WOLFGANG GOETHE – “I dolori del giovane Werther”

Alberto è arrivato, e io me ne andrò, anche se lui fosse il migliore, il più nobile degli uomini e io fossi propenso a dichiararmi inferiore a lui sotto ogni riguardo, mi sarebbe intollerabile vedermelo davanti agli occhi possessore di quella perfetta creatura. Possesso! Basta, Guglielmo; il fidanzato è tornato! E’ un bravo, un amabile uomo, per il quale non si può non provare simpatia. Per fortuna non ero presente al suo arrivo; ne avrei avuto il cuore straziato. E’ tanto generoso da non aver mai baciato una volta Carlotta in mia presenza. Che Dio lo rimeriti! Devo amarlo per il rispetto che dimostra per lei. Mi vuole bene. Mi rendo conto che è per opera di Carlotta piuttosto che per un suo sentimento personale; in questo le donne sono abili, e hanno ragione: se possono mantenere in accordo due adoratori, il vantaggio è tutto loro, per quanto di rado riesca una cosa del genere.
Intanto non posso negare la mia stima ad Alberto. Il suo atteggiamento tranquillo contrasta non poco con l’irrequietezza del mio carattere vivace, che non riesco a celare. E’ un uomo sensibile e si rende conto di ciò che voglia dire avere Carlotta. Sembra alieno dal malumore, e tu sai che questo è il difetto che negli uomini io odio maggiormente.
Egli mi considera un uomo assennato, e il mio attaccamento a Carlotta, il caldo interessamento per ogni sua azione, accrescono il suo trionfo e gliela fanno amare ancora di più. Non so se ogni tanto la tormenti con una punta di gelosia, ma non voglio accertarmene; al suo posto questo diavolo non mi farebbe sentire del tutto tranquillo.
In ogni modo, però, è finita la gioia di stare vicino a Carlotta. Come chiamare questo, follia o accecamento?! Ma che importa i nomi? E’ la cosa che conta! Prima che Alberto tornasse sapevo già ciò che so ora: sapevo di non poter attendermi nulla da lei… e nemmeno me l’attendevo… Certo, almeno per quanto è possibile non desiderare in presenza di una bellezza tanto amabile. E ora, da povero sciocco, mi meraviglio perché l’altro è veramente tornato e mi porta via la ragazza.
Mi adiro e rido della mia miseria, ma desidererei di più chi mi dicesse che è necessario rassegnarsi perché le cose non possono ormai avere uno svolgimento diverso. Lontano da me questi fantocci! Mi aggiro per i boschi, e quando incontro Carlotta, e Alberto le siede accanto sotto la pergola del giardino, non riesco più a trattenermi, mi sento come pazzo e mi abbandono a mille stravaganze. “Per amor del cielo!”, mi ha detto oggi Carlotta. “La prego, non faccia più scene come quella di ieri sera! Fa spavento lei, quando è così allegro!”.
Detto tra noi, spio i momenti in cui lui è occupato; subito mi precipito e sono felice quando la trovo sola.

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