LA CHIMICA DELL'AMORE DALL'ECCITAZIONE ALL'ORGASMO.

Dal momento in cui un pene eretto si accinge a penetrare nella vagina davvero tanta acqua è passata sotto i ponti. Tutti i distretti del corpo si sono già mobilitati e in particolare il cervello ha dovuto già dare il meglio di sé. Pensiamo solo a quante elaborazioni sono state necessarie per far sì che quella ragazza che all'inizio era magari sfuggente e riluttante sia arrivata ad adagiarsi sul letto da dove attende "l'evento" con la vagina pienamente lubrificata. L'erezione, frutto di un enorme afflusso di sangue risucchiato dai corpi cavernosi in espansione, ha richiesto l'attivazione di diverse vie nervose. Il riflesso erettile ha comportato l'attivazione di due porzioni del midollo spinale: un "centro sacrale" raggiunto da stimoli partiti dal glande e che fa partire impulsi diretti al pene dove provocano vasodilatazione; e un "centro lombare" a cui affluiscono impulsi dal cervello già attivato da sensazioni visive, olfattive, tattili e uditive (le cose lusinghiere che lei sussurra, per esempio); da qui partono ugualmente i messaggi diretti all'apparato effettore dell'erezione. La prima modalità erettiva è esclusivamente tattile; la seconda è psicosensoriale. La modalità psicosensoriale è molto efficiente nel giovane e da sola riesce ad "armare" a sufficienza; già dopo i trenta, trentacinque anni però il maschio comincia a ritenere indispensabile l'aiuto "tattile" (e guai se la compagna troppo ritrosa non lo capisce). Vi è una terza modalità di erezione dovuta a stimolazione delle fibre nervose dell'uretra posteriore e degli organi circostanti. A tale meccanismo si deve l'erezione mattutina favorita dalla distensione della vescica e le "facilitazioni" prodotte dalla compressione perineale.
I meccanismi dell'amore, che poi sono quelli finalizzati al coito con eiaculazione in vagina, rispondono al criterio generale della variabilità. I partner devono essere diversi, ovviamente nel senso di maschio e femmina, ma anche nel senso di caratteristiche somatiche e di estrazione familiare. La fortuna di una specie risiede interamente nella sua capacità di variare e quindi di adattarsi ai mutamenti ambientali. La roulette genetica determinata dall'apporto paterno e materno diviso "fifty-fifty" fa sì che i simili non siano mai identici. Così la sessualità umana risponde perfettamente al disegno evolutivo e alla sopravvivenza. Ma tutta l'efficacia della sessualità risiede in un congegno di sovrabbondanza: quello del piacere. Nessuno normalmente deve essere forzato ad adempiere il suo dovere nei confronti della specie. Tutti lo fanno spontaneamente e molto, molto volentieri. L'incentivo del piacere è dunque sovrabbondante (non pochi spiccioli, ma un forziere ricolmo d'oro). C'è un robusto legame che ci lega all'esercizio del sesso: una pulsione. A partire dalla pubertà nel nostro organismo la fanno da padrone certe molecole chimiche diverse nei due sessi ma che ugualmente rendono piuttosto inquieti anziché tranquilli: gli ormoni sessuali. I testicoli nell'uomo producono gli androgeni, e le ovaie nella femmina producono estrogeni e progesterone. Sono le molecole della pulsione sessuale e da esse dipende quel particolare interesse per l'altro sesso che ce lo fa apparire così speciale. In particolare è il testosterone, l'ormone androgeno presente in piccole quantità anche nella femmina, a costituire in entrambi i sessi la mediazione (in una zona dell'ipotalamo) per il palesarsi del desiderio sessuale che poi muove i successivi passaggi dell'eccitazione, del mantenimento, dell'orgasmo e della risoluzione.
Dunque gli ormoni sessuali costituiscono la base del desiderio e quando essi scendono al di sotto di una certa soglia anche il desiderio decresce o addirittura scompare. Non bisogna confondere desiderio e scelte sessuali. In un omosessuale il desiderio si attiva allo stesso modo che in un eterosessuale. Sono altre zone del cervello ad essere implicate in quella "variazione" dell'oggetto. Un partner, quale che sia, viene scelto sulla scorta di variabili culturali e delle esperienze precoci dell'individuo. Ovviamente ci va sempre considerata anche l'alea della casualità. L'attrazione si verifica, nel quadro di circostanze "vivibili", con il concorso di alcuni principi biochimici che orchestrano il piacere. Oltre all'aumento di produzione degli ormoni prendono attiva predominanza i centri del piacere, cioé quei neuroni che producono dopamina. E' la dopamina a travestirci in maniera decisamente gratificante tutto quello che può concernere l'incontro con la persona "investita". Nell'innamoramento le feniletilamine, analoghe della dopamina, crescono notevolmente. Così nel cervello dell'innamorato (o dell'infatuato) prendono pieno vigore le linee neuronali che rispondono alla dopamina e così si è pervasi dalla sensazione di piacere e di eccitazione. Si ha lo stesso effetto che produce l' anfetamina, una droga stimolante che provoca benessere, euforia, infaticabilità e mancanza di appetito. Le anfetamine agiscono proprio stimolando la sintesi di dopamina.
Altre molecole prendono la prevalenza nell'attaccamento che si verifica quando all'eccitazione iniziale subentra un senso di tranquillità e di regolarità. Già dopo l'orgasmo si produce una notevole quantità di ossitocina, che viene prodotta dalla parte posteriore dell'ipofisi (mentre quella anteriore produce gli ormoni che stimolano le ghiandole endocrine come la tiroide, le surrenali e le gonadi perché producano a loro volta ormoni). Nella donna, oltre che al momento del parto, la produzione di ossitocina è attivata dalla stimolazione delle mammelle (sia dal neonato che nel rapporto sessuale). Con uguale stimolazione della mammella e del capezzolo si ha un aumento della secrezione di un altro ormone dell'ipofisi anteriore: la prolattina. La prolattina, a differenza dell'ossitocina, non favorisce l'eccitazione sessuale ed è qualche volta responsabile delle difficoltà dell'erezione. Normalmente l'ipotalamo produce un fattore che inibisce la secrezione della prolattina e dunque quando questa aumenta vuole dire che il fattore ipotalamico si è ridotto. Ciò può avvenire per una riduzione della dopamina (come nel caso di depressione); infatti è proprio tale neurotrasmettitore che stimola la produzione del fattore inibitore della prolattina. I farmaci che non fanno bene all'erezione, come i betabloccanti, gli antidepressivi, gli ansiolitici, gli antiulcera, possono aumentare la secrezione di prolattina con il meccanismo di cui ho poc'anzi detto.
Dopo l'orgasmo si ha un aumento notevole delle endorfine, sostanze prodotte dall'organismo simili alla morfina e all'eroina. Le endorfine danno un senso di appagamento e di soddisfazione e tolgono il desiderio sessuale. Ad esse va ricondotto il periodo refrattario, ossia quel tempo post-orgasmico in cui non c'è possibilità di raggiungere una nuova eccitazione. Ciò fa capire il motivo del completo disinteresse degli eroinomani per l'esercizio sessuale. Le endorfine spengono il desiderio e la reattività sessuale ma, al pari dell'ossitocina, favoriscono l'attaccamento nei confronti del partner che viene rapidamente associato al soddisfacimento del piacere. E' il meccanismo più forte della fedeltà e della stabilità delle coppie. La feniletilamina e la dopamina promuovono l'eccitazione dei nuovi incontri ma mobilitano troppo l'organismo per cui difficilmente si potrebbe sostenere a lungo un febbrile innamoramento. E' questo il motivo per cui si potrebbe aver paura di innamorarsi: c'è il rischio reale della sofferenza. Le endorfine invece sono le molecole della pace e del benessere e davvero esse non consentirebbero alcuna "follia" per amore. Anche la serotonina, importante neurotrasmettitore, non favorisce l'eccitazione sessuale. I farmaci che ne inibiscono la ricaptazione hanno un'importante efficacia antidepressiva, ma coartano la libido. A quest'azione di "rallentamento" della risposta sessuale ci si affida talora per protrarre nel maschio la fase di "plateau".
Il concetto di desiderio è strettamente legato a quello di piacere. Normalmente non vi può essere il primo senza il secondo. E' il motivo per cui una sessualità difficoltosa (e dunque priva di piacere e ricca di preoccupazione) porta alla lunga alla scomparsa del desiderio. Il desiderio, per restare vivo, ha bisogno di un costante rinforzo di soddisfazione che viene assicurato dalla stimolazione di un fascio di fibre nervose dopaminergiche che decorre al di sotto della corteccia cerebrale, il fascicolo prosencefalico mediale. Si tratta di una fondamentale struttura del tronco cerebrale che ha una funzione associativa, che come si vede non è l'appannaggio esclusivo della corteccia. Tra i rinforzi del desiderio sessuale un posto di rilievo occupa l'orgasmo, con la sua suggestione di massimo della comunicazione possibile tra due individui che si attraggono. Questo contenuto di scambio e di fusione costituisce una peculiarità nell'esperienza esistenziale soprattutto per le modificazioni che intervengono nella globalità dell'organismo. L'orgasmo è senza dubbio il momento dell'abbandono più completo per un essere umano. In quel momento non si teme alcun pericolo e ciò è rivelato dalla chiusura degli occhi quasi a voler cogliere ed imprigionare quel godimento totale. L'individuo per qualche attimo si astrae dall'ambiente ed ha una soglia elevata al dolore, a causa delle endorfine. "La piccola morte", come è stata chiamata, è paradossalmente un momento di assenza che coincide con la massima appropriazione del proprio essere biologico, e dunque del proprio divenire esistenziale e fenomenico.
Ma il piacere è prima, durante e dopo l'orgasmo, in cui il maschio (a differenza della femmina) preferisce prendersi una pausa di isolamento. Il fatto è che i genitali maschili hanno una fase di detumescenza più rapida a differenza della donna in cui la congestione sanguigna (anche nel caso di orgasmo raggiunto) impiega più tempo a risolversi. E' questo il motivo per cui la donna è generalmente più pronta a fare "un altro giro di giostra" dopo il primo. Dunque la donna desidera di più che il contatto non si interrompa dopo l'acme orgasmico. Ovviamente la tenerezza deve continuare anche dopo l'orgasmo seppure le carezze non possono avere quella finalizzazione al piacere che avevano nella prima fase, ciò a causa soprattutto degli oppioidi endogeni. Dunque il piacere, sorretto essenzialmente dalla dopamina, accompagna in vario modo tutte le fasi della risposta sessuale: dal desiderio all'eccitazione, dall'erezione alla sensibilità erogena, dall'orgasmo ai post-ludi.
Abbiamo parlato di ormoni maschili e femminili. E' bene sottolineare che anche gli ormoni sessuali sono prodotti su diretto ordine del cervello. La centralina di partenza risiede nell'ipotalamo. Da lì partono dei "fattori di rilascio" che arrivano all'ipofisi anteriore che emette due ormoni sessuali distinti con la funzione di dar vita alla produzione di ormoni gonadici o di ovuli e spermatozoi. L'FSH, ormone follicolo-stimolante, nel maschio agisce in una parte dei testicoli dove promuove la produzione e la maturazione degli spermatozoi; nella femmina stimola lo sviluppo dei follicoli ovarici contenenti la cellula uovo, e, inoltre, la sintesi di estrogeni. L'altro ormone ipofisario è l'LH, ormone luteinizzante, che nel maschio stimola la produzione testicolare di testosterone e nella femmina favorisce la formazione del "corpo luteo" che trae origine dai resti del follicolo dopo l'ovulazione (il "corpo luteo" elabora il progesterone che ha la fondamentale funzione di favorire la fissazione dell'uovo fecondato nell'utero).
Come si vede la nostra sessualità dal desiderio alla pulsione, dal piacere all'appagamento, dall'orgasmo al "goal" dell'uovo fecondato, si dipana con meccanismi chimici. Proprio grazie alla chimica del cervello l'amore è sempre nuovo e sempre vario, pur avendo l'ipnotica fissità del quadro di Gustave Courbet "L'origine del mondo", che negli ultimi anni ha ottenuto degna collocazione nel parigino Museo d'Orsay.

Domenico Iannetti

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