JEROME K. JEROME – “Tre uomini in barca”

Terminammo con il tè e una crostata di ciliegie. Al momento del tè, Montmorency lottò con il bollitore ed ebbe la peggio.
Durante tutto il viaggio aveva manifestato un’intensa curiosità per quanto concerneva il bollitore dell’acqua per il tè. Se ne stava seduto ad osservarlo, mentre bolliva con un’espressione interdetta e ogni tanto tentava di provocarlo ringhiando. Quando incominciava a gorgogliare e a emettere vapore, Montmorency considerava la cosa come una sfida, e avrebbe voluto battersi; solo che in quel preciso momento qualcun altro si precipitava sempre a sottrargli la preda prima che lui potesse azzannarla.
Quel giorno decise che avrebbe agito d’anticipo. Al primo suono emesso dal bollitore balzò su ringhiando e si fece avanti verso di esso in atteggiamento minaccioso. Si trattava di un piccolo bollitore, ma aveva un gran fegato e senza indietreggiare gli sputò contro.
“Ah, così!”, ringhiò Montmorency, mostrando i denti. “Ti insegnerò io a essere sfrontato con un cane rispettabile, che sgobba duramente; tu miserabile farabutto, sudicio e nasuto! Adesso ti faccio vedere io!”.
E si slanciò su quel povero piccolo bollitore, e gli azzannò il becco.
Allora, nel silenzio della sera, esplose un guaito da far gelare il sangue nelle vene, e Montmorency balzò fuori dalla barca e fece una passeggiata igienica intorno all’isola percorrendone per tre volte il perimetro alla velocità di sessanta chilometri all’ora, fermandosi di tanto in tanto per affondare il muso in un po’ di fango freddo. Da quel giorno in poi Montmorency nutrì per il bollitore un misto di timore reverenziale, sospetto e odio.
Ogni volta che lo vedeva, ringhiava e si affrettava a indietreggiare, con la coda tra le gambe; e non appena mettevamo il bollitore sul fornello, si precipitava a saltar fuori dalla barca e ad andarsi a sedere sulla riva finché la faccenda del tè non era giunta al termine.
Dopo cena George tirò fuori il banjo, perché lo voleva suonare, ma Harris si oppose; disse di aver mal di testa e di non sentirsi forte abbastanza per sopportarlo. George riteneva invece che un po’ di musica gli avrebbe giovato… la musica spesso distende i nervi, asserì, e fa passare le emicranie; e pizzicò due o tre note, tanto per dimostrare ad Harris quale fosse l’effetto.
Harris disse di preferire il mal di testa.

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