IL LINGUAGGIO DEL CORPO PRECEDE E QUALCHE VOLTA ANNULLA QUELLO VERBALE.

Gli atteggiamenti che il nostro corpo assume nelle varie circostanze è come un libro magico che rivela profonde verità a chi sa leggerne le parole, le frasi, i periodi. Gli umori, i sentimenti, gli atteggiamenti, la sincerità o la doppiezza, il carattere: il corpo è in grado di rivelare le cose più intime anche nel caso in cui la voce umana è adoperata per dissimulare, per camuffare, per ingannare. Anche facendo la fila all'ufficio postale ci si può esercitare a scoprire che cosa passa nella testa delle persone che magari si muovono troppo, si toccano frequentemente il naso, si accostano agli altri o si tengono il più discostati possibile. L'impazienza con cui si aspetta il proprio turno non sempre vuol dire che si è lasciato la pentola sul fornello acceso; l'eventuale protesta per la lentezza degli impiegati dice tantissime cose della personalità del soggetto a seconda delle modalità con cui tale protesta avviene. Le espressioni non verbali hanno un carico comunicativo che è pari, al livello di logica e di comprensibilità, a quello del linguaggio fatto di parole. Dai gesti di coloro che attendono all'interno dell'ufficio postale possiamo capire oltre alla fretta, anche i livelli d'ansia e lo stato dell'umore, il grado di estroversione, di perfezionismo, di intraprendenza e quant'altro. Se alle posture uniamo il modo di vestire e l'accuratezza della pettinatura o del trucco possiamo avere la fotografia nitida dell'atteggiamento relazionale di molte persone. Non parliamo poi delle informazioni olfattive, che in un contesto di eleganza e accuratezza del vestiario, ci può dire davvero molto sul grado di sicurezza e di autostima di quel soggetto. Un profumo intenso e persistente quasi invariabilmente rivela un fondo di forte insicurezza del suo portatore. Il guardare le mani ci fornisce una massa enorme di informazioni non solo in relazione al grado di cura della pella e delle unghie, ma anche al modo di tenere le dita. Tenere le dita tese può indicare un certo grado di distacco e tendenza all'apparire. Tenere le dita flesse può indicare un temperamento più solidale, più pratico e più portato all'azione.
Va precisato che le nostre deduzioni in una data circostanza non possono avere valore assoluto essendo molto ampia la possibilità di variabili. Ma non c'è dubbio che abituarsi a capire gli altri percependo con attenzione gli atteggiamenti sia un esercizio utilissimo. Infatti non bisogna mai credere alle autoproclamazioni e alle difinizioni caratteriali che ciascuno dà di sé. Il mestiere che faccio mi ha abituato a credere francamente falso ogni proposizione che segue "sinceramente", "dico la verità", "io ho una parola sola", "con me può stare tranquillo", ecc. Quel che voglio dire è che non possiamo capire l'affidabilità di qualcuno sulla base delle informazioni che lo stesso interessato ci fornisce. Del resto sarebbe ridicolo dire: è onesto, o affidabile, o capace perché me l'ha detto lui stesso. Questo non significa avere un'idea troppo pessimistica dell'essere umano, ma nutrire quella sana diffidenza che poi ci consentirà di trarre il massimo del buono dagli altri.
Dunque il corpo parla e questo linguaggio ci deve apparire sempre più familiare e denso di informazioni importanti. Per esempio distinguere un sorriso vero da uno falso costitisce una capacità preziosa per valutare gli altri. La presenza delle rughe d'espressione intorno agli occhi ci dicono se quel sorriso viene dal cuore o meno. Non basta dunque scoprire i denti per pretendere di sorridere. La maggior parte delle persone si lascia sfuggire indizi importanti delle proprie emozioni. Quando queste sono molto forti come l'angoscia, la depressione, la felicità la dissimulazione è molto difficile per chiunque. Sentimenti più sfumati di piacere o di dispiacere, stati non estremi di bisogno tipo la fame o la sete, il desiderio e l'eccitazione sessuale possono essere anche dissimulati ma molti stati del corpo, soprattutto del volto e della voce sono in grado di rivelarli. Sono stati fatti degli esperimenti in cui una bella donna parlando con un estraneo esprimeva superiorità assumendo nel contempo atteggiamenti che la contraddicevano come titubanza, timidezza, rispetto, sottomissione. Successivamente accadeva il contrario: la stessa donna con le parole esprimeva un senso di inferiorità, mentre l'atteggiamento risultava altezzoso, scostante e superbo. In entrambi i casi la donna suscitava sentimenti influenzati molto più dall'atteggiamento che da quello che diceva. E' la dimostrazione della supremazia dei segnali non verbali. Ciò significa che gli "attori" possono essere facilmente smascherati poiché il mestiere del recitare non è pane per tutti i denti.
Vediamo ora quali segnali non verbali sono più rivelatori della "verità" dei sentimenti. Il contatto fisico essendo la modalità principale con cui i bambini chiedono affetto ai genitori, esprime direttamente amicizia, cordialità, incoraggiamento, ma anche per convesso aggressività. La vicinanza è un elemento molto significativo circa la maggiore o minore intimità tra le persone. Quando una persona nell'interloquire si pone troppo distante esprime insicurezza, diffidenza, timore, scarsa disponibilità, rifiuto. Contrariamente l'avvicinarsi molto esprime un desiderio di intimità e un bisogno di essere accettati. La distanza dall'interlocutore, che si sceglie nelle varie circostanze, esprime anche la personalità più o meno introversa e più o meno sicura di cui il soggetto è portatore.
La postura che si assume è densa di significati. Restare in piedi o mettersi seduti, muovere le braccia, le gambe o il tronco esprime stati affettivi ed emozionali. Una persona depressa tenderà a sedersi accasciata, una ansiosa si terrà eretta e avrà continui movimenti che denotano tensione muscolare. Nella conversazione l'avvicinarsi con il tronco esprimerà interesse e coinvolgimento. Al contrario l'allontanarsi con il tronco dall'interlocutore esprime scarsa voglia di dialogare.
L'espressione del volto rappresenta il cuore della comunicazione non verbale. Basti pensare al valore e all'impatto comunicativo del sorriso e del pianto. La gioia, la tristezza, la sorpresa, il disgusto corrispondono ad altrettante espressioni universali del volto che non risentono minimamente delle diversità delle varie culture. Ogni zona del volto costituisce un pezzo di grammatica del linguaggio universale dei sentimenti. Una piega della bocca, l'inarcarsi di un sopracciglio, i movimenti degli occhi, l'arricciare il naso, le rughe di espressione sono dei potenti significanti che conferiscono il massimo di contenuti anche alle espressioni verbali. E' stato stimato che il messaggio verbale dipende solo per il 7% dalle parole usate, per il 38% dal tono della voce, per il 55% dall'espressione del viso. I muscoli mimici della faccia occupano un'enorme porzione nelle zone del cervello da cui partono gli ordini per il movimento muscolare, ovviamente molto molto di più dei muscoli delle braccia e delle gambe. Solo i muscoli delle mani possono reggere il paragone. Si pensi solo che la sopracciglia può assumere ben ventitre posizioni diverse. I maschi in particolare si servono molto più delle femmine di tali espressioni.
Lo sguardo è un grande biglietto da visita della sicurezza di ciascuno: l'insicuro ce l'ha ciondolante e guarda molto poco l'interlocutore in faccia, la persona sicura, invece, guarda spesso l'altro negli occhi. Le varie modalità con cui guardiamo gli altri possono esprimere amore, ammirazione, distacco, vergogna, timidezza, abbattimento, ansia, ma anche aggressività e odio. Il nostro sguardo può essere prolungato e insistente oppure fuggevole e remissivo, può essere autoritario o dolce, intenso o ostentatamente distratto. Quando due persone si guardano a lungo, soprattutto se si tratta del primo incontro, probabilmente sono agli esordi di un rapporto di simpatia. Certamente in qualche caso fissare troppo l'interlocutore può avere una valenza negativa o essere un segno di maleducazione.
Il tono della voce fa trapelare sentimenti ed emozioni anche quando le parole dette non vanno al di là della banalità. Un tono di voce bassa può rappresentare piacere, noia, sorpresa, paura, rabbia. Il cambiare tono può veicolare sia amicizia che ostilità. La fluidità o l'esitazione rivelano normalmente lo stato emotivo del parlante. L'insicuro esita e incespica sulle parole, mentre il depresso si esprime con un tono basso e monotono.
Se sappiamo tenere conto dei tanti elementi che il linguaggio del corpo ci suggerisce la nostra capacità di lettura degli stati mentali altrui aumenterà notevolmente. Lo studioso Desmond Morris ha lumeggiato l'importanza di azioni e gesti nella comunicazione umana. Esistono azioni innate come lo sternuto, il sorriso e il pianto. Ci sono azioni scoperte e adottate nel corso della vita come accavallare le gambe o incrociare le dita. Poi vi sono tanti atteggiamenti più personali che vengono mutuati da altre persone. Altri atteggiamenti possono essere conseguenza di appositi insegnamenti. Vi sono comportamenti meccanici come grattarsi o il correre se si ha fretta. Vi sono comportamenti più strattamente espressivi come sorridere o fare smorfie. Tanti gesti hanno carattere mimico tendendi a rappresentare qualcosa o qualcuno. Vi sono atteggiamenti a carattere simbolico che possono esprimere idee o stati d'animo. Vi sono poi tutti i gesti che rientrano nella ritualità sociale come il cenno di saluto o la stretta di mano. Ogni cultura ha i suoi gesti tipici, che possono essere largamente condivisi da molte culture o risultare del tutto esclusivi. Annuire con movimenti verticali del capo o scuotere la testa in senso di diniego sono gesti praticamente universali. Più specifici risultano l'incrociare le dita in segno di buon auspicio o il fare "marameo". Espessioni culturalmente più definite sono lo stringere le mani sopra la testa in segno di giubilo per la vittoria, e il pollice ritto o il pollice verso che trae origine dai ludi circensi romani. Non raramente un gesto può assumere significati opposti nelle diverse culture. Un esempio potrebbe essere il battersi le dita sulla tempia: da noi significa "quello è picchiato", altrove potrebbe voler indicare finezza mentale e intelligenza.
Il linguaggio esclusivamente fatto di parole sarebbe una misera cosa senza la ricchezza dei gesti espressivi del corpo, che sono i veri itinerari attraverso cui la "vita vera" passa da una mente umana all'altra.

Domenico Iannetti

SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT. IANNETTI PER I PROBLEMI DI COPPIA. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it

Per informazioni sui week-end terapeutici presso il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare il sito: www.villaoasiperugia.it

RICHESTA INFORMAZIONI: IL LINGUAGGIO DEL CORPO PRECEDE E QUALCHE VOLTA ANNULLA QUELLO VERBALE.


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.