se vuole.” Afferrò la mano dell’esploratore e la fece scorrere lungo il letto. “E’ una bambagia specialmente preparata, perciò ha un aspetto così irriconoscibile; verrò ancora a parlare del suo scopo.” L’esploratore era già un po’ conquistato dall’apparecchio; con la mano alzata sugli occhi per proteggerli dal sole, guardava in alto verso di esso. Era una grossa costruzione. Il letto e il disegnatore avevano la medesima circonferenza e sembravano due cofani scuri. Il disegnatore era fissato a circa due metri sopra il letto; entrambi erano tenuti fermi agli angoli da quattro bastoni di ottone, da cui sembrava scaturissero raggi di sole. Fra i due cassoni ondeggiava a un nastro d’acciaio, l’erpice.
L’ufficiale aveva appena notato la precedente indifferenza dell’esploratore, ma era ben sensibile al suo interessamento che ora cominciava a destarsi; perciò metteva una pausa tra una spiegazione e l’altra per lasciare all’esploratore il tempo di osservare indisturbato. Il condannato imitava l’esploratore; siccome non poteva portare la mano agli occhi, li strizzava tenendoli volti verso l’alto.
“Adesso l’uomo è coricato”, disse l’esploratore, distendendosi nella poltrona e incrociando le gambe.
“Sì”, disse l’ufficiale, spingendo il berretto un poco indietro e passandosi la mano sulla faccia accaldata, “adesso ascolti! Tanto il letto quanto il disegnatore hanno una propria batteria elettrica; il letto ne ha bisogno per sé, il disegnatore per l’erpice. Appena l’uomo è stato fissato con le cinghie, il letto viene messo in moto. Trema con piccole, rapidissime convulsioni in senso ondulatorio e sussultorio a un tempo. Lei avrà veduto simili apparecchi in case di cura; soltanto nel nostro letto tutti i movimenti sono stati calcolati con precisione; insomma devono essere determinati minuziosamente in conformità con i movimenti dell’erpice, al quale però è affidata la vera esecuzione della condanna.”
“E in che consiste la condanna?” domandò l’esploratore. “Lei non sa nemmeno questo?” disse l’ufficiale sorpreso, mordendosi le labbra. “Mi perdoni, le mie spiegazioni forse son confuse: la prego infinitamente di scusarmi. Prima il comandante soleva dare lui le spiegazioni; ma il nuovo comandante si è sottratto a questo compito onorifico; infatti non ha nemmeno esposto a un così illustre visitatore”, l’esploratore tese le mani, come per respingere l’omaggio, ma l’ufficiale insisté, “a un così illustre visitatore nemmeno come si esegue la condanna, e anche questa è una innovazione che… “ egli aveva una maledizione sulle labbra, però si dominò e disse soltanto: “Non ne ero stato avvertito, la colpa non è mia. Del resto, in verità sono io che meglio di chiunque altro posso spiegare la varietà delle nostre sentenze. Infatti io porto qui”, e picchiò sulla tasca del petto, “i relativi disegni eseguiti di propria mano dal vecchio comandante”.
“Eseguiti di propria mano dal comandante stesso?” domandò l’esploratore: “Dunque riuniva in sé tutte le attività? Fu soldato, giudice, costruttore, chimico, disegnatore?”
“Già”, disse l’ufficiale, accennando di sì anche col capo, con sguardo fisso e riflessivo. Poi si scrutò le mani; non gli sembravano sufficientemente pulite per poter toccare i disegni; andò al secchio e se le lavò un’altra volta. Quindi trasse di tasca una piccola borsa di cuoio e disse: “La condanna non suona severa. Al condannato sarà scritto con l’erpice sul corpo l’articolo di legge che ha violato. A questo condannato, per esempio”, l’ufficiale accennò verso l’uomo, “verrà scritto sul corpo: ‘Onora il tuo superiore’!”
L’esploratore gettò un fuggevole sguardo verso l’uomo; teneva, quando l’ufficiale aveva accennato a lui, la testa china e sembrava tendere tutte le facoltà dell’udito per capire qualcosa. Ma i movimenti delle sue labbra tumide e serrate rivelavano palesemente che non riusciva a comprendere nulla. L’esploratore avrebbe voluto domandare diverse cose, ma la presenza dell’uomo gli permise di domandare soltanto: “Conosce la sua condanna?” “No”, disse l’ufficiale, e voleva subito proseguire con le sue spiegazioni, ma l’esploratore l’interruppe: “Non conosce la propria condanna?” “No”, disse di nuovo l’ufficiale, e tacque per un istante, quasi esigesse dall’esploratore una più particolareggiata giustificazione della sua domanda, e poi disse: “Sarebbe inutile fargliela sapere. La impara a conoscere sul proprio corpo”. L’esploratore avrebbe taciuto, ma sentì lo sguardo del condannato volto su di lui; sembrava domandare se la procedura descritta potesse essere approvata. Perciò l’esploratore, che si era già tratto indietro, si chinò in avanti e domandò ancora: “Ma di essere stato condannato, questo poi lo saprà?” “Nemmeno questo”, disse l’ufficiale sorridendo all’esploratore, quasi si attendesse ora da lui qualche confidenza straordinaria. “No”, disse l’esploratore, e si passò la mano sulla fronte, “dunque l’uomo non sa nemmeno adesso come sia stata accolta la sua difesa?” “Egli non ha avuto nessuna occasione di difendersi”, disse l’ufficiale guardando in disparte, quasi parlasse fra sé e sé e non volesse umiliare l’esploratore raccontandogli queste cose per lui naturalissime.

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