ALFRED DE MUSSET – “Gamiani”

Fu come un lampo: d’un tratto tutto si collegava, tutto si spiegava! Non vi era più alcuna possibilità di dubbio.
Una tribade! Oh, all’inizio, questa parola suonava un po’ strana all’orecchio; suscita confuse immagini di inaudite voluttà, di eccessi lascivi. E’ la rabbia della lussuria, la lubricità scatenata, l’orribile piacere che non conosce soddisfazione!
Inutilmente respinsi queste idee che in un baleno sprofondavano la mia immaginazione nella sarabanda della depravazione. Già vedevo la contessa nuda tra le braccia di un’altra donna, i capelli scarmigliati, ansimante, prostrata, ma anche torturata da un piacere incompiuto.
Avevo il sangue in fiamme, i sensi in subbuglio. Caddi come stordito su di un divano.
Riavutomi dall’emozione, calcolai a mente fredda ciò che bisognava fare per cogliere di sorpresa la contessa: dovevo farlo, a ogni costo.
Decisi di osservarla durante la notte, nascondendomi nella sua camera da letto. La porta a vetri di uno spogliatoio era posta di fronte al letto. Mi resi conto di quanto era favorevole una simile posizione, e nascondendomi in mezzo ad alcuni abiti appesi, mi rassegnai ad attendere con pazienza l’ora del sabba.
Mi ero appena appostato, quando apparve la contessa, chiamando la cameriera, una fanciulla giovane, dalla carnagione scura e dalle forme ben marcate: “Julie, stasera posso fare a meno di voi. Andate pure a dormire… Ah, se doveste udire dei rumori nella mia camera, non fateci caso. Voglio stare sola”.
Quelle parole preannunciavano quasi un dramma. Mi congratulai con me stesso per la mia audacia.
A poco a poco, le voci nel salone si attenuarono. La contessa rimase sola con un’amica, Mademoiselle Fanny B. Passarono ben presto nella camera da letto, dinanzi ai miei occhi.
FANNY: Che contrattempo irritante! Piove a catinelle e non si trova neppure una carrozza!
GAMIANI: Spiace a me quanto a voi. Sfortunatamente, la mia vettura è dal sellaio.
FANNY: Mia madre sarà inquieta.
GAMIANI: Non abbiate paura, mia cara Fanny; vostra madre è stata avvisata: sa che passerete la notte da me. Sarete mia ospite.
FANNY: Davvero, siete troppo buona. Temo di darvi fastidio.
GAMIANI: Dite piuttosto che mi fate piacere. E’ un’avventura che mi diverte… Non voglio mandarvi a dormire in un’altra stanza. Rimarremo qui, insieme.
FANNY: Perché mai? Disturberò il vostro sonno.
GAMIANI: Fate troppi complimenti… Suvvia, comportiamoci come due giovani amiche, due compagne di collegio.
Un dolce bacio venne a suggellare questa tenera confidenza.
GAMIANI: Vi aiuterò a spogliarvi. La cameriera è a letto, ma possiamo farne a meno… Come siete ben fatta! Fanciulla fortunata! Sono in ammirazione delle vostre forme!
FANNY: Trovate che siano belle?
GAMIANI: Incantevoli!
FANNY: Volete adularmi…
GAMIANI: Oh, meraviglia! Che pelle bianca! C’è da esserne invidiosi!
FANNY: Questo non ve lo concedo: davvero, la vostra pelle è più chiara della mia.
GAMIANI: Nemmeno per sogno, bambina mia! Toglietevi tutto, come me. Quanto imbarazzo! Nemmeno foste davanti a un uomo. Ecco, guardatevi allo specchio… Paride vi getterebbe di sicuro la mela! La briccona! Eccola che sorride nel vedersi così bella… Meritate un bacio sulla fronte, sulle guance, sulle labbra!... E’ tutta bella, tutta!
La bocca della contessa percorreva ardente, impudica, il corpo di Fanny. Sopraffatta, tremante, Fanny lasciava fare e non capiva.
Era una coppia deliziosa di voluttà, di grazia, di abbandono lascivo, di pudore spaurito.
Si sarebbe detta una vergine, un angelo, nelle braccia di una baccante in preda al furore.
Quante bellezze si offrivano al mio sguardo! Che spettacolo era lì a provocare i miei sensi!
FANNY: Oh, ma che cosa fate! Smettete, signora, ve ne prego…
GAMIANI: No, Fanny, bimba mia, vita mia, mia gioia! Sei troppo bella! Sono innamorata di te! Sono pazza!...
Invano la fanciulla si dibatteva. I baci soffocavano le sue grida. Sopraffatta, stretta, la sua resistenza era inutile. La contessa, in un amplesso impetuoso, la trascinava verso il letto, ve la gettava come una preda da sbranare.
FANNY: Che cosa fate? Oh, Dio!... Signora, è spaventoso… Mi metterò a gridare, lasciatemi… Mi fate paura!...
Baci più appassionati e impetuosi rispondevano alle sue grida. La braccia serravano più forte, i due corpi si confondevano in uno solo…
GAMIANI: Sei mia, Fanny, tutta mia! Vieni, eccoti la mia vita! Prendi… eccoti il piacere!... Come tremi, bambina… Ah, finalmente ti abbandoni!...
FANNY: E’ male! E’ male! Voi mi uccidete… Ah, muoio!
GAMIANI: Sì, stringimi, piccola mia, amore mio! Stringimi bene, più forte! Come sei bella nel piacere!... Lasciva!... Tu godi, tu sei felice!... Oh, Dio!
Iniziò allora uno strano spettacolo. La contessa, con gli occhi che mandavano scintille, i capelli in disordine, si rotolava, si contorceva sulla sua vittima, a sua volta sconvolta dai sensi. Si avvinghiavano l’una all’altra, si serravano con forza. Si scambiavano a vicenda i sussulti, gli slanci; soffocavano le loro grida, i sospiri, con baci di fuoco.

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