UN PROGRAMMA POSSIBILE: ELEVARE LA QUALITA’ DELLA NOSTRA ESISTENZA

Esistiamo. State leggendo queste righe: il vostro cervello funziona. Forse siete preoccupati per qualcosa e avete paura che la vostra vita possa perdere quota o addirittura precipitare. Oppure siete ottimisti, convinti che tutto va per il meglio e che ogni difficoltà ha la sua soluzione. Siete comunque impegnati a vivere e perciò stesso siete indissolubilmente legati a un imperativo assoluto: dovete vivere il meglio possibile. Se non fosse così, se pensate che tutto va male e vada peggio, riflettete: siete così mal ridotti da sprecare stupidamente una opportunità così grande oppure siete convinti che non c’è nulla da fare contro il destino che vi ha condannati per sempre? Non credo che esista un essere umano che non porti dentro di sé, in qualunque circostanza, un briciolo di speranza e di voglia di essere felice.
Avete indubbiamente la vostra filosofia, la vostra scala di valori, le vostre priorità. Va tutto bene purchè vi sentiate sereni, in pace con voi stessi e con gli altri. Avete dato un posto fondamentale all’amore e avete fatto benissimo. Senza l’amore tutto perde senso e tutto appare tragicamente falsato. Ma l’amore, sebbene sia la condizione costitutiva di ogni essere vivente, purtroppo è soggetto a scarsità. Il che significa che forse ne abbiamo meno di quanto vorremmo o di quanto ne avremmo oggettivamente bisogno. Ugualmente, con tutta probabilità, ne diamo meno di quanto potremmo. Nascendo ci siamo aperti al mondo grazie all’amore di nostra madre che ci ha allattato e tenuto in braccio nello stesso tempo. Se ci avesse solo allattato le paure e le angosce avrebbero avuto il sopravvento e saremmo morti o saremmo cresciuti malati nel corpo e nella mente. Le carezze, il contatto pelle a pelle con nostra madre ci ha rassicurato e ci ha fatto sentire importanti e forse anche indispensabili nel mondo. Una madre amorosa, sapiente nelle sue attenzioni verso il piccolo grande candidato alla vita adulta e felice, ci ha insegnato la prevalenza dell’amore qualunque sia la circostanza che viviamo. Ma le madri hanno imparato ad esserlo dalle proprie; è una lunga catena le cui maglie non sempre sono così efficienti. Dunque c’è scarsità d’amore; è per questo che accanto alle gioie ci sono purtroppo le sofferenze per amore. Scarsità significa che l’amore non è come l’aria, che respiriamo liberamente a sazietà senza dover pagare nessuna tariffa. L’amore va conquistato, va ripagato, ci può essere sottratto, ci può essere negato. Guai se non abbiamo imparato questo; guai se l’amore ricevuto dai nostri genitori non è stato sufficiente o adeguato a insegnarci che l’amore si paga. Innanzi tutto con l’amore e poi con l’equilibrio personale che ci siamo costruito grazie all’amore che ci è stato dato fin dal momento del nostro concepimento. Qui potremmo riflettere sull’ingiustizia del mondo: chi ha ricevuto poco amore è più affamato d’amore ma purtroppo meno idoneo a pagarselo. E’ un discorso che può avere tante eccezioni ma che è indubbiamente vero. E’ la stessa assurdità per cui le banche prestano a chi ha già abbastanza e non prestano nulla a chi non ha nulla. E’ una assurdità piena di logica: le banche normalmente non fanno beneficenza e prestano solo a chi dà garanzia di restituire con gli interessi. Ma quali sono le garanzie che dobbiamo dare affinché l’altro investa affettivamente su di noi? Il capitolo delle pulsioni sessuali ci dice che la bellezza del corpo è un ottimo asso da calare nelle fasi iniziali del gioco. Ma se hai soltanto quell’asso è improbabile che tu vinca la partita. La bellezza è decisiva solo se unita a un accettabile equilibrio personale. Bassi livelli d’ansia uniti a una solida autostima certamente servono di più di un corpo attraente non sorretto da una personalità positiva. I giovani dovrebbero riflettere su loro stessi e cercare di migliorare le garanzie da dare al futuro partner investitore. In questo senso va molto bene frequentare l’estetista ma potrebbe essere una mossa intelligente fare un colloquio con lo psicologo. L’abbiamo detto: l’intelligenza. E’ inutile nasconderselo: è una componente essenziale per conseguire una vita felice. Il motivo è semplice: il soggetto più intelligente sa farsi una scala di priorità più efficace nelle varie situazioni. Chi è più intelligente preferisce essere anziché apparire. Chi è più intelligente preferisce vivere un sentimento di autenticità e di libertà anziché seguire le mode e essere per forza schiavi degli stati simbolo e dello chic dettato da altri. Chi è intelligente fa tutto per eliminare i pregiudizi e diventare aperto a ogni stile di vita, ma se deve scegliere tra le cose durature e le cose effimere, non ha dubbi. Le pulsioni sessuali hanno la loro importanza ma di fronte all’equilibrio mentale dei figli per una persona intelligente non c’è confronto. Quel che voglio dire è che ci vuole una buona dose di stupidità per fuggire con l’amante e lasciare i figli piccoli. Una persona intelligente capisce che deve risolvere i propri problemi sessuali soprattutto per rinforzare la coppia e dare stabilità alla famiglia. Quelli che interrompono la psicoterapia per risparmiare i soldi per la vacanza all’estero, tanto anche la vacanza ti migliora psicologicamente, fanno il paio con quelli che cambiano spesso partner nella convinzione di stabilizzare il proprio desiderio altalenante. E’ tipico delle menti poco brillanti proiettare all’esterno i problemi che sono insiti al loro interno. Queste persone sono quelle che in un delirio di superiorità distruggono il rapporto su cui si fondava il proprio equilibrio, salvo poi implorare il ritorno di quel partner che forse nel frattempo ha aperto gli occhi. Nella nostra epoca l’intelligenza non serve per sopravvivere (sopravvivono tutti), ma serve indubbiamente per vivere bene. Ciò significa preoccuparsi certamente della propria persona, ma con un occhio molto attento alla propria personalità. La persona intelligente capisce subito se c’è qualcosa da correggere nella propria psicologia, e lo fa. Lo fa soprattutto per non far pagare nessun prezzo esoso a chi gli sta vicino. Una mamma intelligente potrebbe decidere di regalare al suo nascituro una mamma meno ansiosa e più equilibrata. Come regalo è il massimo; ma bisogna capirlo per tempo. Se questo mondo va ancora così male è perché i genitori annaspano faticosamente nel loro ruolo e tuttalpiù chiudono la porta quando i buoi sono già fuggiti. La persona più intelligente previene e così evita di piangere dopo lacrime impotenti. Non dico che per vivere bene bisogna essere dei lucidi strateghi della propria vita, ma almeno saper dare il giusto peso ai primi segnali del disagio psicologico. Porsi alcune domande cruciali in certi momenti della nostra vita può essere l’inizio della felice scoperta di un mondo nuovo e positivo: davvero ha senso convivere con l’ansia, con la depressione, con il disagio sessuale? Chi è più intelligente risponde che non ha senso, anche se magari il suo pessimismo è elevato. Chi è meno intelligente si sente autosufficiente, competente al cento per cento di come si allevano i figli, di come si tratta con il prossimo, di come si vive la sessualità, di come ci si rapporta con una donna o un uomo. Questi sanno bene che cosa fare se il loro partner li tradisce: non chiedersi assolutamente il perché e casomai rivolgersi all’avvocato. Essere intelligenti è importante per evitare grandi errori nella vita e per essere capaci di invertire la rotta quando ci si accorge di aver sbagliato. Ma chi sbaglia e persiste nell’errore non è detto che manchi di intelligenza. Forse semplicemente non ha mai imparato a usare il cervello e si è affidato a emozioni e sentimenti distruttivi come l’odio, il rancore, l’invidia, l’aggressività, l’estremismo ideologico, politico, religioso. Non usa bene il proprio cervello chi mette al primo posto le gonadi con le relative secrezioni. La sessualità va messa al posto giusto, e sempre al di sotto dell’affettività e delle sue attinenze. Chi è genitore ha anche diritto di innamorarsi di un’altra persona ma non ha diritto di anteporre questo amore all’equilibrio dei propri figli. Ci sono delle rigide gerarchie biologiche che non possono essere impunemente ignorate. Il ruolo di genitore è incomparabilmente più importante di quello di partner sessuale. Se le gerarchie sono chiare anche i ragionamenti e le scelte saranno conseguenti. Se un innamoramento extra-coniugale rischia di far saltare la nostra famiglia, state pur certi che c’è qualcosa che non va in noi, e faremmo bene a parlarne con uno specialista. Si dice che al cuore non si comanda, ma tante volte dietro la parola cuore c’è una situazione mentale problematica. Chi si innamora troppo facilmente potrebbe avere seri problemi di ordine affettivo. Bisogna amare l’amore e avere un po’ di sana diffidenza nei confronti dell’innamoramento. Se amiamo innanzitutto la nostra famiglia, il prossimo, il mondo con tutto quello che contiene abbiamo i piedi sulla strada giusta e possiamo vivere positivamente. Se abbiamo bisogno di innamorarci per sentirci vivi, potremmo essere al livello del tossico-dipendente che ha bisogno della dose per evitare la crisi di astinenza. Non c’è niente di più assurdo della pretesa che l’innamoramento duri per sempre. E non c’è niente di più penoso di una persona che non sa valorizzare quello che resta dopo l’innamoramento: l’affetto, la stima, la condivisione di una esperienza unica come quella della nascita dei figli e del loro bisogno unificante di avere una coppia di bravi genitori.
La diffidenza verso l’innamoramento deve significare anche un giudizio negativo verso ogni forma di fideistico esclusivismo. Una passione troppo esclusiva cela sempre dei problemi psicologici. Si può praticare uno sport con passione, ma ci sono dei limiti che non vanno superati. Stessa cosa per la passione per la politica: vi si può dedicare la vita a patto che la vita sia anche qualcos’altro. La fede religiosa: per tanti può essere un grande aiuto nel cammino della vita, ma quando è un’idea fissa non possiamo camuffare la realtà: è un’idea fissa al pari di qualunque altra idea fissa. La limitatezza ripetitiva del pensiero è un problema da sottoporre allo psicologo anche se abbiamo l’impressione di pensare cose sublimi. Ci sono argomenti che per il solo fatto che ci destano interesse giustificano il sospetto di una patologia. Tutto quello che riguarda l’esoterico, l’occultismo, la magia, il satanismo, la parapsicologia una mente equilibrata lo butta senza esitazione nel cestino della cartastraccia. Un pensiero positivo e lineare oltre a significare intelligenza esprime equilibrio psicologico e potenzialità a vivere felice. Quando il pensiero ha la sua radice nell’odio è sempre negativo e nefasto. Sia per la nostra filosofia di vita che per il nostro modo di pensare quotidiano chiediamoci se la radice è connessa all’amore. In caso di risposta negativa preoccupiamoci di capire che cosa non va nella nostra vita. Imparare a pensare meglio equivale a vivere meglio per noi stessi e per chi ci sta vicino. Chiediamoci se l’ansia e la depressione non condizionino troppo il modo del nostro essere nel mondo. I sentimenti negativi come la paura, la gelosia, l’invidia, l’avidità distorcono gravemente la percezione del mondo e il nostro inserimento. Vivere in maniera falsata significa inevitabilmente vivere male e rendere la vita difficile agli altri. Anche se non si tratta di trave diamo il peso che merita alla pagliuzza che abbiamo nell’occhio. Con il dovuto rispetto per tutti è giusta la distinzione tra le persone positive e persone non positive. E la differenza sta nella capacità di sapersi mettere in causa evitando di attribuire all’esterno la responsabilità di tutti gli inconvenienti. Che siano gli altri, la sfortuna, il destino ogni scusa è buona pur di evitare di guardarci dentro e di fare autocritica. Se le cose vanno male non siamo responsabili di nulla, abbiamo l’alibi di ferro della nostra buona fede; ma dimentichiamo che volutamente abbiamo messo la nostra ragione tra le cianfrusaglie che non si usano più. Vivere male vuol dire non aver mai imparato a mettersi in causa. Se la nostra vita è minacciata dalla dipendenza: dall’alcol, dalle droghe, dal gioco, dalle dottrine che equivalgono al lavaggio del cervello, dal sesso compulsivo, dall’eccessivo bisogno d’affetto siamo troppo impegnati a costruirci giustificazioni per chiederci se la nostra vita sta pericolosamente direzionata verso il burrone. Il privilegio dell’essere umano è di avere una grande mente; la sua immensa disgrazia è che in gran parte tale risorsa non viene adoperata. Se investissimo di più sulle potenzialità della nostra mente certamente saremmo più felici e più innamorati gli uni con gli altri.
Siamo abituati a correre ai ripari quando il problema irrompe nella nostra vita sconvolgendola. Abbiamo scarsa attitudine a prevedere e a prevenire. Se siamo ansiosi non riteniamo di dover fare nulla finchè il panico, le fobie, le ossessioni, le difficoltà sessuali ci impediscono di vivere la normalità. Non ci rendiamo conto che l’ansia, anche in assenza di sintomi specifici, ci condiziona pesantemente la vita. Non abbiamo un termine di paragone e dunque non ci rendiamo conto che senza ansia la nostra vita avrebbe probabilmente preso una piega nettamente migliore. Avremmo avuto più esperienze positive e dunque più libertà quando si è trattato di scegliere il partner con cui abbiamo costruito la famiglia. Avremmo vissuto un rapporto di coppia più coinvolgente e più soddisfacente, con una sessualità più ricca e più gioiosa. Avremmo allevato molto meglio i nostri figli e li avremmo fatti crescere più sicuri ed equilibrati. Avremmo basato la nostra professionalità su una maggiore autostima e sicuramente avremmo avuto molte più soddisfazioni dal nostro lavoro. Avremmo avuto più successo sociale e gli altri ci avrebbero considerato e gratificato di più. E avremmo avuto meno fretta nel fare le cose per cui avremmo gustato di più i momenti della nostra quotidianità e il risultato complessivo della nostra azione sarebbe stato di gran lunga migliore. Senza che ce ne accorgessimo abbiamo bruciato una parte considerevole del sapore gratificante dell’esistenza avendo troppa fretta di crescere i figli, di vivere la nostra esplosione ormonale e il nostro erotismo, di mettere a nanna i nostri genitori in una tomba.
Il segreto per vivere bene è imparare. Non cose poco importanti, ma a conoscersi meglio e a migliorare quello che va migliorato in noi. Così capiamo sempre più che cosa vuol dire amare ed essere amati. Così ci togliamo dalla testa l’assurda pretesa di essere amati indipendentemente da quello che siamo e da quello che valiamo. Così impariamo a dare agli altri quello che poi ci fa capire il valore di ciò che riceviamo in cambio. Così si ridurrebbe la schiera innumerevole dei capponi che si credono aquile. E la gente si valuterebbe meglio evitando gli insidiosi percorsi dei sentimenti di inferiorità. Ci sarebbe più autenticità nell’interazione tra gli umani e sarebbero inutili tanti meccanismi di difesa e di prevenzione. L’investimento affettivo sarebbe più agevole e più duraturo in mancanza dei mille trabocchetti legati alla cura dell’apparire e non dell’essere. Chi è convinto che il mondo va migliorato dovrebbe convincersi che la cosa più sensata che si può fare è migliorare se stessi.
La psicoterapia da quando esiste ha cercato di togliere le persone dall’ansia, dalla depressione, dall’angoscia. Riuscendoci spesso e talvolta fallendo. Ma il mondo è andato avanti e la gente se è malata si cura in modo diverso da come si curava ai tempi di Claude Bernard. C’è chi si fa vanto di usare le stesse tecniche psicoterapiche che Freud usava un secolo fa. Allora c’erano i calessi e oggi nessuno li preferisce alle automobili. Ma ben inteso chi ancor oggi vuole andare in calesse ne ha il sacrosanto diritto.

Domenico Iannetti

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