HERMANN HESSE – “Sotto la ruota”

Hans non riusciva ad addormentarsi. Prestava orecchio al respiro dei suoi vicini e dopo un po’ colse un rumore stranamente inquietante, che proveniva da due letti più in là del suo: c’era qualcuno che piangeva, con la coperta tirata fin sopra i capelli, e quel lieve singhiozzare, quasi un eco da molto lontano, eccitò Hans in modo straordinario. Non provava nostalgia, ma gli dispiaceva per la sua tranquilla cameretta; a ciò si aggiungeva la paura del nuovo e dei molti compagni. Prima di mezzanotte nella camerata dormivano tutti. I ragazzi addormentati giacevano l’uno accanto all’altro, col volto affondato nei guanciali a righe, gli affranti e i tenaci, gli esuberanti e i timidi, sopraffatti da un medesimo dolce oblio, da un medesimo bisogno di sosta.
Sugli alti tetti a punta, sulle torri, sui chiusi balconi sporgenti, sui pinnacoli, sulle mura merlate e sugli archi a sesto acuto dei ballatoi si alzò una pallida mezzaluna; la sua luce indugiava sui cornicioni e sulle soglie, scivolava sulle finestre gotiche e sui portali romanici e tremolava, color oro pallido, sulla nobile vasca della fonte in mezzo al chiostro.
Qualche raggio di luce giallastra penetrava anche dalle tre finestre della camerata Ellade, sostando accanto ai sogni dei ragazzi assopiti con la stessa intimità con cui un tempo aveva sostato presso i monaci.
Il giorno seguente, nell’oratorio, si svolse la solenne cerimonia dell’ammissione. C’erano tutti gli insegnanti, in finanziera, il rettore tenne un discorso, gli allievi se ne stavano, pensierosi, sulle loro sedie e di tanto in tanto cercavano di lanciare un’occhiata ai genitori, seduti molto più indietro. Le madri guardavano i loro figli meditabondi e sorridenti; i padri stavano impettiti, ascoltavano il discorso e avevano un aspetto serio e deciso. Sentimenti di orgoglio e di compiacimento e belle speranze gonfiavano i loro petti; a nessuno venne in mente che stava vendendo suo figlio in cambio di un vantaggio finanziario. In conclusione, gli allievi vennero chiamati per nome, uno alla volta uscirono dalle file e furono accolti dal rettore con una stretta di mano: se si fossero comportati bene, lo Stato avrebbe provveduto al loro sostentamento per il resto dei loro giorni. Che tutto ciò non poteva essere gratis, non venne in mente a nessuno, come non era venuto in mente ai loro padri.
Per loro fu molto più serio e commovente il momento in cui dovettero separarsi dai genitori. In parte a piedi, in parte in carrozza, in parte su veicoli d’ogni sorta occupati in fretta, essi scomparvero alla vista dei figli, rimasti indietro; bianchi fazzoletti sventolarono a lungo nella mite aria settembrina; quando furono inghiottiti dal bosco, i figli fecero ritorno, muti e pensosi, nel monastero.

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