THOMAS HARDY – “Tess dei D’Urberville”

In quello stesso momento del mattino, Angel Clare stava cavalcando per uno stretto sentiero a dieci miglia di distanza dai commensali, in direzione del vicariato del padre, a Emminster, reggendo, alla bell’e meglio, un cestello con alcune salsicce insaccate e una bottiglia di idromele, gentile omaggio della signora Crick ai suoi genitori. Un bianco sentiero si stendeva dinanzi a lui, che aveva lo sguardo abbassato, ma stava fissando il suo immediato futuro e non la strada. L’amava; doveva sposarla? Avrebbe osato sposarla? Che cosa avrebbe detto sua madre e i fratelli? Che cosa avrebbe detto lui stesso alcuni anni dopo l’evento? Nascondeva la passione di quel momento i germi di un’amicizia fedele o era solo una gioia sensuale per il suo corpo? Tutto dipendeva da questo.
La cittadina di suo padre circondata da colline, il campanile tudoriano in pietra rossa, la macchia d’alberi accanto al vicariato furono finalmente visibili e lui cavalcò in discesa verso il ben noto cancello. Lanciando un’occhiata in direzione della chiesa, prima d’entrare in casa, vide presso la porta della sagrestia un gruppo di ragazze, tra i dodici e i sedici anni, che parevano in attesa di una compagna, che giunse quasi subito: era d’aspetto meno giovane delle amiche e portava un cappello a vasta tesa, un abito da mattino di batista inamidatissima e un paio di libri in mano.
Clare la conosceva bene. Non era sicuro che l’avesse visto, sperava di no, così non si sarebbe sentito obbligato ad avvicinarla e a parlarle, anche se era un’irreprensibile creatura. Un invincibile riluttanza a volerla salutare gli fece decidere che lei non doveva averlo visto. La giovane era la signorina Mercy Chant, unica figlia del vicino amico di suo padre, che i suoi genitori speravano silenziosamente divenisse sua sposa un giorno o l’altro. Era coscienziosamente versata nell’insegnamento della Bibbia e nelle controversie con la morale, e appunto in quel momento stava recandosi a dare lezione. Il pensiero di Clare volò alle appassionate fanciulle pagane, imbevute dell’estate della valle di Var, ai loro rosei visini, punteggiati di nei di sterco, e a una in particolare, fra tutte la più ardente.
Era stato l’impulso del momento a spingerlo a Emminster e quindi non aveva fatto in tempo ad avvisare né il padre né la madre, sperando comunque di arrivare in tempo per l’ora di colazione, prima che i suoi famigliari uscissero di nuovo per gli impegni parrocchiali del pomeriggio. Giunse invece un po’ in ritardo, quando stavano già tutti seduti a tavola. Il gruppetto intorno alla tavola balzò in piedi a dargli il benvenuto appena lui entrò: c’erano suo padre, sua madre, suo fratello. Il reverendo Felix, curato in una città della vicina contea, lontano da casa una quindicina di chilometri, e l’altro fratello, il reverendo Cuthbert, studioso classicista, membro accademico e preside del suo Collegio, venuto da Cambridge per una lunga vacanza.
Sua madre gli apparve in cuffia e occhiali d’argento e suo padre gli sembrò quello che in effetti era: un onest’uomo, timorato di Dio, un po’ smagrito, di un’età che si aggirava intorno ai sessantacinque anni, col pallido viso segnato dai tanti pensieri e propositi.
Sopra le loro teste pendeva il quadro della sorella di Angel, la più anziana, di sedici anni maggiore di lui, che sposatasi con un missionario era andata a vivere in Africa.
Il vecchio Clare era un tipo di prete che in quegli ultimi vent’anni stava scomparendo dalla vita contemporanea: discendente spirituale, in linea diretta, di Wycliff, Huss, Lutero e Calvino, evangelico tra gli evangelici, conversionista, uomo di semplicità apostolica sia nei pensieri che nella pratica di vita, nella sua castigatissima giovinezza aveva riflettuto, una volta per sempre, sui problemi più complessi dell’esistenza non ammettendo ulteriori diatribe su di essi da quel giorno a venire. Era considerato anche dai suoi contemporanei e colleghi un estremista, mentre, d’altra parte, i suoi nemici erano involontariamente attratti dalla sua volontà di perfezione e dalla straordinaria forza che mostrava nel lasciar cadere qualsiasi obiezione ai suoi principi, che cercava di applicare strenuamente. Amava Paolo di Tarso, gli piaceva San Giovanni, mentre arrivava a odiare San Giacomo, per quanto glielo consentiva la sua natura; anche nei confronti di Timoteo il suo atteggiamento era piuttosto dubbio, come pure per Tito e Filemone; la sua mente vedeva il Nuovo Testamento più come una “Pauliade” che come una “Cristiade”, più come un’esaltazione che come un’argomentazione. Il suo credo nel determinismo era tale da assurgere quasi a vizio, a filosofia rinunciataria, nel suo aspetto negativo, affine a quella di Schopenhauer e di Leopardi. Disprezzava i Canoni e le Rubriche, giurava sugli Articoli e si considerava coerente in tutto, il che poteva anche essere vero; una cosa era certa: la sua assoluta sincerità.
Se fosse stato informato o avesse immaginato il piacere estetico, sensuale, pagano, che suo figlio Angel stava provando ultimamente nella valle di Val, al contatto con la natura e con donne fiorenti, ne avrebbe provato un’avversione istintiva? Una volta Angel aveva avuto l’infelice idea di dire al padre, in un momento d’irritazione, che se la Grecia, invece della Palestina, fosse stata la fonte religiosa della civiltà moderna, l’umanità ne avrebbe tratto benefici maggiori; il dolore di suo padre fu di quel genere sterile che non vuole rendersi conto che in una simile affermazione si può celare anche una millesima parte di verità, o una mezza verità o una verità assoluta. Semplicemente, rivolse ad Angel, per qualche tempo, prediche austere. Ma tale era la naturale dolcezza del suo animo da non fargli provare a lungo risentimento, e quel giorno salutò il figlio con un sorriso candido e dolce come quello di un fanciullo.
Angel si sedette e tutto gli dava l’impressione di essere a casa sua; pure non si sentiva più come in passato un membro della famiglia lì riunita. Ogni volta che vi ritornava era conscio di quella differenza e, dall’ultima volta che aveva vissuto al vicariato, questa sensazione era cresciuta in lui sino a renderlo ancora più decisamente estraneo del solito. Le loro aspirazioni trascendentali, ancora inconsciamente basate su una visione geocentrica delle cose, un paradiso zenitale, un inferno nadirale, gli erano estranee quanto i sogni di persone di un altro pianeta. In quegli ultimi tempi aveva visto solo la Vita, aveva sentito solo il completo appassionato impulso dell’esistenza, non viziato, non contorto, non invischiato in quelle dottrine che facilmente cercano di tenere sotto controllo ciò che la saggezza si limita a regolare.
Da parte loro, lo videro molto diverso, una differenza dall’Angel Clare dei primi tempi che si andava accentuando. Si trattava soprattutto di una differenza di comportamento – lo notarono subito – e i fratelli in particolare. Stava prendendo le maniere da agricoltore, teneva le gambe scomposte, la mimica era più espressiva, gli occhi parlavano ancor più della lingua. L’aspetto di studente andava via via scomparendo, e ancor più quello di signorino da salotto. Un arrogante avrebbe affermato che aveva perduto i vantaggi della cultura, e uno schizzinoso che si era fatto rozzo. Tale era il contagio della compagnia e della coabitazione con le ninfette e i contadinotti di Talbothays.
Dopo colazione si recò a passeggiare coi fratelli, due giovanotti non evangelici, ben educati, col marchio di garanzia come l’oro, perfetti fin nelle fibre più nascoste, modelli impeccabili quali uscivano, ogni anno, dal tornio di un insegnamento sistematico. Entrambi erano affetti da miopia, e quando la moda dettò l’occhialino, portarono l’occhialino, quando furono di moda le doppie lenti, portarono le doppie lenti e quando la moda lanciò gli occhiali, immediatamente inforcarono gli occhiali, il tutto senza tener conto del loro particolare difetto visivo. Quando Wordsworth fu messo su un piedistallo, portarono sempre con sé una copia tascabile delle sue opere; e quando Shelley venne deprezzato, lasciarono che i suoi volumi si impolverassero sugli scaffali. Quando si ammiravano le ‘Sacre Famiglie’ del Correggio, loro ammiravano le ‘Sacre Famiglie’ del Correggio; quando questi venne screditato a favore del Velasquez, diligentemente s’inserirono nella nuova corrente senza alcuna obiezione personale.
Se quei due notarono la crescente inettitudine sociale di Angel, lui notò le loro crescenti restrizioni mentali. Felix sembrava essere tutto lui e “Chiesa”; Cuthbert, tutto lui e “Università!”. Sinodo diocesano e Visitazioni erano la molla principale dell’universo del primo; Cambridge, dell’altro. Entrambi i fratelli riconoscevano candidamente che c’erano alcune, irrilevanti centinaia di milioni di esclusi, nella comunità civile, persone che non appartenevano né all’università né alla chiesa; ma li dovevano tollerare piuttosto che stimolare o rispettare.
Entrambi erano figli rispettosi e solleciti, metodici nelle visite ai genitori; Felix, per quanto fosse il germoglio di un più recente atteggiamento nell’evoluzione teologica rispetto a suo padre, era meno generoso e disinteressato di lui. Più tollerante del padre dinanzi a opinioni contrastanti, se queste si presentavano come un pericolo per il loro sostenitore, era invece meno pronto del padre a perdonare se gli sembravano uno spregio al proprio insegnamento. Cuthbert, in ogni campo, era il più liberale, anche se alla sua doviziosa sottigliezza non corrispondeva altrettanta carità.
Mentre passeggiavano lungo il fianco della collina riviveva in Angel la precedente sensazione; qualunque fossero i loro vantaggi nei suoi confronti, nessuno dei due avrebbe visto e vissuto la vita come questa deve essere vissuta. Forse, come la maggior parte degli uomini, le loro possibilità di osservazione non erano all’altezza delle loro possibilità espressive. Nessuno dei due possedeva una concezione adeguata delle complesse forze che operano al di fuori della dolce e moderata corrente in cui loro e i loro colleghi galleggiavano… Nessuno dei due vedeva la differenza tra verità locale e verità universale; né che quello che si diceva o si ascoltava nei mondi ristretti della Chiesa e dell’Università era qualcosa di assolutamente diverso da ciò che il resto del mondo stava pensando.

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