OMOSESSUALITA': CERTAMENTE NON E' UNA MALATTIA E NEPPURE UNA PERVERSIONE.

Desiderare sessualmente una persona dello stesso sesso oggi non vuol dire più degenerazione, vizio, colpa. Solo nel 1991 l'Organizzazione mondiale della sanità ha tolto l'omosessualità dall'elenco delle condizioni considerate patologiche. L'omosessualità non è dunque una malattia, e quindi non va curata. Però bisogna dire che questa caratteristica comportamentale non è scevra da problemi. Innanzi tutto per lo stesso soggetto che, anche nel migliore dei casi, deve gestire un pesante confronto derivato dalla diversità. Poi per la famiglia che ovviamente non è mai sufficientemente attrezzata ad affrontare tale singolarità. In ultimo per la società che essendo fondata sull'eterosessualità ha paura di ogni comportamento che la nega. Dunque c'è diversità e questo non può non voler dire problemi e corrette strategie per risolverli.
Ci sono mille ipotesi ma onestamente dobbiamo ammettere che non conosciamo ancora in modo scientificamente certo le cause dell'omosessualità. Biologicamente si è pensato ai cromosomi, agli ormoni, a particolari aree del cervello, alla gestazione ma dobbiamo concludere che non appaiono segni peculiari che dimostrerebbero la "differenza". D'altra parte si tratta di persone complete e chi ha qualche dubbio rifletta sul fatto che Michelangelo e Leonardo da Vinci erano omosessuali. Psicologicamente, come ho avuto modo di sottolineare in altri articoli, essere uomo ed essere donna è in parte frutto di apprendimento per cui esiste un arco di continuità tra i due generi e delle diverse sottolineature della mascolinità e della femminilità. E' noto che le situazioni e gli ambienti possono palesare una certa bivalenza sessuale in cui sono possibili esperienze omosessuali in soggetti ad orientamento eterosessuale. I veri omosessuali lo sono già nell'infanzia e nell'adolescenza ed il marchio distintivo risiede nelle fantasie erotiche che tendono ad essere a senso unico. Lasciando da parte il freudiano complesso di Edipo, che a mio avviso servirebbe solo a sviare il corretto approccio al tema, diverse teorie psicosociali pongono attenzione alla qualità delle relazioni con i genitori. Contenuti sia di ostilità che di forti legami nei confronti della madre e del padre producono tendenze ad accettare in modo troppo esclusivo o a rifiutare i ruoli rispettivamente maschili o femminili. L'orientamento più intelligente è quello che ci porta ad ammettere l'esistenza di più cause, o meglio di una serie di concause che spesso vanno a costituire una certa difficoltà di interazione con l'altro sesso con la conseguente scelta di ripiegarsi verso se stessi e verso quelli simili. Il mio lavoro di sessuologo mi porta continuamente conferma di tale modo di vedere, soprattutto in presenza di situazioni in cui si palesa un basso grado di sicurezza e di autostima. Spesso sono i genitori a rivolgersi allo specialista, sotto l'urto angoscioso del sospetto che il figlio possa essere omosessuale. E fanno molto bene, poiché le situazioni essendo complesse e spesso ingarbugliate, richiedono l'occhio competente del vero specialista in materia. Quando l'omosessualità è primaria, ossia c'è sempre stata e non c'è alcun desiderio di liberarsene, il terapeuta aiuta il soggetto a riconoscere e a vivere meglio il proprio stato. Quando non si tratta di vera omosessualità ma piuttosto di un blocco dello sviluppo, di immaturità, di repressione e di interferenza deleteria dell'ambiente affettivo, il soggetto è angosciato dalle proprie tendenze e l'aiuto del terapeuta è quantomai indispensabile.
Un periodo particolarmente delicato per l'assunzione di genere è quello dell'adolescenza in cui c'è scarsa capacità di distinguere il desiderio omosessuale dalle fantasie omosessuali. La paura di essere omosessuale è molto frequente dopo la pubertà e la possibilità di travisare e di amplificare indizi di scarso significato è elevata. Nella rincorsa frettolosa verso un'identità sessuale che il contesto sociale esige, l'adolescente si potrebbe trovare nella confusione ed adottare forme mentali di autodefinizione che non corrispondono alla realtà. La consultazione psicologica con l'adolescente maschio costituisce sempre una reale necessità che solo raramente viene attuata. L'incontro con desideri ed angosce omosessuali da parte dell'adolescente non può essere sbrogliato in modo semplicistico dalla buona volontà dei genitori o dall'improvvisatore di turno. Si tenga presente che il rischio derivato da situazioni irrisolte o malintese è davvero terribile.
Per l'adolescente femmina c'è sicuramente minore ansietà e fantasie in relazione all'omosessualità. I legami sentimentali con coetanee sono più agevoli e non hanno necessariamente implicazioni sessuali. E anche se queste ci sono è sempre prevalente il desiderio di intimità rispetto all'appetizione erotica. Dunque l'omosessualità femminile è più discreta e meno riconoscibile di quella maschile. Infatti tra le donne è più facile una sorta di omosessualità inconsapevole fatta di amicizia, di affetto e di intimità. E' per questo che le lesbiche hanno meno bisogno di proclami e di lotte sociali. Due amiche che condividono la stanza passano praticamente inosservate rispetto a due uomini nella stessa situazione. Poi le donne esclusivamente lesbiche sono molto meno numerose degli uomini esclusivamente omosessuali. Non è raro che la lesbica si sposi con un uomo e gestisca contemporaneamente la sua "amicizia particolare" con molta disinvoltura. E' per questo che le donne omosessuali avvertono meno la "diversità" rispetto agli analoghi maschi. Le modalità del contatto erotico finalizzato alla soddisfazione sessuale accomuna maschi e femmine omosessuali ed eterosessuali, nel senso che si tratta di preliminari tendenti alla sollecitazione e alla masturbazione reciproca fino all'orgasmo. In tal senso è poco frequente la penetrazione in vagina mediante oggetti. Il raggiungimento dell'orgasmo tra le lesbiche è solitamente più agevole che tra le donne eterosessuali per il fatto che si conosce meglio l'anatomia e la fisiologia del proprio sesso. Rispetto alla sessualità maschile quella femminile, sia omo che eterosessuale, è più centrata sulle manifestazioni affettive per cui il contatto sessuale non ha la stessa impellenza che ha per l'uomo.
Come per gli eterosessuali, anche nell'omosessualità c'è l'aspirazione a costituire e a far durare la coppia. Ovviamente, se è sano di mente, l'omosessuale non pretende di coinvolgere un eterosessuale ma si rivolge a un altro omosessuale. Ciò rende, per ragioni statistiche, più difficile l'individuazione d'un partner disponibile. Riconoscersi l'un l'altro e manifestarsi reciprocamente i propri desideri non è cammino agevole scevro di complicazioni. L'omosessuale, specialmente maschio, è esposto a sofferenze e tensioni che fatalmente si ritorcono contro la stabilità delle coppie. L'omosessualità comporta sempre un certo grado di insicurezza e di fragile identificazione della propria sessualità per cui spesso nell'oggetto del desiderio si cerca anche la figura rassicurante. Generalmente nelle coppie omosessuali c'è una meno rigida divisione dei ruoli, sia nell'esercizio sessuale che nella quotidianità, a differenza dell'abituale comportamento degli eterosessuali. Circa la fedeltà c'è una grande differenza tra femmine e maschi omosessuali; per le ragioni già dette le femmine sono molto più monogame. La promiscuità nei gay è una tentazione sempre presente che allontana l'appagamento e complica la gestione delle coppie.
Abbiamo già detto che l'omosessuale non può essere considerato in alcun modo un malato. Il vero omosessuale accetta pienamente la propria tendenza, non prova sentimenti di colpa e si ritiene "normale" nel senso che non vede se stesso come un perverso. Ciò non significa che anche l'omosessuale non possa avere problemi sessuali, come l'eiaculazione precoce e la difficoltà dell'erezione, o come perversioni quali il sadismo, il masochismo, il feticismo o la pedofilia. Bisogna dire che l'omosessuale può avere (più facilmente dell'eterosessuale) problemi psicologici quali l'ansia e la depressione. La disapprovazione sociale, anche se oggi è molto smussata rispetto al passato, potrebbe fiaccare alla lunga sia l'autostima che la soddisfazione relazionale. E' un fatto, comunque, che il rischio del suicidio è più forte negli omosessuali. Altro fatto significativo è che gli omosessuali (pur avendone bisogno) si tengono generalmente alla larga da psicologi, psichiatri e sessuologi. Questo perché in passato si tentava di sottoporli a psicoterapia nel tentativo di "convertirli" all'eterosessualità. Circa i ruoli nelle dinamiche sessuali ci può essere, soprattutto per il coito anale, l'"attivo" e il "passivo", ma è assai frequente la variabilità e l'alternanza. La capacità (e il bisogno) di amare nell'omosessuale è del tutto identica a quella eterosessuale. E' inutile inventarsi differenze inesistenti: la mente degli uomini e delle donne omosessuali è del tutto normale. Gli squilibri mentali, quando ci sono, non derivano dall'omosessualità, allo stesso modo in cui non potrebbero derivare dall'eterosessualità. La delicata situazione psicologica di tanti omosessuali potrebbe derivare soprattutto dalla solitudine, dall'isolamento o addirittura dall'accerchiamento in cui esprimersi è davvero difficile. Ancora una volta a soffrire di più è chi ha materialmente di meno. Chi ha soldi e potere realizza molto più facilmente il proprio modello affettivo e relazionale. Quando alle spalle si ha una famiglia povera in tutti i sensi l'omosessualità potrebbe risultare una sciagura e una condanna. Soffo, la poetessa greca, invoca appassionatamente Afrodite perché le lenisca il tormento derivato dall'indifferenza di qualcuna. Ma Saffo è fortunata perché vive in un tiaso di fanciulle e ne è la guida e il centro.

Domenico Iannetti

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