IL SESSO NELLE VARIE CULTURE

La terra di Spagna, a causa delle sue peculiarità storiche, ha
ospitato una specie di miracolosa sospensione della grigia mentalità
medioevale in materia di erotismo.
Nel 711 gli arabi arrivarono in Spagna e la pervasero di una diversa
visione dell'amore e della donna, più lirica e più raffinatamente
erotica.
L'apporto arabo costituì, non solo per la Spagna ma alla lunga per
tutto il continente, un vitale scuotimento della rozza piattezza
cristiana imperante nel basso medioevo.
L'orientamento erotico degli arabi si sostanziò in una perpetuazione
morbosa del desiderio, che si traduceva in una immersione quotidiana
in un erotismo inebriante fatto di vino, donne meravigliose e notti
interamente dedicate al piacere.
Fu così che i frigidi precetti cristiani furono scalfiti dalla
mentalità gaudente musulmana e si determinò una tempra diversa
nel modo di pensare e nella cultura spagnola.
Con la riconquista, gli arabi di Spagna persero sì la guerra, ma
vinsero la battaglia amorosa. Il mondo cristiano che gli sopravvive è
impregnato intimamente dello spirito arabo.
Se Don Giovanni è nato in Spagna, certamente fu a causa di tale
fermento che ha avuto la forza di generare quella voglia di ribellione.
Il cavaliere medioevale spagnolo, che odia gli arabi, ma che ha
imparato ad amare la donna moresca, indulge sì allo sfogo salutare
della carne ma non sa cogliere il vero spirito della voluttà, di cui
gli arabi erano maestri.
L'impronta cristiana ha portato allo sfogo "precoce" (rapido e
furtivo) della sessualità, mentre il cavaliere arabo è capace di
assaporare interminabili notti d'amore sotto un cielo stellato sulle
rive del Guadalquivir.
Esposto alla tristezza del "post coitum", il poeta ispanico canta
solo per poco la voluttà dell'alcova, poi invariabilmente declina
verso il misticismo della crisi religiosa.
Egli invariabilmente è deluso dalla donna, che non gli ha dato quello
che si aspettava, e dunque devia sublimando verso il divino.
La retorica devozionale verso la Vergine Maria, nasce così. "Nostra
Dona" per lo spagnolo diviene il simbolo dell'amore puro per la donna,
e ad essa solo si può rivolgere il vero amore del cavaliere, senza
macchia e senza peccato.
Su questo filone ideologico si situano gli esempi "alti" di santa
Teresa e di san Giovanni della Croce, il cui misticismo è pervaso di
una veemenza erotica.
Una figura significativa dell'ambiguità mistico-erotica del medioevo
spagnolo, è Juan Ruiz, arciprete di Hita.
Ecclesiastico dai liberi costumi, finì in prigione per amore. Gran
inseguitore di sottane (femminili), ha norme di buon senso sia per la
donna cristiana che per quella moresca, sia per la delicata cittadina
che per la vigorosa montanara.
L'arciprete di Hita pagò con la prigione la sua schiettezza virile.
Dopo aver amato una giovane novizia, conciliando nella sua coscienza
la condizione di prete con gli impulsi di uomo, si invaghisce di
Garoza, monachella avvenente e candida e alla morte di questa, con il
cuore gonfio di tristezza, si consola con una ballerina araba.
L'arciprete di Hita fu autore di un poema di grande importanza
letteraria, "Libro del Buon Amore", nel quale, nel dibattito diuturno
tra anima e corpo, si difendono con dovizia di storie narrate le
ragioni di quest'ultimo.
Nel capolavoro di Cervantes si esprime la fissazione di un epoca: la
castissima fissazione di Don Chisciotte esprime la condizione
"psichiatrica" del voto di castità in presenza di Dulcinea del Toboso,
vittima della più incredibile "astrazione" amorosa.
Quando, in qualunque contesto, si afferma la naturalità della vita,
trionfano insieme la poesia e l'erotismo.
Nel diciottesimo secolo, un frate francescano, Damian Cornejo, che
aveva tradotto i "Fioretti", fu autore tra l'altro del sonetto che
riportiamo.
Questa mattina, alla buon'ora di Dio,
lasciai la mia casa e venni al mercato.
Vidi un occhio nero, tagliato a mandorla,
una fronte bianca e dei capelli biondi.
Andai da lei e le dissi: "Paradiso delle mie pene,
il pensiero di te mi tiene morto mentre ancora sono in vita.
Rendimi la mia anima giacché me l'hai rapita
con questo tuo fascino di aspide o di sirena".
Lei passò, io passai; lei guardò, io guardai; lei mi vide, io la vidi;
lei mostrò la sua buona volontà ed anch'io;
lei strizzò l'occhio, io anche; lei tossì, io tossii e la seguii
alla sua casa e senza che lei si togliesse il mantello,
glielo sollevai, raggiunsi, toccai, baciai, la coprii.
E lasciato il denaro, me ne andai come un santo.

Se diamo uno sguardo alla storia artistico-letteraria dei popoli
europei pervasi del cristianesimo, ci accorgiamo che in ogni dove
(Italia, Polonia, Austria, Germania) l'espressione dell'erotismo è stata soffocata.
Se poi, continuando nella panoramica sul mondo, volgiamo lo sguardo
alle civiltà orientali, ci accorgiamo di essere in situazioni
diametralmente opposte alla nostra.
Se guardiamo all'India, vediamo che la divinità, Krishna, è l'essenza
della pulsione vitalistica. Infatti dice di sé: "Io sono il desiderio
negli esseri". Tutto l'universo è impregnato di gioia e di sensualità.
La rappresentazione di Budda, l'Illuminato, la vedono padroneggiare in
scenari artistici in cui alle sue spalle un gruppo di donne è nello
stato di "riposo d'amore", la post-voluttà che favorisce l'abbandono
nel sonno.
Sia l'ideale buddista, sia l'ideale indù, attraverso la pratica comune
dello yoga, converge verso una grande valorizzazione del corpo.
In india, fin dai primordi, la sessualità (kama) è una dei quattro
scopi fondamentali della vita.
Vatsyayana, maestro di poesia erotica, è l'autore del famoso "Kama
Sutra", in cui si esprime al massimo grado il concetto che il piacere
sessuale costituisce il simbolo della beatitudine suprema.
Il libro traccia le vie per raggiungere tale suprema beatitudine,
favorendo la vera unità tra mente e corpo. L'autore parte dalla
constatazione che la curiosità sessuale è la causa principale della
perversione mentale ed indica dunque la modalità per giungere a un
sano godimento dei piaceri carnali e così purificare lo spirito da
ogni turbamento e da ogni sudiciume.
Il sistema di Vatsyayana si basa sulla psicologia dell'educazione
erotica che si compie alla luce di finissime sensibilità.
Nel capitolo intitolato "Arte di conquistare la confidenza della
propria donna" si illustrano i mezzi per entrare nella confidenza
della giovane sposa, usando sempre le modalità della dolcezza e così
"conquistare l'amore della donna prima di avere con lei relazioni
coniugali".
La tecnica dell'approccio si avvale dell'"abbraccio", per giungere poi
al "bacio" e poi avviarsi verso "un trattenimento intimo" come il
"titillamento del seno" e la "tecnica della manipolazione".
Il capitolo intitolato "Classificazione delle unioni sessuali" verte
sull'istruzione nei seguenti argomenti: "I due aspetti dell'unione
sessuale, la classificazione degli organi secondo le loro dimensioni,
diversi generi di unione che dipendono dalla natura delle passioni e
ne determinano la durata, quattro categorie di godimento sessuale".
Il capitolo intitolato "L'arte di abbracciarsi" esamina
"sessantaquattro accessori" utili al rapporto sessuale, la tecnica
dell'amplesso, gli amplessi intimi e le carezze e le pressioni che
procurano piacere.
Il capitolo sull'"Arte e tecnica del bacio" comprende "l'ordine dei
baci e delle altre forme di giochi d'amore, la tecnica del bacio, tre
maniere di baciare una donna sulla bocca, un gioco che comporta il
bacio come pegno, il bacio ottenuto di pieno accordo o condiviso, il
bacio su altre parti del corpo che non siano le labbra, altre forme
particolari di baci, baci sulle mani e sui piedi".
Il capitolo intitolato "Posizioni nel corso della comunicazione
sessuale" tratta di "Tre posizioni di unione stretta, quattro
posizioni di unione rilassata, altre posizioni durante l'unione
sessuale, una posizione in cui la donna volta le spalle all'uomo, la
posizione della caccia o dei quadrupedi, il coito di gruppo nelle
società matriarcali, la condanna del coito nell'ano della donna".
Il capitolo intitolato "Rovesciamento delle posizioni normali e
tecniche dell'intromissione" tratta i seguenti argomenti: "Due maniere
in cui la donna può avere un ruolo attivo: come accrescere il
godimento nella donna, segni rivelatori di una maggiore passione da
parte della donna, dieci modi di intromissione del membro, tre modi di
invertire le posizioni".
Il capitolo intitolato "Condotta da osservare prima e dopo i rapporti
sessuali" tratta di "come ricevere una donna che si desidera, quel che
si dovrebbe fare dopo il coito, come accrescere la passione degli
innamorati, differenti specie di coito secondo la natura della
passione".
Questo trattato che nel corso dei secoli è stato tradotto in tutte le
lingue, ha il grande merito di esprimere una visione del mondo in cui
l'erotismo prende un grande spazio.
Le formule di Vatsyayana oltre che filosofiche sono anche poetiche e,
per confronto, ci fa riflettere su quanto è stato grande il "gap" che
il cristianesimo ha determinato rispetto alla gioia di vivere.

In Cina la vita sessuale è stata libera e fantasiosa in tutti i ceti sociali. Una ricca iconografia erotica era assai diffusa e fungeva da insegnamento esistenziale e religioso nel contempo.
Il poeta Hiu Ling (507-583) raccomanda a un amico il buon uso delle pitture erotiche: "Provate insieme le differenti posizioni in tutta libertà e seguite gli insegnamenti del 'Classico della Ragazza Semplice'. Eseguite il movimento ascendente e quello discendente. Realizzate con l'aiuto della vostra compagna tutte le immagini che appaiono nelle pitture dell'Imperatore Giallo. Benché viviate in un'umile capanna, non dovete trascorrervi le ore della notte in solitidine. Perché preoccuparvi della droga dell'immortalità quando avete la possibilità di bere alla fontana di giada?".
L'Imperatore Giallo oltre a una vasta opera di sistemazione del territorio tramite dighe e canali, aveva promosso una campagna di istruzione erotica del popolo. Aveva svelato a tutti un segreto importante: l'erotismo, che se usato male si traduce in una perdita di energia vitale, poteva essere un mezzo per identificarsi con il Tao e aggiudicarsi l'immortalità.
L'Imperatore Giallo aveva appreso la scienza dell'erotismo dalla Ragazza Semplice. Tramite i dialoghi tra il primo e la seconda gli antichi manuali taoisti presentavano una scienza sistematica davvero vitale.
Le tecniche taoiste applicate al coito, permettevano di far godere la propria compagna senza giungere all'eiaculazione, e di sublimare lo sperma accumulato durante l'eccitazione sessuale in modo da permettergli di potenziare il cervello.
In tutte le varie fasi storiche del Celeste Impero le pitture erotiche sono state una costante e l'uso generalizzato consentiva la crescita culturale ed umana di tutti i sudditi.
In occasione delle nozze, i genitori degli sposi tradizionalmente donavano rotoli di pittura erotica in modo da facilitare l'educazione e l'apprendistato sessuali.
Non essendoci alcuna forma di sessuofobia, esisteva il piacere dell'esibizione dei corpi. Al tempo dei Sung (960-1279) c'erano nelle città i quartieri del piacere, ed oltre che all'esercizio sessuale, si poteva assistere a partite di lotta libera disputate da ragazze nude.
L'assenza di sessuofobia ha caratterizzato la mentalità orientale, infatti spesso le divinità dell'India, del Tibet e della Cina venivano rappresentate nell'atto dell'amplesso.
Durante la dominazione mongola della Cina la religione dei vincitori, il tantrismo, si sovrappose e potenziò l'atteggiamento filo-erotico del Tao. Negli "Annali degli Yuan" (1279-1367) si racconta che l'imperatore consigliato dai monaci tibetani ed indiani, assisteva e partecipava a cerimonie tantriche, durante le quali tutti i presenti si accoppiavano con la massima libertà.
Nel famoso romanzo "Jou P'u-t'uan" attribuito a Li-Yu (1611-1680), si racconta di un uomo che ha sposato una frigida e per tentare di risvegliarla sessualmente acquista un album illustrato.
"Quest'album era diverso dai soliti: ogni foglio portava sul recto una immagine e sul verso il commento di un autore noto metteva in rilievo le particolarità del soggetto e le qualità dell'artista... La terza illustrazione rappresentava la posizione 'dell'uccello perduto che ritorna alla foresta'".
Il commento diceva: "La donna è sdraiata sul letto con le gambe al cielo: con le mani stringe i fianchi dell'uomo. Si direbbe che essa sia già giunta al piacere e che tenta un nuovo smarrimento dell'uomo. Tutti e due sono al momento culminante, la loro eccitazione è estrema. L'immagine non potrebbe essere più sublime se si vedesse il pennello volare e l'inchiostro danzare".
Negli ultimi tempi della dinastia Ming, dalla fine del quindicesimo secolo alla metà del diciassettesimo, l'erotismo in Cina conosce il suo massimo splendore. Tutte le classi sociali, ma soprattutto quella ricca dei mercanti, danno impulso a tutte le arti e a tutte le modalità espressive (artigianato) della realtà amorosa.
La letteratura, insieme alle arti figurative, esprime con l'erotismo anche un fertile movimento intellettuale che ebbe il fulcro nei quartieri del piacere delle grandi città.
Il romanzo "Chin P'ing Mei" del sedicesimo secolo, si rifà a un romanzo precedente ambientato al tempo dei Sung (960-1279). E' un'opera di costume che descrive la vita dissoluta di un ricco mercante dell'epoca. Le descrizioni realistiche delle relazioni tra il mercante e le sue concubine, amanti e cortigiane ci forniscono un nitido ritratto dell'erotismo cinese. Vi si descrivono particolareggiatamente afrodisiaci, strumenti erotici e tutte le posizioni possibili.
Al tempo dei Sung la letteratura aveva trovato una peculiare espressione nell'erotismo, accasandosi nei quartieri del piacere delle grandi città in cui avevano dimora cortigiane, attori, tenutari di cabaret, acrobati, cantastorie, chiromanti, prestigiatori.
A un certo punto, tutti gli intellettuali che non riuscivano a conquistare un adeguato ruolo sociale a causa della rigidità della classe egemone controllata dai monarchi mongoli, si inventarono un'occupazione in quel mondo variegato dedicandosi alla scrittura di testi teatrali e a mettere in forma stampata una ricca tradizione orale di storie vissute.

La mentalità tradizionale giapponese in materia di comportamenti sessuali e struttura familiare, ha avuto nei secoli scarsa evoluzione. In tale materia risultano evidenti i pochi diritti delle classi subalterne e lo strapotere dei ricchi.
Gli uomini agiati si esprimevano eroticamente con le concubine piuttosto che con le mogli. Dunque avveniva che dentro casa si coltivava un'atmosfera rigorosamente antisessuale, ma appena fuori si sguinzagliavano i peggiori istinti.
Solo i ceti medio-bassi, non avendo soverchie risorse economiche, praticavano l'erotismo domestico.
Nelle case dei ricchi, la moglie era orfana di qualsiasi piacere sessuale, a differenza magari delle sue cameriere. Per giustificare la propria condizione, la donna dei ceti "alti" alimentava un'ideologia antisessuale in cui le concessioni agli istinti si addicevano solo alla gente di basso rango.
La posizione della donna, come si vede, era tutt'altro che felice essendo il sistema sociale interamente dominato dal maschio.
Le donne delle classi superiori non avevano altra strada che dedicarsi alla ricerca spirituale e al perfezionamento della loro personalità, badando ad adottare ogni accorgimento per evitare di risvegliare i sensi.
La loro frigidità era ideologicamente costituita. La società giapponese, poggiando sul presupposto che la donna può avere solo la funzione di soddisfare gli appetiti sessuali dei maschi e non i propri, ha dato da sempre grande spazio alla prostituzione autorizzata e istituzionalizzata.
In questo senso il Giappone aveva una situazione bloccata, e solo negli ultimi decenni sta cercando di dare più spazio e dignità alla donna.
Nella storia del Giappone è stato presente, fin dai primordi, il culto fallico. Oggetti di pietra falliformi sono stati scoperti negli scavi archeologici in tutto il Paese. Ancora nei nostri giorni il fallicismo è presente nelle campagne, nelle manifestazioni religiose e nei riti propiziatori.
Il fenomeno della procreazione e quello della germinazione nei campi, sono stati sempre strettamente legati. Il Giappone, fin dalle origini, ha avuto una civiltà agricola, basata sulla coltivazione del riso, e per questo ha conferito a ogni forma di culto o di manifestazione culturale (in particolare il teatro) uno spiccato carattere sessuale ed erotico.
Nella cultura e nella letteratura giapponesi viene negletto il sentimento amoroso per dare spazio alla sfera dell'atto sessuale.
L'età dell'oro dell'erotismo in Giappone è coinciso con l'epoca d'Heian, intorno all'anno 1000 d.C. Nella corte di questo sovrano viveva un'aristocrazia dedita unicamente agli oziosi piaceri della poesia e dell'intrigo.
Nel chiuso delle stanze di quei palazzi, nascoste nella penombra e dietro i paraventi, le donne coltivavano accattivanti atmosfere propizie ai giochi amorosi.
Fu un periodo felice per le donne giapponesi, che coltivando la sottile sapienza dell'erotismo poetico erano spesso le autrici (oltre che le protagoniste) di opere letterarie che raccontavano seducenti gesta amorose e recavano, alla maniera cinese, esplicite illustrazioni che evidenziavano la molteplicità delle posizioni coitali.
La ricca letteratura dell'epoca ci ha fatto conoscere i costumi Heian, che avevano nella donna, fatto unico nella storia mondiale, il proprio fulcro e il proprio motore propulsore.
Il romanzo più celebre dell'epoca è "Genji-monogatari", scritto da una donna di corte. Narra le avventure galanti del principe Genji, in un'atmosfera di frivolezza e con una nota di saggezza per la fugacità delle cose umane.
La descrizione dei palazzi è minuziosa con i lunghi corridoi, le porte scorrevoli lasciate socchiuse per favorire il contagio erotico attraverso l'ascolto furtivo e il voyeurismo.
Dopo l'epoca Heian subentrò l'epoca Kamakura, un periodo caratterizzato dalla bellicosità con il conseguente viraggio verso un'espressione artistica violenta e brutale.
I vantaggi di cui aveva goduto la donna alla corte di Heian furono perduti ed essa divenne oggetto di spregio e considerata creatura malefica, alla stregua della visione presente nelle opere buddiste.
Pur di scansare la donna, ebbe un grande sviluppo il sesso efebico con gli adolescenti, e l'omosessualità diviene l'orientamento erotico prediletto dal clero e dalla cerchia dei samurai.
Un'opera, il "Daigoji", fatta di disegno e testo, racconta gli amori di un vecchio prete impotente, padre superiore di un tempio, che prima di distendersi sulla stuoia accanto al corpo anelato del suo giovane favorito, si doveva far "preparare" da un domestico.
A quell'epoca risale anche la nascita del teatro "no" e la sua progressiva affermazione nell'ambito della corte. Uno dei caratteri fissi del "no" ha per protagonista il giovane amico del prete, che viene rappresentato con i tratti di un giovane delicato ed effeminato.
Successivamente l'erotismo ebbe una ripresa con il periodo Edo che non recuperò però le sottigliezze degli angoli segreti di Heian, che si era nutrito dell'erotologia cinese, ma promosse un gusto più grossolano, espressione propria del ceto commerciale.
Per i nuovi ricchi la preoccupazione principale era quella del divertimento misto al "sake", da cui discendeva lo stato mentale giusto. Nel periodo Edo si ebbe il trionfo dei lupanari, al pari del periodo Sung in Cina.
Per ciò che riguarda la donna, si affermò definitivamente il costume buddista che la considerava un personaggio senza rilievo da relegare agli esclusivi doveri domestici, e che doveva "spurgarsi" da qualsivoglia tentazione di provare gelosia.
Il borghese Edo, liberato dal fardello dei diritti della donna, era padrone di fabricarsi un modello femminile interamente dedicato al gioco erotico.
In quest'epoca apparve in Giappone la figura della prostituta nei suoi vari gradi di specializzazione: dalla ragazza di bassa estrazione alla cortigiana raffinata depositaria di "finezze" comportamentali e di sapere.
Le "oiran" di Shimabara a Kyoto, le "yujo" di Yoshiwara e soprattutto le "geisha", deliziavano i clienti in una vasta gamma di sensazioni, della cui competenza le mogli a casa erano diametralmente lontane.
Tale situazione ci illustra un particolare importante della mentalità giapponese: nulla si improvvisa (soprattutto in materia di erotismo) e tutto è frutto di un lungo apprendistato.
In tal senso la donna "nature" non poteva essere detentrice di alcun potere erotico senza un apprendimento specialistico.
Come già si è detto, il ruolo dei rotoli dipinti fu importante in molti sensi e a livello artistico e culturale ebbe il merito di tramandarci lo spirito autentico delle varie epoche.
Uno di questi, il "Fukuro-Hoshi-e-Kotoba", illustra la storia di un bonzo che di mestiere faceva il barcaiolo. Un giorno che traghettava sulla barca tre donne, le seduce una dopo l'altra, ma gli eventi prendono una piega imprevista per lui.
Le tre donne, che sono delle cameriere, apprezzano molto le facoltà amatorie del bonzo ed hanno l'illuminazione di rapirlo, chiuderlo in un sacco e portarlo alla loro "digiuna" padrona, nella cui casa il poveretto fu adibito a soddisfare l'insaziabile appetito delle quattro donne.
Ma non basta: per ventura un'amica di casa, una venerabile suora, un giorno partecipò con gusto al "banchetto" e pensò che non poteva privare di tale delizia tutte le altre monache del convento.
Fu così che il bonzo (non so se a quel punto felice o disperato) fu assunto a tempo pieno a prestare la sua "opera" sia nella casa che nel convento.
In tempi successivi, un autore, Kaibara Saikaku (1642-1693) rivoluzionò il romanzo introducendo un linguaggio realistico ed osceno. Le sue opere sono ambientate nelle case chiuse, di cui era assiduo frequentatore.
Vi si descrivono le cortigiane con finezza psicologica, mai sottolineando la venalità del loro "lavoro", ma vedendole dignitosamente impegnate a vivere con le loro personalità e con il loro libero arbitrio.
Ciò costituisce un'esplosiva novità!
In un mondo caratterizzato da una mentalità tendente a sminuire costantemente la donna, Kaibara Saikaku è il primo femminista "ante litteram".
Le protagoniste dei suoi romanzi hanno tutte uno spessore "esistenzialistico" denso di dignità. Una per tutte. Si tratta di una prostituta che racconta dettagliatamente la sua vita, si dichiara nemica degli uomini ma assicura il suo attaccamento ai piaceri della carne e al suo mestiere, che ha fatto con convinzione.
E' straordinario che la dignità di una donna passi una volta tanto per una via lontana anni luce dal moralismo!

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