GRAHAM GREENE – "Il potere e la gloria"

Il luogotenente attese che si facesse buio, poi andò lui stesso. Era pericoloso mandare un altro, perché si sarebbe subito sparsa in città la notizia che a Padre José era stato permesso compiere un dovere religioso in prigione. Era più savio non farlo sapere nemmeno al ‘jefe’: non ci si fida dei propri superiori, quando si ha più successo di loro. Egli sapeva che il ‘jefe’ non era contento che egli avesse arrestato il prete; dal suo punto di vista sarebbe stata preferibile una fuga. Nel ‘patio’ poté sentirsi sorvegliare da una dozzina d’occhi: i bambini si raccoglievano lì, pronti a lanciare urli contro Padre José al suo apparire. Egli desiderava non aver promesso niente al prete, ma avrebbe mantenuto la propria parola, perché sarebbe stato un trionfo per quel vecchio mondo corrotto, sottomesso a Dio, potersi mostrare superiore su un punto qualunque: sia nel coraggio, sia nella veracità, sia nella giustizia… Nessuno rispose al suo bussare: egli stette nel ‘patio’ oscuramente, come un postulante. Poi bussò di nuovo e una voce gridò: “Un momento. Un momento”. Padre José si affacciò alle sbarre della finestra e disse: “Chi è là?” Pareva che palpasse qualcosa. “Il luogotenente di polizia”. “Oh” squittì Padre José. “Scusatemi. Sto cercando i calzoni. Nel buio…” Parve sollevare qualche cosa, poi ci fu una detonazione acuta, come se la cintura o le bretelle avessero ceduto. Attraverso il ‘patio’ i bambini si misero a squittire: “Padre José! Padre José!” Quando egli venne sulla porta, non li guardò, mormorando teneramente: “Quei piccoli diavoli”. Il luogotenente disse: “Desidero che veniate al posto di polizia”. “Ma non ho fatto nulla. Nulla. Sono stato così prudente”. “Padre José” squittirono i bambini. Egli disse con tono implorante: “Se è qualche cosa che riguarda una sepoltura, vi hanno informato male. Non ho voluto dire nemmeno una preghiera”. “Padre José, Padre José”. Il luogotenente si volse e uscì nel ‘patio’. Disse furiosamente alle facce dietro le sbarre: “State quieti. Andate a letto. Subito. Avete sentito?” Essi scomparvero uno dietro l’altro ma appena il luogotenente ebbe voltate le spalle, furono lì di nuovo, intenti a sorvegliare. Padre José disse: “Nessuno può far nulla con quei bambini”. Una voce di donna disse: “Dove sei, José?” “Qui mia cara. E’ la polizia”. Una donne enorme in camicia da notte bianca venne, ondeggiando, verso di loro: le sette erano passate da poco: forse ella viveva in quella camicia, pensò il luogotenente, forse viveva a letto. Disse: “Vostra marito” e indugiò su quel termine con soddisfazione, “è desiderato al posto di polizia”. “Chi lo dice?” “Io”. “Non ha fatto nulla”. “Stavo appunto dicendo, mia cara…” “Stai zitto. Parlo io”. “Potete smetterla di ciarlare tutti e due” disse il luogotenente. “Vi vogliono al posto di polizia per vedere un uomo: un prete. Egli desidera confessarsi”. “A me?” “Sì. Non c’è nessun altro”. “Pover’uomo” disse Padre José. I suoi occhietti rosei spaziarono nel ‘patio’. “Pover’uomo!” Si mosse con disagio e gettò un’occhiata rapida, furtiva, verso il cielo, dove roteavano le costellazioni. “Tu non ci vai” disse la donna. “E’ contro la legge nevvero?” chiese Padre José. “Non dovete preoccuparvene”. “Ah no, eh?” fece la donna. “Vi leggo dentro, io. Voi non volete lasciare in pace mio marito. Volete prenderlo in trappola. Riconosco la vostra opera. Voi gli fate chiedere alla gente di recitare le preghiere, lui è una persona gentile. Ma io vi ricordo che è un pensionato dal Governo”. Il luogotenente disse lentamente: “Quel prete ha lavorato clandestinamente per vari anni, per la ‘vostra’ Chiesa. L’abbiamo preso e, naturalmente, sarà fucilato domani. Non è un uomo cattivo, e io gli ho detto che poteva vedervi. A quanto pare, lui pensa che gli faccia bene”. “Lo conosco” interruppe la donna. “E’ un ubriacone. Ecco quello che è”. “Pover’uomo” disse Padre José. “Una volta ha cercato di nascondersi qui”. “Vi prometto” disse il luogotenente, “che nessuno lo saprà”. “Nessuno lo saprà?” sghignazzò la donna. “Tutti lo sapranno, invece. Guardate quei bambini laggiù. Non lasciano mai in pace José”. Continuò: “E’ una faccenda che non finirà più. Tutti vorranno confessarsi, e il Governatore verrà a saperlo e ci toglieranno la pensione”. “Mia cara, forse è mio dovere…” fece Padre José. “Non sei più un prete” disse la donna, “sei mio marito…” Pronunciò una parola volgare. “E’ questo il tuo dovere, ora”. Il luogotenente li ascoltava con una soddisfazione acre. Era come se riscoprisse una vecchia credenza. Disse: “Non posso star qui ad aspettare che abbiate finito di discutere. Venite con me, sì o no?” “Lui non può forzarti” disse la donna. “Mia cara, il fatto è che… Insomma… Io ‘sono’ un prete”. “Un prete” sghignazzò la donna, “tu, un prete!” Scoppiò in una risata, che i bambini alla finestra ripresero, come se tentassero un esperimento. Padre José si portò le dita agli occhi rosei, come se gli facessero male. Disse: “Mia cara…” E il ridere continuò. “Allora, venite?” Padre José ebbe un gesto di disperazione, come per dire: che importanza può avere un fallo di più in una vita come questa? Rispose: “Non credo che sia possibile”. “Benissimo” fece il luogotenente. Si voltò bruscamente – non aveva più tempo da perdere in atti di carità – e sentì la voce di Padre José dire, implorante: “Ditegli che pregherò”. I bambini avevano ripreso coraggio: uno di loro gridò con voce acuta: “Vieni a letto, José”. E il luogotenente rise un poco: un supplemento povero e non convincente al riso generale che ora circondava Padre José, risuonando intorno fin verso le costellazioni ordinate che una volta egli aveva conosciute per nome.

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