AUGUST STRINDBERG – "La camera rossa"

“Donna Rehnhjelm, siate severa! La Sacra Scrittura dice che bisogna perdonare… perdoniamo la loro vanità!” “Sì, signor Pastore, io perdono, ma non perdono me stessa! Che delle signore sfaccendate si divertano a fare della beneficenza, è perdonabile, è bene; ma che chiamino questa una buona azione, mentre invece è soltanto un divertimento, un divertimento più grande di un altro per l’attrattiva che la notorietà, la grande notorietà che c’è nel veder stampato il proprio nome, offre loro, questo è indegno”. “Allora” intervenne la signora Falk con tutta la forza della sua terribile logica “voi pensate, donna Rehnhjelm, che è indegno far del bene?” “No, mia piccola amica, ma fare stampare che si regala un paio di calze di lana, questo lo ritengo vergognoso”. “Ma regalare un paio di calze di lana è pur far del bene, allora è vergognoso far del bene”. “No, ma farlo stampare, bambina mia, dovreste capire quel che dico” corresse donna Rehnhjelm. La testarda padrona di casa non si dette per vinta, e proseguì: “Allora è vergognoso stampare! Ma la Bibbia è stampata, è vergognoso anche stampare la Bibbia…” “Vogliate essere così gentile, signor Pastore, di continuare” l’interruppe donna Rehnhjelm, un po’ offesa del modo indelicato con cui la padrona di casa sosteneva la sua stupidaggine, ma questa non si arrese ancora. “Allora voi, donna Rehnhjelm, pensate che sia al di sotto della propria dignità scambiare le idee con una persona poco importante come me…” “No, bambina mia, voi mantenete la vostra idea, io non cambio”. “Si chiama discutere questo, mi permetto di chiedere? Forse il signor Pastore vuol essere così buono da spiegarci come si può chiamare questo discutere, se una parte si rifiuta di rispondere agli argomenti dell’altra?” “Mia ottima signora Falk, questo certamente non si chiama discutere” rispose il pastore con un sorriso ambiguo che fece quasi piangere la signora Falk. “Ma non roviniamo una cosa buona con la discordia, signore mie, rimandiamo la stampa finché i fondi diventino più grossi. Abbiamo visto la giovane iniziativa germogliare come un seme e abbiamo visto che molti mani benevole sono disposte a curare la giovane pianta; noi dobbiamo pensare al futuro. La società ha un fondo, questo fondo deve essere amministrato; noi dobbiamo, in altre parole, pensare di cercarci un amministratore, un uomo pratico, che possa alienare queste elargizioni e cambiarle in denaro; dobbiamo, in altre parole, sceglierci un economo. Una persona simile io temo che non la possiamo trovare senza sacrificio pecuniario… e come ottenere l’uomo senza un simile sacrificio? Avete, voi signore, qualche persona adatta da proporre per tale incarico?” No, le signore non ci avevano pensato. “Be’, allora posso proporre io un giovane che penso sarà adatto. Ha qualcosa in contrario la direzione a che l’applicato Ekluna diventi l’economo del ‘Presepio’ con un onorario ragionevole?” No, le signore non avevano niente in contrario, specialmente se lo raccomandava il pastore Skaare, e il pastore lo poteva fare tanto meglio in quanto l’applicato era un suo stretto parente. Così la società si ebbe un contabile con seicento corone di stipendio. “Signore mie” il pastore prese la parola “mi pare che per oggi abbiamo lavorato abbastanza nella vigna del Signore”. Silenzio. La signora Falk guardava la porta sperando di veder giungere il marito. “Il mio tempo è limitato e mi vedo nell’impossibilità di fermarmi ancora. Ha qualcuno da aggiungere qualcosa? No!... Invocando l’assistenza di Dio per la nostra iniziativa, così bene incominciata, auguro a noi tutti grazia e benedizione e non posso farlo con parole migliori di quello che Lui stesso ci ha insegnato per pregare: ‘Abba, caro Padre, Padre nostro…’”. Egli si tacque come timoroso di sentire la propria voce e la compagnia si mise le mani davanti agli occhi come se avesse avuto vergogna di vedersi l’un l’altro. La pausa fu lunga, più lunga di quello che ci si sarebbe aspettati; divenne troppo lunga, ma nessuno osava interromperla; si guardava fra le dita se qualcuno cominciava a muoversi, quando una sonata violenta nell’ingresso richiamò la compagnia in terra. Il pastore prese il cappello, vuotò il bicchiere e assunse l’atteggiamento di uno che vuol svignarsela. La signora Falk era raggiante, perché ora sarebbe venuto lo stritolamento, la vendetta e la riabilitazione e un fuoco vivace le splendeva negli occhi. E venne la vendetta e anche lo stritolamento, perché il cameriere portò una lettera scritta dal marito e che conteneva… gli ospiti non lo seppero, ma videro abbastanza per dire subito che non volevano più incomodare e che erano aspettati a casa. Donna Rehnhjelm, che volentieri sarebbe ancora rimasta per calmare la giovane signora, il cui aspetto tradiva tanta inquietudine, non fu affatto incoraggiata; al contrario, le fu mostrata una così sorprendente premura mentre indossava il soprabito, che sembrava la si volesse vedere in istrada il più presto possibile. Si separarono con molto imbarazzo degli ospiti; i passi si spensero giù per la scala e quelli che se ne andavano poterono sentire, dal modo brusco col quale la serratura veniva chiusa, che la povera padrona di casa si struggeva dal desiderio di restare sola per sfogare i suoi sentimenti. E lo fece. Sola nella grande stanza, scoppiò in un pianto dirotto; ma non erano lacrime che, come una pioggia di maggio, cadono su un vecchio cuore arido; erano il veleno dell’ira e della rabbia che ora le offuscava lo specchio dell’animo per cadervi a goccia a goccia, corrodendo come un acido le rose della salute e della giovinezza!

RICHESTA INFORMAZIONI: AUGUST STRINDBERG – "La camera rossa"


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.