IMPARARE L'UMORISMO VUOL DIRE APRIRSI UN VARCO VERSO UN'ESISTENZA MIGLIORE.

Ormai è divenuto un luogo comune ripetuto da tutti: ridere fa bene alla salute! Per la verità, poi, nessuno ti spiega in concreto come fare a ridere quando la vita è un'inestricabile sequela di rogne e di dispiaceri. Qualcuno magari ti suggerisce di guardarti dentro e di cercare di modificare qualche situazione interna in modo da favorire a poco a poco una maggiore "levità dell'essere". Ma palesemente è molto più facile dirlo che farlo.
Quando si riesce a ridere per qualcosa, nel nostro organismo si verifica una scarica di tensioni accumulate che nella mente producono il benefico effetto di sdrammatizzare quello che appariva come un groppo difficile da digerire. Dunque ridere è come versare del lubrificante negli ingranaggi. Tutto tende a divenire meno complicato e più alla portata di qualche soluzione positiva. E' vero che tante volte il riso non è autentico. E' un riso nervoso, amaro troppo infognato nel pessimismo o nel disfattismo. Quindi perché il ridere ci aiuti davvero a vivere bisogna che sia se non figlio almeno parente stretto dell'umorismo.
Già Freud vedeva nell'umorismo una semplificazione positiva dell'aggressività che altrimenti avrebbe prodotto un cruento scontro armato. Dunque la battuta di spirito al posto della clava. Quindi riuscire a limitare l'ostilità all'ironia, al sarcasmo o alla risata aperta a infinite sfumature vuole dire indirizzare l'energia compressa, nei canali dell'intelligenza. Il piacere che ci provoca la battuta di spirito muove i meccanismi cerebrali della gratificazione disinnescando nel contempo ansia e aggressività.
Avere il dono dell'umorismo è come essere fornito di un passaporto che ci fa superare facilmente molte frontiere senza pagare prezzi esorbitanti. Abbiamo già detto dell'aggressività. Ma anche la semplice presa di distanza da una persona o da una situazione può essere agevolmente effettuata tramite l'umorismo. Ridere di qualcuno, di un atteggiamento o di un fatto ci consente di risparmiare le troppe energie che richiederebbero il rancore e l'acrimonia. Anche il desiderio in tutte le sue varie tipologie, ivi compreso quella sessuale, può convogliarsi nell'espressione umoristica che ci consente di adottare modalità socialmente accettate e di tenerci fuori da un coinvolgimento troppo gravoso e pericoloso per noi.
I terroristi che mirano alle stragi indifferenziate e a volte gettano nello scarico la loro stessa vita sono dannatamente privi di qualunque affinità con l'umorismo. Il loro squallido grigiore dà i brividi. Le battute di spirito contro i politici hanno una grande efficacia (poiché colgono spesso il cuore del bersaglio) ed evitano scelte che mortificano la dignità della vita umana. L'anarchico Bresci invece di esplodere un colpo di pistola contro Umberto 1° poteva fargli una pernacchia la cui efficacia polemica non sarebbe stata da sottovalutare. Gaetano Bresci così facendo si sarebbe allungato utilmente la vita lasciando che anche quella del re seguisse il suo corso. La causa anarchica ne avrebbe sicuramente tratto vantaggio. La persona altolocata che detiene un potere inviso a quelli che ne patiscono gli effetti va uccisa con l'arma dell'umorismo, mai con le armi vere. Infatti se la si uccide con le armi vere, dopo i solenni funerali ci sarà qualcun altro che prenderà il suo posto e probabilmente lo spazio per ridere sarà ulteriormente ridotto. Quando si riduce lo spazio per ridere, la vita di chi ha poco diviene ancor più grama. Bisogna avere il fiato lungo e la capacità di attendere che l'individuo pomposo scivoli su una buccia di banana. Allora la risata sarà piena e liberatoria.
Per convivere meglio in una società complessa l'umorismo è un fattore indispensabile di civiltà e un ammortizzante degli inevitabili contrasti. Essendo l'aggressività doverosamente rivolta all'esterno dobbiamo sostenere dei feticci ad uso umoristico che fanno sì che gli stereotipi restino bonari e non diventino veri e propri pregiudizi. Così nelle barzellette è ricorrente l'avarizia dei genovesi e degli scozzesi, la rigidità dei tedeschi e l'impassibilità degli inglesi.
Nell'espressione dell'umorismo poniamo una distanza tra noi e gli altri e per far questo dobbiamo per così dire porci su un piedistallo di superiorità. In tante barzellette in cui si prendono a bersaglio varie tipologie umane è implicita una certa "cattiveria". Così quando si deridono le donne al volante si dà per scontato (a mio avviso sbagliando) una superiorità dei maschi in tal senso. E quando ridiamo del balbuziente, del timido, dell'ignorante, dell'ubriacone, del matto sottolineamo la nostra totale superiorità rispetto a costoro e anche un rituale scaramantico perché il destino non ci giochi lo scherzetto di farci cadere così in basso.
Abbiamo espresso altrove il concetto che la sessualità umana è inestricabilmente legata all'ansia. E' questo principalmente il motivo per cui le cose del sesso fanno spesso l'oggetto di molte barzellette, magari classificate come "sporche". La sessualità è stata sempre coartata con censure e divieti per cui tante volte essa veniva sequestrata dai sacri velami tipici dei tabù. Allora l'unico modo per aprirsi un varco nella cinta assediante era il ricorso all'umorismo, che se non ci permetteva di dire pane al pane almeno ci consentiva di evocarlo parlando di spighe di grano. E' come l'educazione sessuale di una volta che si svolgeva dilungandosi oltremisura sull'impollinazione degli ovuli dei fiori.
Tante volte la realtà è troppo tirannica e ripetitiva per cui avvertiamo tale rigidità come una minaccia. L'umorismo ancora una volta ci consente di allentare la pressione e di entrare attraverso la dimensione scherzosa nell'irreale e nel surreale. In questo modo si realizza l'aspettativa infantile che crede che le fantasie possono mutarsi in realtà. E' lo stesso meccanismo che costituisce il fascino immutabile delle favole. Il cane che parla, il gatto che indossa gli stivali, l'asino che vola sono deroghe divertenti della seriosità del reale sempre uguale a se stesso. L'interesse immutato per un libro come "Alice nel paese delle meraviglie" (1865) di Lewis Carroll si spiega con la magia del gioco logico e verbale che dissolve la rigidità del reale. In questo modo si comincia a dare un grande spazio al sogno e all'onirismo per cui la vita mentale e interiore acquista la stessa dignità di quella esteriore e socialmente condivisa.
L'umorismo aiutandoci a scaricare le tensioni ci insegna a relazionarci meno drammaticamente con il mondo e ad avere anche un rapporto migliore con noi stessi. L'autoironia è un segno di equilibrio, di maturità e di saggezza. Chi sa ridere di sé si presenta nel modo migliore agli occhi degli altri e facilità le relazioni smussando i contrasti. Questo è tanto vero che ne abbiamo la riprova nel fatto che chi è del tutto privo di umorismo e di autoironia risulta anche incapace di veri rapporti con il prossimo. E' il caso delle personalità paranoidi che sono del tutto incapaci di ridere di loro stesse e quindi totalmente refrattarie agli appelli relazionali. Proprio perché in questi soggetti manca del tutto la dimensione dell'umorismo essi caricano ogni contatto sociale di gravami a dimostrazione del fatto che ridere si traduce in una formidabile scarica di tensioni e di ansie. Gli studenti in attesa di iniziare un esame hanno imparato a scherzare e la battuta di spirito è efficace per sedare l'ansia. E' stato dimostrato che un professore gioviale e scherzoso durante l'esame favorisce performance nettamente migliori soprattutto degli studenti più ansiosi. La stessa domanda posta in maniera umoristica favorisce risposte migliori da parte degli studenti portatori di maggiore ansia, il che dimostra il potere ansiolitico dell'umorismo. Ciò non deve stupire se pensiamo che l'ansia è un surplus di drammatizzazione della realtà, e l'umorismo è l'esatto contrario: una visione sdrammatizzante e bonaria di tutto quello che ci circonda.

Domenico Iannetti

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