MENTE: IL CONCETTO DI INCONSCIO CONFONDE ANCOR PIU' LE IDEE A CHI CE LE HA GIA' CONFUSE.

Nella testa di una persona "media" la parola "inconscio" evoca probabilmente una specie di pozzo profondo che contiene le cose più strane, indicibili e inconfessabili. Tale idea non è frutto dell'ignoranza ma discende abbastanza linearmente dalle formulazioni dell'inventore, ossia di Sigmund Freud. Nel 1900 Freud pubblicò "L'interpretazione dei sogni" in cui si ravvisa nell'attività onirica un' importante via d'accesso verso l'inconscio. Nell'analisi dei sogni vi era un "contenuto manifesto" riconducibile agli avvenimenti della giornata e un "contenuto latente" difficilmente riconducibile verso la coscienza. Veniva rimarcata la stretta relazione tra sogni e desiderio, che non era un semplice desiderio ma qualcosa di soffocato, oscuro, rimosso. La rimozione è stata il leitmotiv del pensiero di Freud e dei suoi seguaci. E' innegabile che qualche volta la mente è costretta a seppellire qualcosa che risulterebbe "indigesto" per la coscienza, ma è cosa rara. Non tutti i giorni si cena con ostriche e champagne. Se non altro perché risulterebbe insopportabile per le tasche della maggior parte dei comuni mortali. Che nella mente si giochi normalmente a nascondino stando tutto il tempo a camuffare ricordi con altri ricordi "di copertura", è cosa palesemente impossibile. Capiterà pure che il vostro cane scavi una buca e seppellisca l'osso che gli avete dato per cena, ma non è la regola. Normalmente il cane l'osso lo mangia. Il bambino avrà vissuto situazioni angosciose ma non è detto che le abbia rimosse sistematicamente. Per fortuna un bambino è più semplice di quell'essere inquietante che ci ha fatto balenare Freud con il "complesso di Edipo", con le fasi della sessualità infantile, con la minaccia di castrazione, con l'augurio della morte del genitore dello stesso sesso. Indubbiamente Freud si è fatto prendere la mano e ciò non scalfisce affatto la sua grandezza. Giudizio diverso va dato sulla lunga processione dei suoi epigoni perlopiù caratterizzati da una disperante mediocrità. Che la "stranezza" dei sogni sia la traduzione del linguaggio complicato dell'inconscio, ai tempi di Freud poteva deporre a favore della sua genialità, ma oggi depone sulla palese stupidità del sedicente esperto della mente.
La fervida immaginazione dello scrittore di gialli porta tante volte a degli accattivanti congegni narrativi pieni di logica e concettualmente serrati attorno al movente dell'assassino. La fervida immaginazione che ricama attorno a un concetto vuoto come quello dell'inconscio non porta proprio a nulla. Vuote chiacchiere. Terapeuticamente apporto zero sul congegno che dovrebbe portare alla guarigione. Di tutte le fumosità concettuali, quali "condensazione", "spostamento", "simbolismo", quella di "regressione" è la più sdrucciolevole poiché potrebbe consigliare il terapeuta di risalire (o ridiscendere?) verso l'infanzia alla ricerca del trauma. Lo strumento potrebbe essere l'ipnosi, autentico cavallo di battaglia di chi della mente non ha capito un' acca. Infatti ipnotista può diventarlo con poco sforzo qualunque apprendista stregone che abbia nel suo curriculum una laurea in medicina. Quindi si risale o si ridiscende, poco importa, verso l'infanzia. Giù giù si arriva nei paraggi della nascita e tanto che si è lì si riesuma la vita intrauterina. I ricordi e le sensazioni sgorgano a profusione. Spesso, inopinatamente, vengono fuori i ricordi di una vita precedentemente vissuta, forse nel medioevo, in un castello nobiliare, in cui magari si accudivano splendidi cavalli (e perché no?) alati. E' normale credere a qualunque favola quando la medicina ha scarse e fallaci cognizioni del funzionamento della mente. Tutto assume grande credibilità, dalla medicina alternativa alla parapsicologia. In questo senso perché definire ciarlatani solo i fattucchieri?
Nel 1901 Freud pubblica "La psicopatologia della vita quotidiana" e nel 1905 "La psicoanalisi applicata. Il motto di spirito e i suoi rapporti con l'inconscio" nei quali si applicano le impostazioni psicoanalitiche a vari aspetti della vita psichica. A poco a poco la nozione di inconscio diviene la struttura fondante di tutta la vita mentale. I lapsus, le dimenticanze, gli atti mancati, i motti di spirito sono tutti motivati e spiegati con la logica dell'inconscio. Ma che cos'è l'inconscio? E' come se ci chiedessimo che cos'è l'inferno. Chi ci crede se lo immagina come un gran bazar della perversione pieno di tutto quello che di orribile c'è in noi e che ovviamente abbiamo rimosso. Basti pensare all'accostamento tra sessualità infantile e perversioni sessuali per cui il pargolo dall'aria così innocente in realtà è un "perverso polimorfo", ossia portatore di tutte le perversioni possibili e di tutti i desideri inconfessabili. Da questo si capisce la natura libidica della concezione dell'inconscio elaborata da Freud, per cui le pulsioni devono essere necessariamente caricate d'angoscia per rendere logica la rimozione. A un certo punto della sua elaborazione Freud si rese egli stesso conto di essere in una vera impasse, in cui soprattutto la psicopatologia diventava più fumosa delle questioni sul sesso degli angeli. Con "Al di là del principio del piacere" nel 1920 Freud cerca di uscire dall'angolo introducendo un'altra dimensione dell'apparato pulsionale dell'inconscio, quella dell'istinto di morte. Si tratta di una dimensione indubbiamente suggestiva, basti pensare a tante riflessioni sull'erotismo traguardato in un'ottica "sadomasochistica". Ma al dunque secondo me ha confermato che la visione psicoanalitica in un'ottica totalizzante non può che essere un percorso improduttivo. Ci si aggiunga che spesso la "mezza cartuccia" (leggi media intelligenza) applica le teorie sulla mente con lo stesso atteggiamento con cui ci si approccia ai dogmi della fede, e si ha un'idea dei danni che la psicoanalisi ha prodotto in un secolo di "tirannia". Non diversamente negativo può essere il giudizio sulla dissidenza del freudismo, ancora più inefficiente sul piano dell'esperienza clinica. Che l'inconscio divenga inconscio collettivo o altro, poco importa. Permane quell'atteggiamento "ideologico" che ha frenato abbastanza i progressi della scienza nel campo della mente.
In ossequio al principio aureo di pensare nel modo più semplice possibile oggi sulla scorta delle acquisizioni scientifiche sul cervello dobbiamo considerare la mente come un dialogo tra regioni diverse dell'encefalo. Le parole chiave sono: antico e nuovo cervello. Il tronco cerebrale è la parte più antica (archipallio), si trova sotto la corteccia e trasporta i segnali in entrata e in uscita collegando l'encefalo al resto del corpo. La corteccia cerebrale è la parte più recente e più voluminosa dell'encefalo umano e costituisce il 90% della massa complessiva. E' la sede della memoria, dell'apprendimento e del pensiero astratto. Al di sotto della massa degli emisferi cerebrali, alla sommità del tronco cerebrale, si trova il sistema limbico che contiene i programmi fondamentali per la sopravvivenza: fuga di fronte al pericolo, istinti della fame e della sete, istinto della procreazione e delle cure parentali. Dietro la corteccia è situato il cervelletto che coordina la muscolatura corporea nei movimenti complessi. Gli apprendimenti relativi vengono immagazzinati nel cervelletto stesso, che è l'unica parte dell'encefalo che per il suo automatismo può essere assimilato a un calcolatore. Il resto dell'attività cerebrale coincide con quello che chiamiamo la mente ed è frutto di un numero iperbolico di scambi tra le varie parti del cervello. Solo a mo' di esempio possiamo citare una piccola porzione del vecchio encefalo non più grande di una noce, chiamato ipotalamo, che stimolato elettricamente può creare stati di rabbia, di ansietà o di paura intensi. Se la stimolazione avviene solo qualche millimetro più in là si ha l'insorgenza del desiderio sessuale, della fame o della sete. L'aggressività, l'istinto di uccidere, la reazione di fuga o lotta risiedono proprio lì e non vedo la ragione di continuare a usare la nozione di inconscio. Apri il giornale e a proposito di quella madre assassina lo psicanalista di turno continua a parlare di inconscio e di rimozione. La verità è che l'ipotalamo da solo esercita una grande influenza sulla personalità. Infatti un debole stimolo elettrico a quel livello può trasformare un gatto affettuoso in un animale rabbioso. Il cervello delle emozioni è fondamentale per il comportamento umano e lo psicoterapeuta deve essere profondamente consapevole di che cosa succede tra l'attivazione dei sensi e la lettura nell'ottica dei programmi per la sopravvivenza. A un certo punto si apre un dialogo tra la corteccia prefrontale (segnali inibitori) e perturbazioni elettriche del vecchio encefalo. Ci può essere per qualche tempo equilibrio ma la reazione può precipitare da un momento all'altro e lo psicoterapeuta deve essere in grado di battere sia la botte che il cerchio. Con il concetto di rimozione non arrivi da nessuna parte e tanto meno si possono favorire gli apprendimenti del controllo degli stati emotivi. Nell'uomo la corteccia cerebrale deve avere il potere; ma deve trattarsi di democrazia non di dittatura. La psicoterapia deve riuscire in modo assoluto a far collaborare il dottor Jekyll e mister Hyde. Infatti l'uomo non è né buono né malvagio e deve essere in ogni caso sé stesso.

Domenico Iannetti

SU QUESTI TEMI SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT. IANNETTI. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it

Per informazioni sui week-end terapeutici presso il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare il sito: www.villaoasiperugia.it

RICHESTA INFORMAZIONI: MENTE: IL CONCETTO DI INCONSCIO CONFONDE ANCOR PIU' LE IDEE A CHI CE LE HA GIA' CONFUSE.


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.