L'ATTRAZIONE FISICA NON E' UN'ISPIRAZIONE DERIVANTE DAL MISTERO.

Ciò che la gente cerca in un partner sessuale è direttamente derivato dal clima affettivo e dalla cultura in cui l'individuo è cresciuto. Il mito dell'androgino di cui Platone ci parla nel Simposio è dunque solo un mito. In altre parole nulla ci autorizza a pensare che la nostra "metà" sia una sola e il trovarla sia come cercare un ago in un pagliaio. Le "metà" sono tantissime e starei per dire che sono anche intercambiabili. Ciò significa che ci possono piacere in molti anche se in nessun caso ci possono piacere tutti. Più siamo equilibrati e più riusciamo ad apprezzare una ampia varietà di "proposte", meno siamo equilibrati e più andiamo inseguendo l'idea platonica della "nostra" metà, che forse ci richiama la Madre, il Padre o L'eterno femminino di goethiana memoria. Gli antropologi del secolo scorso, nei loro studi comparativi tra le diverse società primitive, hanno dedicata poca ma significativa attenzione al fatto che ogni etnia aveva i suoi canoni di bellezza, invariabilmente diversi dai nostri. Molte caratteristiche ritenute vistosi difetti da noi occidentali potevano essere grandi pregi per altre popolazioni. I mayan preferivano gli occhi strabici, i maasai le gengive nere, i ganda i seni pendenti, gli ottentotti le natiche enormi, i cinesi i piedi rattrappiti. Nessuno nasce già programmato per ritenere attrente questa o quella caratteristica: tutto si apprende dopo la nascita. Una cosa sola accomuna tutti gli esseri umani: la preferenza per un corpo sano e in salute. Nella nostra società abbiamo criteri anche troppo dettagliati su che cosa è bello, tanto che facciamo i concorsi di bellezza in cui nessuna miss "deroga" in niente. Ciò ci potrebbe dare l'impressione, quando dalla nostra poltrona guardiamo la finale di Salsomaggiore, che tutte quelle ragazze sono praticamente uguali, per il corpo, intendo, anche se pure il viso è abbastanza omologato. Nessuna infatti ha i canini un po' sporgenti o le sopracciglia congiunte come piacciono ai siriani.
Darwin aveva osservato che la gente ammira le caratteristiche fisiche cui è abituata. Ed aveva ragione. Prendiamo ad esempio la villosità del maschio: quando era prevalente le donne ne andavano pazze (anche se non lo confidavano in giro). Oggi che i peli del petto sono meno folti di una volta, si comincia a preferire un torace completamente glabro, cosicché anche l'uomo che vuole essere "à la page" deve sottoporsi alla tirannia della depilazione (come già fanno le donne da decenni). Sempre per il criterio della prevalenza, oggi si preferisce un viso maschile rasato, quando una volta la barba e i baffi erano la regola. Qualche decennio fa, essendo la penuria alimentare molto maggiore di oggi, essere grassi faceva "bello", poiché passava l'equazione più alimentazione più salute, oltre che l'equazione più alimentazione più ricchezza. Oggi che da noi lo spettro delle carestie non sono così incombenti, grasso fa piuttosto povero diavolo.
Per fortuna, per ognuno c'è qualcuno, malgrado i canoni in auge a Salsomaggiore Terme. Gli uomini tengono molto all'aspetto esteriore ma l'esperienza ci dice che anche le donne che è legittimo definire bruttine rimediano il loro partner. Lo sappiamo tutti: ci sono altre cose che hanno il loro peso. Si osservò, quando i bordelli erano aperti, che non sempre il successo di una prostituta derivava dall'aspetto fisico, pur essendo questione di un pubblico pagante in cui le qualità "spirituali" non si imponevano come prioritarie. La merce è fondamentale, ma è anche importante il modo in cui la si espone. Di questa verità anche il più sprovveduto dei commercianti ne ha fatto regola aurea. Sulle caratteristiche attrattive spesso si è abbastanza possibilisti per cui è difficile formarne un "corpus" diffusamente condiviso. Più facile trovare l'accordo sul contrario delle attrattive: le cose disgustose e sessualmente ripugnanti. Tutto ciò che può riferirsi alla cattiva salute viene rifiutato: dai brufoli alla scarsa igiene personale e all'alito pesante. Quello che passa per il naso ha un ruolo fondamentale per i meccanismi dell'attrazione. Il cattivo odore, soprattutto se proveniente dai genitali, è universalmente disgustoso. Ma gli odori del corpo, al contrario, hanno un ruolo molto importante nei meccanismi attrattivi. In molti primati il segnale di ricettività sessuale della femmina è affidato agli odori vaginali. Anche gli esseri umani avvertono l'odore che alcune componenti delle secrezioni vaginali emanano, ma da esso non è possibile inferire nulla sul periodo di fertilità della donna. Altra cosa estranea all'essere umano è il ruolo dei feromoni che non possono stimolare l'attrazione sessuale più di quanto la teoria della relatività di Einstein stimoli la mente di un imbecille.
Feromoni o no è sempre sbagliato coprire con profumi artificiali il naturale profumo di un corpo pulito. Il contatto intimo deve potersi sostanziare dei profumi del corpo in tutte le sue parti e della scoperta che ciascun partner fa delle peculiarità olfattive del compagno o della compagna. Chanel N.5 sarà anche chic ma c'entra come il cavolo a merenda con le antiche strutture rinencefaliche che ognuno di noi ha evidentemente ereditato. Gli essere umani sono i discendenti di quegli ominidi che sguainavano l'armamentario sessuale solo in concomitanza con decisi afrori biologici.
La cura del corpo è predittiva del grado di attrazione che si esercita sui soggetti suscettibili di subirla. Il mondo greco e romano dava un grande spazio alla cura del corpo e del suo aspetto. Le terme, così diffuse in Grecia e a Roma, erano l'eldorado in cui coccolando il corpo si ritemprava lo spirito. E' per questo che le terme furono subito invise ai primi cristiani che le ritenevano luoghi di illecita attività sessuale. In effetti con l'affermarsi del cristianesimo si persero le buone abitudini in fatto di pulizia personale. Non lavarsi si affermò come un dovere del buon cristiano che diffidando del corpo dava il massimo spazio all'anima. Così gli anacoreti, i santi, i veri devoti non potevano che puzzare maledettamente in quanto si entrava in contatto con l'acqua solo in caso di pioggia. Per arrivare all'odierno punto di vista in cui perfino i monaci e le monache si fanno settimanalmente la doccia, ce n'è vuluta! Per tutto il medioevo la pulizia, sebbene molto diradata, rimase pratica sostanzialmente negletta da ognuno. Solo dopo il 1400 si cominciò ad apprezzare i lavacri e vennero aperti dei bagni pubblici. Ma nel 1500 protestanti e cattolici, con l'anelito di ritornare all'ideale ascettico, chiesero l'abolizione di tutti i locali in cui si poteva entrare in contatto con l'acqua. E' per questo che oggi saremmo in grado di avvertire con il naso la presenza di antichi personaggi detentori di immenso potere, come i re di Francia o le regine d'Inghilterra. Solo con l'avvento della borghesia, nei secoli XVII e XVIII, la pulizia si riappropriò di un posto decente nella vita dei benestanti.
L'usanza di depilarsi varie zone del corpo è presente in varie parti del mondo e in varie epoche. Perlopiù la depilazione è l'appannaggio del sesso femminile e riguarda oltre al resto anche il pube. In occidente il pelo pubico è considerato un annesso erotico importante, particolarmente nella donna in cui tale fanera ha un ruolo semiologico importante, in mancanza di una visibilità vulvare paragonabile a quella del pene. Tale logica di visibilità viene completamente obliterata nei nudi artistici: nelle statue classiche le donne sono prive non solo di pelo pubico ma anche di vulva. Questo ci fa capire le ragioni della preferenza di certi uomini occidentali per un monte di venere glabro, che trovano così più eccitante. Il critico d'arte inglese John Ruskin (1819-1900) che evidentemente aveva adorato le linee delle statue classiche, rimase scioccato nello scoprire la prima notte di nozze che la moglie conservava un rigoglioso pelo pubico e si rifiutò per questo di consumare il matrimonio.
La tendenza alla depilazione delle donne è discesa ovviamente da una precisa preoccupazione maschile di vederle inoffensive come i bambini. D'altra parte per mantenere la dicotomia tra la "bella" e la "bestia" bisogna pur marcare le differenze. Nella nostra cultura la donna non deve essere "bestia" nelle gambe e nelle ascelle, ma per ragioni di erotismo deve continuare ad esserlo nel pube.
Chiediamoci a questo punto perché le varie società favoriscono una maggiore preoccupazione per l'aspetto da parte femminile. Si voglia o non si voglia, nella contrattazione bilaterale (una forma pur essa di transazione commerciale), la donna è più "merce" dell'uomo poiché la necessità biologica dell'eccitazione è esclusivamente a carico di quest'ultimo. In altre parole una vulva esangue resta idonea ad avviare un concepimento, un pene esangue no. Quindi è indispensabile che la donna sia "eccitante". Un uomo poco appetibile può far brodo ugualmente, una donna poco appetibile rischia di mandare in tilt il meccanismo. La "desiderabilità" di una donna ha sempre dei riferimenti biologici: i fianchi larghi sono desiderabili perché implicano una facilitazione del parto, le mammelle consistenti implicano una facilitazione all'allattamento, i glutei ben formati sono indicativi di un torchio pelvico utile prima durante e dopo la messa al mondo della prole. La steatopigia tra gli ottentotti esprime un processo di adattamento all'ambiente del deserto e un attagliarsi alla gobba del cammello, che contemporaneamente offre supporto erotico ed ostetrico.
A proposito delle modificazioni genitali bisogna osservare che inizialmente rispondevano a ragioni igieniche, come nel caso della circoncisione, ma poi vi si sono innescati altri meccanismi riconducibili a squilibri socializzati della psiche degli individui. In tutte le epoche (e ancor oggi nella nostra società) c'è chi ha ritenuto insufficiente esibire un pene o una vulva "nature", per cui si è tagliato, forato, inserito oggetti vari. Le mutilazioni genitali sono evidentemente più gravi dell'appendersi campanellini, palline o setole. La circoncisione maschile è certamente la mutilazione più diffusa in quanto risale a non meno di 2000 anni prima di Cristo ed è associata a prescrizioni religiose degli ebrei e dei musulmani. Eliminare il prepuzio è un'operazione insensata ed è svantaggiosa anche dal punto di vista igienico poiché lo smegma può essere ovviamente tolto con accorgimenti più semplici. Le statistiche di una minore incidenza del tumore del pene e della cervice uterina per i circoncisi non possono a mio avviso attenuare la negatività della pratica. L'effetto consistente prodotto dalla circoncisione è quello anestetico poiché riduce le sensazioni erotiche. La preoccupazione di abolire o di ridurre il piacere sessuale è alla base anche delle mutilazioni femminili. La donna in tante società, compresa la nostra, non aveva diritto di aspirare ad alcun appagamento erotico ed a scanso di equivoci si provvedeva all'escissione delle parti sensibili. La clitoridectomia faceva il paio con la circoncisione maschile, in quanto era diffusa dove vigeva l'usanza dell'obliterazione prepuziale. L'infibulazione, che prevede la cucitura delle grandi labbra lasciando solo un piccolo foro per l'urina, è pratica ancor più barbara ed odiosa. La motivazione di tale ancor troppo diffusa follia, inizialmente non poteva che essere il controllo sui rapporti sessuali della donna, insomma una specie di cintura di castità permanente. Nella storia di varie società ha avuto buona diffusione la pratica della castrazione maschile che poteva essere inflitta per vari motivi. I sacerdoti romani della dea Cibele erano eunuchi vestiti da donna. Nel mondo islamico, in barba alla proibizione della castrazione chiaramente scritta nel Corano, gli eunuchi avevano largo impiego come custodi di harem. Si aggirava l'ostacolo religioso col semplice espediente di far castrare gli schiavi dai cristiani. Le "voci bianche" che soprattutto in Italia ebbero grande diffusione, derivavano dall'ingiunzione biblica che imponeva il silenzio alle donne per cui queste non potevano cantare in chiesa. I cantori maschi castrati furono aboliti solo nel 1878, con una bolla papale. L'evirazione come vendetta o punizione mi riporta alla mente la triste sorte di Abelardo, filosofo e teologo francese (1079-1142), che si legò sentimentalmente a una sua allieva di grande intelligenza e bellezza, Eloisa. L'amore tra Abelardo ed Eloisa è una pagina toccante di poesia, che ebbe brutale conclusione per opera di Fulberto, zio di Eloisa, che provvide a far evirare l'iniziatore della logica medievale. Successivamente sia Abelardo che Eloisa si ritirarono in convento e diedero vita a un fitto carteggio pieno di implicazioni culturali, religiose ed etiche. Questo ci dice che le ceneri della passione non possono mai farne rinnegare il ricordo.

Domenico Iannetti

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