OSCAR WILDE – “Il ritratto di Dorian Gray”

Quella sera alle otto e mezza, Dorian Gray, vestito con estrema raffinatezza e con un mazzolino di violette di Parma all’occhiello, veniva introdotto da domestici ossequiosi nel salotto di Lady Narborough. Nella fronte gli pulsavano nervi impazziti ed egli si sentiva in preda a una violenta eccitazione; ma quando si curvò sulla mano della padrona di casa lo fece con quel modo disinvolto e aggraziato che era abituale in lui. Forse un uomo non sembrava mai trovarsi tanto a suo agio come quando recita una parte; certo è che nessuno, guardando Dorian Gray quella sera, avrebbe potuto credere ch’egli fosse passato attraverso una tragedia non meno terribile di qualsiasi tragedia dei nostri tempi. Non era possibile che quelle dita affusolate avessero tenuto un coltello per commettere un peccato; che quelle labbra sorridenti avessero rinnegato Iddio e la bontà. Egli stesso non poteva non provare un senso di meraviglia per la calma del suo contegno. Per un momento gustò intensamente la voluttà terribile di una doppia vita.
La compagnia non era numerosa ed era stata raccolta un po’ affrettatamente da Lady Narborough, donna molto intelligente, che conservava quelli che Lord Henry soleva chiamare i resti di una bruttezza veramente notevole. Era stata una moglie eccellente per uno dei più noiosi nostri Ambasciatori e ora, dopo aver decorosamente seppellito il marito in un mausoleo marmoreo disegnato da lei stessa e aver maritato le figlie con uomini ricchi e piuttosto anziani, si abbandonava ai piaceri del romanzo francese, della cucina francese e dell’’esprit’ francese, quando riusciva a trovarne.
Dorian era un suo particolare favorito. Gli diceva sempre che era contentissima di non averlo incontrato da giovane.
“Mio caro, so che mi sarei pazzamente innamorato di voi”, soleva dirgli, “e che per amor vostro avrei gettato la cuffietta al di là di tutti i mulini. E’ una vera fortuna che in quei tempi di voi non si avesse nemmeno l’idea, e del resto le nostre cuffiette erano tanto poco graziose e i nostri mulini erano talmente occupati a cercare che si levasse il vento che non ho mai avuto neanche un ‘flirt’ con nessuno. Però la colpa è stata tutta di Narborough, che era tremendamente miope. Non c’è gusto a ingannare un marito che non vede mai nulla.”
I suoi invitati di quella sera erano piuttosto noiosi. Com’essa spiegò a Dorian, parlando dietro un ventaglio alquanto frusto, era successo che una delle sue figlie sposate era arrivata all’improvviso per stare con lei e, quel ch’è peggio, s’era perfino portata dietro il marito.
“Trovo che è una cosa assai poco carina da parte sua. Naturalmente d’estate io vado a stare da loro, al mio ritorno da Homburg; ma una vecchia come me di quando in quando ha bisogno di un po’ d’aria buona e per di più io riesco a svegliarli un poco. Non sapete che razza di vita fanno: pura, purissima vita di campagna. Si alzano presto perché hanno tante cose da fare e vanno a letto presto perché hanno tante cose a cui pensare. Dai tempi della Regina Elisabetta non c’è stato uno scandalo in tutto il vicinato e per conseguenza appena hanno pranzato tutti cascano dal sonno. Voi non sarete seduto accanto a nessuno di loro due, sarete seduto vicino a me e mi farete divertire.”
Dorian mormorò un complimento cortese e diede un’occhiata in giro. Era proprio una compagnia seccante. C’erano due persone che non aveva mai visto prima e il resto si componeva di Ernest Harrowden, uno di quegli esseri mediocri tanto frequenti nei ‘club’ londinesi, che non hanno un nemico ma sono cordialmente antipatici ai loro amici; di Lady Ruxton, una donna di quarantasette anni, eccessivamente vestita, con un naso aquilino, che tentava sempre d’esser compromessa ma era così particolarmente insignificante che nessuno voleva mai prestar fede a qualsiasi cosa si dicesse contro di lei; della signora Erlynne, una nullità che cercava di farsi largo, che parlava con una deliziosa balbuzie e aveva i capelli di color rosso veneziano; di Lady Alice Chapman, figlia della padrona di casa, donna noiosa e infagottata, con uno di quei caratteristici visi inglesi che, visti una volta, non si ricordano più, e suo marito, individuo dalle guance rosse e dai baffi bianchi, il quale, come tanti della sua classe, era convinto che la giovialità scomposta possa compensare un’assoluta mancanza di idee.
Era un po’ seccato di essere venuto, finché Lady Narborough, dando un’occhiata al grande orologio di bronzo dorato che faceva sfoggio delle sue goffe curve sul caminetto drappeggiato di violaceo, esclamò:
“Com’è antipatico Henry Wotton a esser così in ritardo! L’ho fatto avvertire stamattina, nel dubbio, e mi ha promesso fedelmente di non mancare”.
Il fatto che dovesse venire anche Henry era un conforto; e quando la porta si aprì ed egli udì la sua lenta voce musicale che rendeva gradevoli le sue scuse poco sincere non si sentì più seccato.
A pranzo però non riuscii a toccar cibo. I piatti venivano portati via l’uno dopo l’altro, intatti. Lady Narborough continuava a fargli dei rimproveri per quella che chiamava “un insulto al povero Adolphe, che ha inventato il ‘menu’ espressamente per voi” e Lord Henry lo guardava di tanto in tanto, sorpreso di vederlo così taciturno e così distratto. Di quando in quando il maggiordomo gli riempiva il bicchiere di ‘champagne’. Beveva avidamente e la sua sete pareva che aumentasse.
“Dorian”, disse finalmente Lord Henry, mentre stavano servendo il ‘chaud-froid’, “che cos’hai stasera? Sei veramente strano.”
“Dev’essere innamorato”, gridò Lady Narborough, “e deve aver paura di dirmelo per tema che io sia gelosa. Ha perfettamente ragione, perché lo sarei sul serio.”
“Cara Lady Narborough”, mormorò Dorian, sorridendo, “non sono innamorato da una settimana intera; di fatto, da quando Madame de Ferrol è partita.”
“Com’è possibile che voialtri uomini vi innamoriate di quella donna!”, esclamò la vecchia signora. “Non riesco davvero a capirlo.”
“Semplicemente perché si ricorda di voi di quando eravate bambina, Lady Narborough”, disse Lord Henry. “E’ l’unico anello di congiunzione che esista tra noi e le vostre sottanine corte.”
“Lord Henry, lei non si ricorda affatto delle mie sottanine corte; ma io mi ricordo perfettamente di lei a Vienna, trent’anni fa, e di come era ‘décolletée’ a quei tempi.”
“E’ tuttora ‘décolletée’”, rispose lui prendendo un’oliva con le sue lunghe dita.

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