CHARLES DICKENS – “David Copperfield”

“Mr. Copperfield!”, esclamò la sorella con la lettera.
Feci qualcosa – credo che m’inchinai – e fui tutta attenzione, mentre interloquiva l’altra sorella.
“Mia sorella Lavinia”, disse, “essendo più pratica di cose del genere, vi esporrà ciò che noi consideriamo possa contribuire alla felicità di entrambe le parti.
Scoprii successivamente che miss Lavinia era un’autorità nelle faccende di cuore, perché era esistito anticamente un certo Mr. Pidger, che giocava a whist, e che si supponeva fosse innamorato di lei. La mia prima opinione è che si trattasse di un assunto del tutto gratuito, e che questo Pidger fosse completamente immune da qualsiasi sentimento del genere, al quale non aveva mai dato manifestazioni di cui mi giungesse eco. Ma miss Lavinia e miss Clarissa avevano la ferma convinzione, tuttavia, che egli avrebbe dichiarato la sua passione, se la sua gioventù non fosse stata troncata (a circa sessant’anni) dal bere eccessivo, e dall’eccessiva ingestione di acqua di Bath, nel tentativo di equilibrare il primo eccesso. Avevano un incrollabile sospetto che fosse morto per questo amore segreto, sebbene possa dire che v’era un suo ritratto nella casa, con un naso color damasco che non sembrava celare segreti del genere.
“Noi non desideriamo”, disse miss Lavinia, “entrare nella storia che è passata. La morte del nostro povero fratello Francis ha cancellato tutto.”
“Noi non usavamo”, disse miss Clarissa, “incontrarci frequentemente con nostro fratello Francis; ma non c’erano aperte divisioni o divergenze tra noi. Francis seguiva la sua strada, noi la nostra. Noi giudicavamo che ciò giovasse alla felicità di entrambe le parti. Ed era così”.
Ognuna delle sorelle si inchinava un po’ in avanti quando parlava, scuoteva la testa dopo aver parlato e ridiventava di nuovo immobile quando aveva terminato. Miss Clarissa non muoveva mai le braccia. Qualche volta picchiettava con le dita dei motivi – marce e minuetti, credo – ma senza muovere le braccia.
“La posizione di nostra nipote, o la sua supposta posizione, è mutata molto con la morte di nostro fratello Francis”, disse miss Lavinia, “e perciò noi siamo convinte che le opinioni di nostro fratello riguardo alle sue prospettive sarebbero mutate. Non abbiamo motivo di dubitare, mr. Copperfield, che voi siate un giovane gentiluomo in possesso di buone qualità e di un onorevole carattere; o che nutriate un affetto – o che pensiate di averlo – per nostra nipote”.
Risposi, come facevo sempre quando ne avevo la possibilità, che nessuno aveva mai amato qualcuno come amavo io Dora. Traddles venne in mio soccorso con un mormorio di conferma.
Miss Lavinia stava per rispondere qualcosa quando miss Clarissa, che sembrava essere incessantemente sospinta dal desiderio di riferirsi a suo fratello Francis, intervenne di nuovo:
“Se la mamma di Dora”, disse, “quando sposò nostro fratello Francis, avesse apertamente detto che non c’era posto per tutta la famiglia alla tavola da pranzo, sarebbe stato meglio per la felicità di tutti”.
“Sorella Clarissa”, disse miss Lavinia. “Forse è meglio non occuparci di questo, adesso”.
“Sorella Lavinia”, disse miss Clarissa, “ciò si riferisce all’argomento. Non penso di interferire con quella parte di cui solo tu sei competente a parlare. Ma su questo punto io ho una voce e una opinione. Sarebbe stato meglio per la felicità di entrambe le parti se la mamma di Dora, quando sposò nostro fratello Francis, avesse detto chiaramente quali erano le sue intenzioni. Avremmo saputo allora cosa attenderci. Avremmo detto ‘per favore, non invitateci mai’; e sarebbe stata evitata qualsiasi possibilità di fraintenderci”.
Quando miss Clarissa ebbe scosso la testa, miss Lavinia riprese, scorrendo di nuovo la mia lettera con l’occhialetto. Avevano entrambe occhietti brillanti, rotondi, scintillanti, che sembravano quelli di un uccellino. Non erano del resto molto diverse da uccellini: per il loro fare rapido, improvviso, e un modo saltellante di rassettarsi le penne, come dei canarini.
Miss Lavinia, come dicevo, riprese:
“Voi, mr. Copperfield, avete chiesto permesso a mia sorella Clarissa e a me di venire qui, come fidanzato di nostra nipote”.
“Se nostro fratello Francis”, disse miss Clarissa, interrompendo di nuovo, se posso definire una interruzione un intervento così calmo, “desiderava circondarsi dell’atmosfera dei Comuni, e solo dei Comuni, che diritto o che desiderio avremmo potuto avere di opporci? Nessuno, certamente. Non abbiamo mai desiderato imporci a nessuno. Ma perché non dirlo? Che mio fratello Francis e sua moglie avessero la loro società, e noi la nostra. Potevamo scegliercela da sole, spero”.
Siccome sembrava indirizzarsi a Traddles e a me, sia Traddles che io mormorammo una specie di replica. Traddles fu inintelligibile. Io credo di aver osservato che tutto ciò faceva molto onore agli interessati. Non so assolutamente cosa intendessi dire.
“Sorella Lavinia”, disse miss Clarissa, sentendosi ora sollevata, “puoi proseguire, mia cara”.
Miss Lavinia procedette:
“Mr. Copperfield, mia sorella Clarissa ed io abbiamo esaminato con molta attenzione la vostra lettera; e non l’abbiamo esaminata senza mostrarla alla fine a nostra nipote, e discuterla con lei. Non abbiamo dubbi che voi crediate di amarla molto”.
“Credo, signora!”, cominciai veementemente, “oh!...”.
Ma miss Clarissa mi diede uno sguardo (proprio come uno sveglio canarino) che sembrava chiedermi di non interrompere quell’Oracolo, e chiesi scusa.
“L’affetto”, disse miss Lavinia, guardando sua sorella per averne l’approvazione, che costei diede sotto forma di un cenno della testa per ogni clausola, “il maturo affetto, non si esprime facilmente. La sua voce è bassa. E’ modesto e riservato, vive nascosto, aspetta e aspetta. Così è il frutto maturo. Talvolta scorre via una vita intera, lasciandolo maturare nell’ombra”.
Naturalmente non compresi che era un’allusione alla sua supposta esperienza del fu Pidger; ma vidi, dalla gravità con cui miss Clarissa annuiva col capo, che a queste parole veniva attribuita grande importanza.
“Le leggere (perché le chiamo, in rapporto a simili sentimenti, leggere) inclinazioni della gente molto giovane”, proseguì miss Lavinia, “sono polvere in confronto alle rocce. E’ per superare la difficoltà di comprendere se si tratta di qualcosa di duraturo o che abbia un effettivo fondamento, che mia sorella Clarissa ed io siamo state indecise sul da fare. Mr. Copperfield e mr….”.
“Traddles”, disse il mio amico, sentendosi guardato.
“Vi chiedo scusa. Del Tribunale di Londra, credo?”, chiese miss Clarissa, dando un’altra occhiata alla mia lettera.
Traddles rispose “proprio così” e divenne intensamente rosso in viso.
Ora, sebbene non avessi ricevuto ancora nessun espresso incoraggiamento, immaginai di scorgere nelle due piccole sorelle, e specialmente in miss Lavinia, un intenso piacere per questo nuovo e fruttuoso soggetto di interesse domestico, una tendenza a sfruttarlo il più possibile, una disposizione a vezzeggiarlo, che mi dava parecchie speranze. Mi parve di intuire che miss Lavinia avrebbe trovato una soddisfazione d’eccezione nel sovrintendere a due giovani innamorati come Dora e me; e che miss Clarissa avrebbe ricavato poco meno piacere vedendola governarci, abbandonandosi al suo particolare argomento quando l’impulso a parlarne diventava in lei abbastanza forte. Ciò mi diede il coraggio di affermare veementemente che amavo Dora più di quanto potessi dire o comunque credere; che tutti i miei amici sapevano che l’amavo, e quanto quest’amore m’aveva reso,più serio. Chiamai Traddles a testimoniare. E Traddles, ispirandosi come se stesse precipitandosi in un dibattito parlamentare, davvero parlò nobilmente: confermando eloquentemente quanto avevo detto io, e in un modo così chiaro, sensibile, pratico, che evidentemente produsse una favorevole impressione.
“Parlo, se mi si permette di dire così, come uno che ha qualche esperienza di cose del genere”, concluse Traddles infine, “essendo io stesso fidanzato ad una signorina… una di dieci, giù nel Devonshire… e non essendovi presentemente alcuna probabilità che il nostro fidanzamento giunga rapidamente a destinazione”.
“Voi potete quindi confermare ciò che ho detto, mr. Traddles”, osservò miss Lavinia, evidentemente prendendo molto interesse a lui, “sull’affetto che è modesto e ritroso, e che attende e attende?”
“Completamente, signora”, disse Traddles.
Miss Clarissa guardò miss Lavinia e scosse gravemente la testa. Miss Lavinia guardò con consapevolezza miss Clarissa e tirò un piccolo sospiro.

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