Censura in Italia

Dopo la caduta del fascismo e la riconquista della democrazia in Italia, ebbe fine la censura governativa sulle opere letterarie, ma cominciò quella operata dal potere giudiziario.
Già nel 1946 iniziò l'azione ostativa contro le pubblicazioni "oscene". Mondadori traduce "L'amante di Lady Chatterley" di D.H.Lawrence ma appena un mese dopo dall'uscita del libro intervenne l'ordine di sequestro. Per fortuna (spesso lo zelo dei moralisti si risolve in una autentica barzelletta) la fama dell'opera era tale che l'intera tiratura era andata a ruba in pochi giorni. Dopo qualche settimana comunque il tribunale assolve autore ed editore, con conseguente enorme pubblicità gratuita.
Il meccanismo censorio si reggeva sull'occhiuto zelo dei gruppi e delle associazioni cattoliche, che dopo affannose ricerche individuavano la "preda oscena" e la sottoponevano alle procure perché si procedesse al sequestro. La cosa intollerabile era che i bravi moralisti non si rivolgevano a un magistrato a caso, ma esclusivamente a quei pochi pretori che già si erano illustrati come implacabili segugi dell'osceno. Quando ero giovane (negli anni Sessanta e Settanta) c'era un pretore di cui non ricordo il nome che non faceva altro che mandare i carabinieri alle librerie e ai cinema per effettuare sequestri.
L'opera teatrale "La governante" di Vitaliano Brancati, che raccontava una vicenda di omosessualità femminile, fu bloccata dal sottosegretario Giulio Andreotti e rifiutata da più d'un editore prima di essere pubblicata da Laterza.
Alla fine degli anni Cinquanta fu denunciato e processato Danilo Dolci per la sua "Inchiesta sulla Sicilia" con il pretesto di alcune righe ritenute oscene.
Negli anni sessanta la censura italiana si accanì soprattutto sul cinema ma molti libri ebbero problemi. Ricordiamo "Le chiavi di San Pietro" di R. Peyrefitte (1960); "Il ponte della Ghisolfa" (1960) e "L'Arialda" (1961) di G. Testori; "La noia" di A. Moravia (1961).
Fu censurato perfino "I canti della nuova Resistenza spagnola" (1963) e i curatori italiani ebbero addirittura due mesi di carcere. Finiscono nella tagliola autori classici come Boccaccio, Sade e l'Aretino. Ebbero ovviamente problemi i libri di H. Miller e un libro di Milena Milani "La ragazza di nome Giulio".
Dopo il Concilio Vaticano II la presa censoria dei cattolici sui libri si attenuò (anche perché non produsse altro che pubblicità gratuita alle opere sequestrate). Le ultime denunce colpirono libri come "Porci con le ali" di M. Lombardo Radice e L. Ravera, e "Paura di volare" di E. Jong.

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