L’INTERFERENZA DEGLI STATI DEPRESSIVI NELLE RELAZIONI AFFETTIVE E SESSUALI

L’interesse per tutto quello che ci circonda è una condizione fondamentale dell’equilibrio psicologico. E’ poco importante se ci attrae di più il gioco del calcio o viceversa la filosofia teoretica; l’importante è percepire attivamente tutti gli input che ci arrivano dall’ambiente di cui siamo parte. Quando si manifestano segnali di abbassamento dell’interesse per quello che ci succede attorno, faremmo bene a chiederci se il nostro umore non volga pericolosamente verso la depressione. Non dovremmo mai aspettare di sentirci palesemente tristi o senza speranza. Dovremmo prendere provvedimenti non appena notiamo la tendenza a scoraggiarci, a non avere più tanti stimoli a svolgere il nostro lavoro, a ritirarci dai rapporti con gli altri. Quando ci accorgiamo che le occasioni che una volta erano motivo di piacere ora ci risultano noiose o addirittura insopportabili, siamo un bel pezzo avanti nello stato depressivo. Allora ci si sente svuotati, incapaci di riconoscerci risorse positive, paralizzati nell’esercizio della volontà. Ci sentiamo degli esseri senza significato, privi di attrattive fino a risultare stomachevoli, totalmente incapaci di fronteggiare i compiti quotidiani o peggio le difficoltà. Chi conosce le opere del grande scrittore premio Nobel Samuel Beckett capisce perfettamente come si può sentire e come si può vedere un depresso. Sostanzialmente il depresso non si attribuisce alcun valore; è un rifiuto da pattumiera come appunto alcuni personaggi che Beckett ha messo sulla scena teatrale. In più c’è l’autorimprovero; ci si sente in colpa per ogni cosa e ci si attribuisce errori e scelte sciagurate invariabilmente senza possibilità di rimedio. Il pessimismo è totale e il futuro non può che riservare sciagure anche peggiori di quelle del passato. Non c’è il minimo appiglio per la speranza. La vita così diviene monocorde: cupa sofferenza e buio senza la più piccola fiammella. Se si giunge a questo punto è evidente che l’attività mentale è ridotta a pochi circuiti ripetitivi. Vi è un notevole rallentamento psicomotorio per cui il paziente agisce con lentezza e si affatica per molto poco. L’ideazione rallenta e questo si traduce in povertà di linguaggio e monotonia dei contenuti. A volte è presente irrequietezza e dunque impossibilità a mantenere a lungo una posizione e la concentrazione su una attività. Indizio importante della depressione è il risveglio precoce e il peggioramento mattutino della sintomatologia.
Bisogna sottolineare che non è necessario avere tutti i sintomi anzi detti e al massimo grado, per essere in presenza di depressione. E’ depressione bella e buona anche nel caso di pochi sintomi attenuati e persistenti che invadono la scena minando il precedente benessere. La perdita di interesse sessuale potrebbe essere il primo indizio di una depressione incipiente. Per questo motivo è doppiamente raccomandabile il ricorso al sessuologo che sia anche specialista del mentale. Ogni qual volta nei due poli della coppia sono presenti situazioni, anche poco apparenti, riconducibili alla depressione, la gestione della relazione si complica e frequentemente si arriva alla rottura senza averne realmente capito le ragioni. Di fronte a una variazione persistente del nostro abituale modo di essere non bisogna perdere tempo; assodato che si tratta di depressione bisogna risolverla davvero e impedire che ci tolga anni e anni di vita serena. L’espressione ottimale della sessualità non può tollerare l’interferenza né dell’ansia né della depressione. D’altra parte la presenza di sintomi che di per sé non indicano una vera depressione, possono ugualmente condizionare in negativo la risposta sessuale e l’equilibrio relazionale della coppia. E’ il caso della tristezza. Se è frutto di un evento nocivo al nostro benessere e dura per breve tempo non c'è da preoccuparsi. Ma se tende a persistere troppo a lungo, sarebbe colpevole non preoccuparsi. Il rapporto di coppia ha bisogno di entusiasmo; la tristezza troppo protratta è fatalmente contagiosa e finisce per spegnere gli slanci positivi e la carica libidica. I correlati della tristezza come la mancanza di energia, la difficoltà di concentrazione, l’indecisione non sono elementi innocui per il rapporto di coppia e costituiscono una condizione di insabbiamento della fantasmazione erotica. Bisogna badare a che la reazione di tristezza all’evento che l’ha prodotta sia congrua e non eccessiva. Il passaggio alla depressione vera e propria è estremamente probabile se quella che sembrava tristezza si muta in un sistematico ritrarsi dai rapporti.
Un’altra condizione che ha legami di parentela con la depressione è l’apatia, che possiamo definire come un attutimento o addirittura abolizione dei sentimenti e delle emozioni. L’apatico ovviamente non vive bene i rapporti di coppia e alla lunga li fallisce o li rende inguaribilmente malati. Comunque è assai probabile che l’apatico non riesca neppure a organizzarsi per affrontare il corteggiamento e rimanga sempre più solo e scontento fino a imbarcarsi nella depressione propriamente detta. La cronica incapacità a prendere l’iniziativa potrebbe portare questi soggetti a perdere i due treni fondamentali delle relazioni affettive e dell’inserimento sociale. E’ per questo che quando un giovane tende a non ingranare bisogna ricorrere allo specialista che farà la corretta diagnosi. A proposito di giovani bisogna metterli in guardia dall’assunzione di sostanze come l’ecstasy, la cocaina e la marijuana che per vari versi possono determinare stati di apatia. L’apatia può costituire la risposta temporanea a situazioni traumatiche come la perdita del proprio ruolo, l’estromissione da cariche di vario genere, il pensionamento, la separazione dei genitori per gli adolescenti, il cambiamento della città di residenza. Qualunque forma di ritiro in se stessi con il conseguente disinteresse verso l’ambiente rende arduo il mantenimento o l’avvio di relazioni di coppia, che per sua natura si basa sulla valorizzazione di una diversità che si fa reciproco dono.
Sulla linea degli stati affini a quello depressivo si colloca la noia. Si tratta di un avvilimento psicologico in cui la monotonia la fa da padrone sia nel senso delle cose che si ricevono dall’esterno sia per ciò che si riesce a dare come partecipazione. La noia non fa parte dei trattati di psicopatologia, ma è un’esperienza esistenziale a cui il sessuologo potrebbe riferire una casistica molto ampia di difficoltà. Vivere la propria vita sessuale annoiandosi è tuttaltro che inusuale. La noia è in grado di stritolare tutto: il desiderio, le sensazioni, l’orgasmo. Tutto tende ad essere piatto e grigio e allora si potrebbe affacciare nella mente la tentazione degli ‘stimoli forti’. L’annoiato pensa: mi ci vorrebbe un amante. Ma farsi un amante potrebbe richiedere tempi lunghi e varie complicazioni. Così l’annoiato una sera dice: mi ci vorrebbe una prostituta. Così va a rincarare con l’avvilimento il suo cronico stato di noia. E’ purtroppo (per l’annoiato) difficile che egli dica: mi ci vuole uno psicologo. Infatti la noia esprime sempre una carenza di tipo affettivo che l’avvicina alla depressione. Quella sensazione di vuoto, d’insoddisfazione si traduce in una limitatezza nell’amare e nell’essere amati, in una povertà cognitiva, in un impaccio relazionale. In chi è facile alla noia non c’è la viva sofferenza presente nel depresso, ma un senso di disadattamento per cui nessuna cosa appaga e c’è sempre un torpore e una distanza emotiva in ogni situazione. L’annoiato pur non avendo sentimenti di inadeguatezza, di autocommiserazione, di autoaccusa e di bassa autostima, non sa apprezzare il mondo, non sa apprezzare gli affetti che ha, non sa apprezzare le circostanze della sua giornata. L’annoiato commette un madornale errore di valutazione: crede che il grigiore e la monotonia siano connaturate col mondo e non capisce che il meccanismo deformante se lo porta dentro. L’annoiato si aggira nella vita con la stessa passività amorfa del protagonista del romanzo ‘Lo straniero’ di Albert Camus, e potrebbe anche arrivare a buttare la propria vita con lo stesso gesto indifferente con cui si getta un mozzicone di sigaretta. E’ quello che fanno spesso i cultori di sport estremi, per cui la tranquilla quotidianità è caratterizzata da una intollerabile insignificanza.
Ci sono tante persone, che pur non potendosi definire depresse, sono caratterizzate da uno stato di sfiducia, di avvilimento, di abbattimento. Spesso alla base di un atteggiamento di demoralizzazione c’è un problema, come potrebbe essere un disturbo d’ansia, che limita notevolmente la qualità della vita. La persona sente di non riuscire a far fronte ai compiti che il gruppo sociale si aspetta da essa. Prendiamo l’attacco di panico in un camionista; egli temendo l’allontanamento da casa è costretto a limitare o ad abolire del tutto gli spostamenti e alla lunga a rinunciare al lavoro. La demoralizzazione è una conseguenza quasi inevitabile. Altro esempio è la difficoltà dell’erezione o l’eiaculazione precoce: se un maschio non ha trovato il modo di risolvere i suoi problemi l’avvilimento lo potrebbe consigliare a chiudersi in se stesso e a evitare i rapporti con l’altro sesso. L’avvilimento è certamente conseguenza di tentativi di risoluzione sostanzialmente falliti, ma anche di scarsa dimestichezza col "problem solving" esistenziale. Ci sono persone che riescono a vivere magnificamente le situazioni aproblematiche ma che entrano in confusione al minimo affacciarsi di problemi. Sebbene la nostra società tenda a far fronte a ogni difficoltà individuale e un povero oggi ha una qualità della vita superiore a quella del Re Sole, ci sono persone che finiscono per morire di sete accanto a una fonte d’acqua copiosa. Spesso l’avvilimento è generato dalla pigrizia mentale. Pretendiamo assurdamente che tutte le cose ci vadano bene proprio perché non sopportiamo la necessità di mobilitare il cervello per trovare la soluzione al problema che ci si è presentato. Tante volte l’avvilimento ci consiglia di intraprendere la soluzione più distruttiva pur di evitare la strada che ci impegnerebbe di più nel pensiero e nella riflessione. L’esempio più impressionante per frequenza è la scelta di separarsi di fronte alla difficoltà della coppia. Nella quasi totalità dei casi si tratta di problemi affrontabili e risolvibili pur di avere il briciolo di buon senso di non farli marcire per anni e anni. Eppure la soluzione chirurgica affascina di più, anche se c’è il rischio di rimanere monchi per tutta la vita. C’è una sorta di riflesso pavloviano: non c’è più l’amore? Vado dall’avvocato. Ci pare del tutto legittimo ‘rifarci una vita’ senza chiederci se in noi non ci sia qualcosa che fatalmente ci farà ripetere il fallimento precedente. Si abbandona con una sorta di sacro furore l’eiaculatore precoce che non si sopporta più neanche in effige, ma si evita di chiedersi se l’anorgasmia non fosse per caso endogena. La pigrizia mentale di fronte a un problema porta facilmente a cadere dalla padella alla brace. Il guaio è che qualche volta il conto della stupidità degli adulti li pagano gli innocenti, ossia i figli. ‘Mamma e papà non si vogliono più bene, ma a te ti vorranno bene sempre’. Basta dirlo: la corta immaginazione del pigro mentale ha messo tutto a posto. I figli hanno capito e sono contenti come prima. L’importante è che mamma ha un altro e papà ha un’altra. Poco importa se, fatta la tara, le cose con i nuovi partner vanno piuttosto male esattamente come nella coppia che è stata liquidata. I figli sono troppo impegnati a smaltire i postumi della famiglia perduta per prendere coscienza che i problemi che hanno separato i genitori erano tuttaltro che di difficile soluzione.
E’ risaputo che un evento sfavorevole può determinare un’alterazione del tono dell’umore. Bisogna sorvegliare che tale reazione sia congrua per intensità e durata all’importanza del fatto scatenante. Un lutto che provoca soprattutto tristezza, anoressia, insonnia non dovrebbe durare mai più di sei mesi. Ma quando la perdita è devastante non può essere solo questione di elaborare il lutto. Quando la nostra vita più o meno procede sugli stessi binari precedenti alla perdita, il decorso non può che essere limitato nel tempo, ma se la nostra vita cambia radicalmente ponendo ardui ed estesi processi di adattamento, il ricorso allo specialista è inevitabile. In questo senso gli sconvolgimenti relazionali e sociali devono essere sorvegliati. La perdita del lavoro, per esempio, potrebbe essere cosa foriera di gravi conseguenze. Ugualmente le rotture relazionali, soprattutto se si tratta di coppia con una lunga condivisione, potrebbero ingenerare travagli di non facile riassorbimento. In materia di legami affettivi non bisogna mai procedere con un superficiale empirismo e bisogna valutare bene la personalità dei soggetti. In questo senso è assurdo pretendere che il bambino veda le cose come l’adulto. E bisogna aspettarsi frequentemente che ci possono essere adulti che vedono le cose come i bambini. Ci sono personalità francamente al di fuori della norma che non danno il minimo adito a sospetti. Una persona con gelosie patologiche viene comunemente scambiata all’inizio come follemente innamorata. Nel corso della vita se si va a riempire la cronaca nera dei giornali…e chi poteva prevederlo?
Una personalità depressiva potrebbe essere facile agli innamoramenti. Una persona affettivamente equilibrata si innamora poche volte nel corso dell’esistenza. Marchiare come patologici i rapporti extraconiugali è al di fuori di ogni logica. Ma porsi degli interrogativi sulla situazione psicologica di chi sente il bisogno di avere molteplici rapporti paralleli è un atteggiamento pieno di logica. Ci sono maschi che se non hanno in corso più di una relazione simultaneamente si sentono quasi vittime di castità coatta. Costoro o vogliono entrare con i loro comportamenti nel Guinness dei primati o hanno effettivamente qualcosa che non va nella loro psicologia.
La depressione, le inibizioni, la timidezza, un’ansia eccessiva spesso sono alla base delle scelte o delle non scelte dei solitari primari ossia di quegli uomini e di quelle donne che non hanno mai realizzato l’accoppiamento sessuale. Non sempre la natura è stata matrigna con costoro. Spesse volte può giocare l’apprendimento negativo di una coppia genitoriale disastrosa, in cui magari il dongiovannismo esibito del padre faceva il paio con l’angoscia impotente della madre. L’espiazione metafisica di chi decide di offrire la propria verginità al trascendente non è mai sganciata da oscure minacce relazionali. L’incanto pieno di speranza che normalmente pervade i giovani ai primi approcci sessuali potrebbe avere come corrispettivo, in alcuni, inquietanti e irriducibili timori di varcare il rubicone. Tanto più che l’istinto del piacere potrebbe collocarsi più sul ricordo delle carezze materne che in un coito pieno di passione.

Domenico Iannetti

SU QUESTI TEMI SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT. IANNETTI. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it

Per informazioni sui week-end terapeutici presso il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare il sito: www.villaoasiperugia.it

 

RICHESTA INFORMAZIONI: L’INTERFERENZA DEGLI STATI DEPRESSIVI NELLE RELAZIONI AFFETTIVE E SESSUALI


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.