JAROSLAV HASEK – “Le vicende del bravo soldato Svejk”

Il tenente Lukas stava camminando, arrabbiato, su e giù per l’ufficio dell’11° compagnia di linea, un buco privo di luce all’interno della baracca della compagnia, ricavato dal corridoio con l’aiuto di alcune assi in legno. Un tavolo, due sedie, una boccia in vetro con del petrolio e una branda.
Davanti a lui c’era il sergente furiere Vanek che stava predisponendo la lista per l’erogazione della paga ai soldati e teneva i conti della cucina per la truppa: era il ministro delle Finanze dell’intera compagnia e passava là dentro tutto il santo giorno, dormendoci pure.
In piedi accanto alla porta c’era un fante alquanto grasso, tutto coperto di barba come il gigante Krakonos. Si trattava di Baloun, il nuovo attendente del tenente Lukas, che da borghese faceva il mugnaio dalle parti di Cesky Krumlov.
“Mi ha trovato davvero un’ordinanza coi fiocchi”, stava giusto dicendo il tenente Lukas al sergente furiere, “la ringrazio di cuore per questa piacevole sorpresa. Il primo giorno lo spedisco a prendermi il pranzo alla mensa ufficiali, e lui subito me ne sbafa la metà”.
“Mi si è versato fuori”, aveva detto il grasso gigante.
“Bene, ti si è versato. Ma si poteva versare al massimo la minestra, o magari il sugo, non però l’arrosto col ripieno di salsicciotti di Francoforte. E tu me ne hai portato un pezzettino così minuscolo che c’era bisogno del microscopio per riuscire a vederlo. E dove l’hai ficcato lo strudel?”
“Io ho…”
“Smettila di negare, te lo sei sbafato”.
Il tenente Lukas aveva pronunciato le ultime parole con una serietà tale e con una voce così severa, che Baloun arretrò involontariamente di due passi.
“Io mi sono informato in cucina su quello che avevamo oggi a pranzo. E c’era minestra con gnocchetti di fegato. E dov’è che li hai ficcati gli gnocchetti? Li hai tirati fuori da lì uno a uno lungo la strada, è questa la verità. E poi c’era della carne di manzo coi cetrioli. Che ne hai fatto? Te la sei sbafata allo stesso modo. Due fette di arrosto con ripieni si salsicciotti. E tu me ne hai portato una sola mezza fettina, e allora? E infine due pezzi di strudel! Dove l’hai ficcato? Te lo sei ingozzato, cialtrone d’un maiale, razza di essere abietto. Parla, dove l’hai ficcato lo strudel? Dici che ti è caduto nel fango? Grandissima carogna. E me lo potresti indicare il punto preciso dove se ne sta lì nel fango? Ah, era accorso immediatamente un cane, come l’avessero chiamato apposta, l’aveva agguantato e se l’era portato via? Cristosignore, io ti riempio così tanto la faccia di sberle, che alla fine la testa ti si trasformerà in una bigoncia! E questo farabutto qui continua a negare. Lo sai chi è che ti ha visto? Il qui presente sergente furiere Vanek. Lui viene da me e mi dice: ‘Signor tenente, faccio rispettosamente notare che quel maiale del suo Baloun le sta sbafando il pranzo. Guardo dalla finestra e lui sta lì a ingozzarsi, come non mangiasse da un’intera settimana’. Mi ascolti, sergente furiere, ma non poteva rimediarmi qualche altro animale al posto di questo farabutto qui?”
“Signor tenente, faccio rispettosamente notare che, in tutta la nostra compagnia di linea, Baloun sembrava quello più a modo. E’ un tale imbranato che non si ricorda nemmeno uno soltanto dei regolamenti, e se gli mettete uno schioppo in mano è pure capace che ci scappa qualche disgrazia. Durante le ultime esercitazioni con le cartucce da salva c’è mancato poco e faceva saltare un occhio al commilitone che gli stava accanto. Pensavo che almeno un compito del genere lui fosse capace di svolgerlo”.
“E sbafarsi ogni volta l’intero pranzo al proprio padrone”, disse Lukas, “come se la razione che riceve non gli fosse sufficiente. Non avrai mica fame?”
“Signor tenente, faccio rispettosamente notare che c’ho sempre la fame addosso. Se a uno gli avanza del pane, io glielo compro in cambio delle sigarette, ma è ugualmente poco. Io sono così proprio per natura. Penso sempre di essere sazio, ma quando mai! Non passa neanche un istante e, come prima ancora che mangiavo, subito mi comincia tutto un brontolio nello stomaco: eccolo, è lui, è quella carogna che già inizia a farsi sentire. Qualche volta penso che ormai basta, e che ormai non riesco più a farci entrare niente dentro, ma neanche a pensarci! Vedo uno che mangia, oppure mi basta già solo di sentire il profumo di qualcosa, e subito nel mio stomaco è come se ci avessero appena ramazzato. Lo stomaco mi comincia subito a rivendicare di nuovo i suoi diritti e io mi trangugerei pure un cavallo. Signor tenente, faccio rispettosamente notare di aver già chiesto di poter ricevere una doppia razione; per questa ragione sono stato anche a Budejovice, dall’ufficiale medico del reggimento, ma quello invece della doppia razione mi ha mandato per tre giorni all’infermeria e mi ha prescritto solo una tazzina di brodo per l’intera giornata. ‘Così’, diceva, ‘te l’insegno io, canaglia, ad avere fame. Prova a tornare solo un’altra volta, e vedrai che te ne esci fuori di qui ridotto come una pertica per il luppolo!’ Io, signor tenente, non c’ho neanche bisogno di vedere qualcosa che sia particolarmente buono, a me mi cominciano a stuzzicare le cose più comuni, e subito mi viene l’acquolina in bocca. Signor tenente, faccio rispettosamente notare che chiedo ossequiosamente il permesso di ricevere una doppia razione. E se non avanzerà più della carne, beh, almeno del contorno: delle patate, dei ‘knedlìky’, un po’ di salsa, di quella ne rimane sempre…”
“Bene, Baloun, io sono restato ad ascoltare queste tue sfrontatezze”, rispose il tenente Lukas. “Sergente, ha mai sentito in precedenza di un soldato che, dopo tutto quello che ha già combinato, osi anche essere così sfrontato come questo farabutto? Mi sbafa il pranzo e pretende pure il permesso di ottenere una razione doppia. Te lo faccio vedere io, Baloun, come ti si faciliterà la digestione.
Sergente”, disse rivolto a Vanek, “lo conduca dal caporale Weidenhofer e gli dica di tenerlo legato per due ore nel cortile accanto alla cucina, fino a che questa sera non verrà distribuito il gulasch. E gli dica di legarlo bello alto, di modo che possa tenersi in bilico sulla punta dei piedi, e possa vedere il gulasch che intanto cuoce nella marmitta. E predisponga pure che questa carogna rimanga legato anche durante la distribuzione del gulasch in cucina, di modo che gli prenda a gocciolare la saliva come a una cagna affamata quando se ne sta ad annusare l’aria accanto al negozio di un salumiere. E dica al cuciniere che la sua razione la può pure dividere tra gli altri!”
“Agli ordini, signor tenente. Baloun, venga con me!”
E mentre i due se ne stavano per uscire, il tenente li aveva trattenuti sulla porta e, guardando il viso terrorizzato di Baloun, aveva esclamato con aria di trionfo: “Te la sei voluta tu, Baloun. Ti auguro buon appetito! E se mi combini un’altra volta una cosa del genere, io ti spedisco senza alcuna pietà davanti al tribunale di guerra”.
Quando Vanek rientrò annunciando che Baloun era già tutto bello legato, il tenente Lukas disse: “Lei mi conosce, Vanek, e sa bene che cose simili non mi piace farle, ma non avevo altra scelta. Per prima cosa lei stesso riconoscerà che, se a un cane gli prendete l’osso, lui comincia a ringhiare. Io non voglio avere accanto a me un tale ignobile farabutto, e poi, in secondo luogo, la circostanza stessa che Baloun se ne stia lì legato ha un suo profondo significato, morale e psicologico, per la truppa. Negli ultimi tempi, questi farabutti quando si ritrovano in una compagnia di linea e sanno che domani o dopodomani partiranno per la zona delle operazioni, fanno sempre quello che gli pare”.
Il tenente Lukas aveva un’aria molto addolorata e continuò a voce bassa: “L’altro ieri, durante le esercitazioni notturne, noi dovevamo manovrare, come lei ben sa, contro la scuola per i volontari della ferma annuale, disposta dietro allo zuccherificio. La prima squadra, l’avanguardia, quella avanzava ancora silenziosamente lungo la strada, perché ero io a guidarla, ma la seconda, che doveva avanzare sulla sinistra e mandare le pattuglie avanzate in avanscoperta sotto allo zuccherificio, quella si comportava come fossero di ritorno da una gita. Cantavano e facevano un rumore tale coi piedi che li doveva sentire fin dal nostro campo. Poi sul fianco sinistro, sotto al bosco, per operare una ricognizione del terreno era avanzata la terza squadra, che era almeno una decina di minuti da noi, ma anche da quella distanza li vedeva fumare, quei farabutti, tanti puntini fiammeggianti nel buio. E la quarta squadra, quella che doveva fare da retroguardia, lo sa solo Iddio come era potuto capitare di ritrovarcela all’improvviso davanti alla nostra stessa squadra, per cui pensammo che si trattasse del nemico, e io fui costretto ad arretrare davanti alla mia stessa retroguardia che avanzava contro di me. Si tratta dell’11° compagnia che io mi sono trovato a ereditare. Che riuscirò a fare di loro? Come si comporteranno in un vero combattimento?”
Il tenente Lukas parlava tenendo le mani giunte e con un’aria da martire, mentre intanto la punta del naso gli si era tutta allungata.

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