WILLIAM BUTLER YEATS – “Fiabe irlandesi”

C’era un uomo chiamato M’Kenna che viveva sul fianco di una delle alture montagnose che dividono la contea Tyrone da quella Monaghan. M’Kenna aveva due figli, uno dei quali aveva l’abitudine di seguire le tracce delle lepri la domenica, quando era venuta giù un po’ di neve. Il padre, a quel che sembra, l’aveva rimproverato spesso per ciò che considerava come una profanazione del giorno del Signore, oltre che per il fatto che non andava mai a messa. Il giovane però, benché per il resto docile e inoffensivo, per quel che riguardava questa faccenda era del tutto insensibile ai rimproveri paterni, e continuava a seguire le tracce delle lepri tutte le volte che gli impegni di lavoro glielo consentivano. Accadde dunque che un mattino di Natale, credo dell’anno 1814, venne giù un’abbondante nevicata, e il giovane M’Kenna, invece di andare a messa, tirò giù il suo bastone da lancio – cioè un bastone molto più grosso e pesante a una estremità che all’altra – e si accinse a partire per il suo passatempo preferito. Vedendo questo, suo padre lo rimproverò seriamente e insistette perché partecipasse alle preghiere. La passione del ragazzo per quel divertimento però era più forte del suo amore per la religione, ed egli si rifiutò di fare come gli aveva detto il padre. Durante l’alterco il vecchio si scaldò e, vedendo che il figlio continuava ostinatamente a non tener conto della sua autorità, si inginocchiò e pregò che, se il figlio avesse continuato a fare di testa sua, non tornasse vivo dalle montagne. La maledizione, che era di certo tanto brutale quanto empia e insensata, avrebbe potuto distogliere molti dal perseguire un proposito che era, a dir poco, in contrasto con la religione e col rispetto dovuto a un padre. Non ebbe però alcun effetto sul figlio che si dice abbia risposto di essere comunque deciso, dovesse o meno far ritorno, ad andare; di fatto partì. Non era, però, solo: sembra che lo accompagnassero in tre o quattro ragazzi dei dintorni. Se la caccia abbia dato buoni risultati o no non ha importanza, né sono in grado di dirlo; ma la storia vuole che nell’ultima parte della giornata abbiano stanato la lepre più grande e più scura che mai avessero vista, e che questa abbia continuato a sfuggir loro, inducendoli a ritenere, mano a mano che procedeva, che ogni successivo lancio del bastone l’avrebbe abbattuta. In seguito fu notato anche che la lepre li aveva condotti nelle zone più nascoste della montagna e che, sebbene essi avessero tentato di deviarne il percorso verso il villaggio, non erano riusciti nell’intento. Con il calare della sera i compagni di M’Kenna cominciarono a rendersi conto che sarebbe stato folle inseguirla ancora e a intravedere il pericolo di perdersi tra le montagne, se li avesse sorpresi la notte o una tempesta di neve. Proposero dunque di abbandonare la caccia e rientrare in casa; ma M’Kenna non ne volle sentir parlare. “Se volete andare a casa potete farlo”, disse; “quanto a me non lascerò queste colline finché non l’avrò catturata”. Essi lo pregarono e supplicarono di desistere e ritornare indietro, ma senza alcun risultato: sembrava, come dicono gli scozzesi, un ‘fey’ – si comportava cioè come se fosse spinto da un impulso che l’avrebbe condotto alla morte, e al cui controllo nessun uomo può sottrarsi. Infine, vedendolo così irriducibilmente ostinato, lo lasciarono mentre inseguiva la lepre nel cuore delle montagne e ritornarono alle loro rispettive case.
In quel mentre sopraggiunse una delle più terribili tempeste di neve che mai si ricordino in quella parte del paese, e la conseguenza fu che il cocciuto giovanotto, che aveva calpestato sia i principi sacri della religione che quelli dell’autorità paterna, fu dato per disperso. Appena la tempesta si fu calmata i vicini si riunirono e iniziarono la ricerca. Ma la neve era caduta così abbondante che non si poteva distinguere nessuna impronta. Non si vedeva null’altro che un’ampia distesa di candide colline ondulate, dovunque si posasse lo sguardo; e di M’Kenna non si vedeva né si poteva trovare alcuna traccia. Il padre, ricordando allora quanto innaturale era stata la sua maledizione, ne fu sconvolto, perché, anche se ancora il corpo non era stato rinvenuto, chiunque avesse assistito alla furia improvvisa della tempesta e conoscesse le montagne sapeva che non poteva esservi scampo o salvezza. Ogni giorno, per quasi una settimana, gruppi composti di molte persone batterono le alture cercandolo, ma invano. Venne infine il disgelo, e il suo corpo fu trovato sopra un cumulo di neve, steso in posizione supina entro un cerchio che lui stesso aveva tracciato attorno a sé col bastone. Il libro di preghiere giaceva aperto sulla sua bocca, con il cappello messo in modo da coprire sia il libro che la faccia. Non è necessario dire come la morte e le circostanze in cui si era allontanato da casa avessero suscitato molta eccitazione nella zona – e l’emozione era tanto più forte per l’incertezza causata dal fatto che non era stato ritrovato, né vivo né morto, per molto tempo. Alcuni avevano affermato che aveva attraversato le montagne e che era stato visto nel Monaghan; altri che era stato visto a Clones, a Emyvale, a Five-mile-town; ma nonostante tutte quelle belle notizie la triste verità venne infine alla luce quando si ritrovò il corpo, nelle circostanze che ho riferito.

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