DORMIRE QUANDO SI DORME E STARE SVEGLI DA SVEGLI

In materia di sonno ognuno ha il suo stile. E in fatto di stile è lecito disquisire fino a un certo punto. Anche sulla quantità di sonno non c'è una norma uguale per tutti. Chi pensa che bisogna dormire otto ore è come se pensasse che tutti devono essere alti uno e settanta. C'è chi dorme tre ore per notte e sta benissimo e chi ha bisogno di dieci ore altrimenti di giorno è distrutto. Un parametro ideale da seguire sarebbe quello di andare a letto quando si ha sonno e di alzarsi quando ci si sente riposati. Purtroppo si tende a seguire la prima cosa e a non poter seguire la seconda. Bisogna dire che per il sonno vale il principio applicato anche per un corretto rapporto con il cibo: regolarità nella quantità e nei tempi.
Dormire poco, come mangiare poco, non va bene. Certamente a tutti per varie ragioni può capitare di passare una notte in bianco. Non c'è nulla di preoccupante, a patto che non si ripeta spesso. Se l'inconveniente comincia a ripetersi, dobbiamo affrontarlo come si fa per qualunque altra malattia: consultare il medico. L'insonnia può davvero essere disturbante nella vita di una persona, che vede scadere la qualità del suo stato di veglia quotidiano.
Di fronte al sospetto di un'insonnia, bisogna escludere che si tratti di un falso problema. Con il luogo comune delle otto ore, molti sono convinti di dormire poco quando in realtà dormono abbastanza. Il criterio più importante è la qualità del sonno che deve essere ristoratore indipendentemente dalla durata. Quando ci sono problemi si avverte un chiaro disagio che è fonte di prostrazione e di difficoltà a svolgere i normali compiti della vita. La causa dell'insonnia talvolta può essere organica, come un dolore di qualsiasi natura, ipertiroidismo, cardiopatie. Ma nella stragrande maggioranza di casi la causa è psicologica.
Un apprendimento importante che si verifica crescendo è quello dell'alternanza tra veglia e sonno, in maniera che le occupazioni quotidiane a un certo punto cedono il passo al rilassamento che ci consegna con facilità nelle braccia di Orfeo. Quando le tensioni accumulate nelle ore del giorno tendono a permanere anche nelle ore del buio si ha la netta impressione di non riuscire ad uscire dall'ingaggio della veglia e dai suoi carichi di impegni. Tante persone con tanta buona volontà dormicchiano per molte ore, ma senza mai riuscire a "staccare" realmente dalle preoccupazioni. E' così che al mattino si è stanchi più di quando si è andati a letto. In questi casi è mancato un vero rilassamento e il corpo è rimasto teso, con tutto il dispendio di energie che ne è conseguito.
E' risaputo che quando l'ansia è forte il sonno è disturbato. L'ansioso rimane sempre in guardia essendo egli convinto che da un momento all'altro qualcosa di male gli accadrà. In questi casi il sonno non può significare "distacco" che vorrebbe dire aprire le porte all'insidia per mancanza di controllo e di sorveglianza. Quando non si riesce ad abbandonarsi l'organismo si logora progressivamente in un allestimento di difese senza respiro. Il sonno ristoratore non può mai prevalere perché c'è il soprassalto automatico a ogni accenno di tregua.
Il depresso a sera cade nella trappola del sonno solo perché ha esaurito ogni sua energia, ma nel cuore della notte il sonno si dilegua ed egli riprende contatto con l'angoscia che continuamente lo assedia. Quella terribile dissipazione del sonno nel cuore della notte è spesso il primo violento segnale di una depressione in atto, che si caratterizza sempre con la perdita dell'armoniosa alternanza del dormire e dello stare
svegli.
Non infrequentemente l'insonnia va ascritta all'uso inveterato dei sonniferi che si fonda sull'assurda convinzione che non si potrebbe chiudere occhio senza l'aiuto chimico. L'uso degli ipnotici deve essere necessariamente saltuario e il medico non dovrebbe mai commettere l'errore di prescriverli come se si trattasse di un "vero" rimedio all'insonnia. Ciò vuol dire che il farmaco che aiuta a dormire deve essere solo un elemento temporaneo nel contesto di una terapia fatta di altri presidi e di altre strategie. Quando si diventa dipendenti dell'ansiolitico ingoiato prima di coricarsi si pongono le premesse di notevoli perturbazioni del sonno molto difficili da debellare. La verità è che il sonno indotto chimicamente è molto diverso da quello fisiologico e scarseggia della fase profonda (la più ristoratrice). Anche il sonno REM subisce alterazioni con un accumulo innaturale di "materiale" onirico. Ciò significa che l'esperienza del sognare è costantemente perturbata nell'assuntore cronico di ipnotici. Altro aspetto importante da sottolineare è che purtroppo le dosi del farmaco tendono ad essere aumentate a causa del fatto che la dose precedente perde efficacia cammin facendo. E si instaura il circolo vizioso per cui maggiore è l'introsione chimica e peggio diviene lo stato fisiologico del sonno e la reazione di astinenza al tentativo di interruzione del prodotto.
Ovviamente l'intrusione del farmaco ha anche un aspetto psicologico in quanto il soggetto diviene vittima di un condizionamento basato sul rapporto causale pillola-sonno. Il meccanismo dell'ansia che implica un forte sentimento d'insicurezza e di bassa autostima, porterà invariabilmente alla convinzione che senza la pillola verrebbe a mancare il primo passaggio del processo che porta a una notte di riposo. Tante volte si conserva per decenni la stessa dose (certamente ininfluente sul piano farmacologico) proprio in virtù di quell'assurda ma granitica convinzione. In questi casi andrebbe promossa la presa di coscienza di uno stato di non pacificazione tra sé e l'abbandono nel sonno. Individuare quella più o meno palese angoscia concomitante con l'abbassamento delle difese potrebbe costituire un primo passo verso una qualità migliore di vivere.
E' fuor di dubbio che il dormire male apre le porte alle modificazioni del tono dell'umore e all'accentuazione marcata dei difetti (anche piccoli) del comportamento. Col tempo il fossato si scava sempre di più e le angosce divengono più pesanti e le depressioni dilaganti. Il rischio più forte in questi casi è costituito dai rimedi incongrui, in primo luogo l'alcol e le altre droghe. Ma come abbiamo visto anche il medico può sbagliare, quando con troppa fretta e con scarsa cognizione di causa sottoscrive una ricetta per l'ipnotico. Bisogna affrontare tutti i problemi organici che possono essere a monte di una difficoltà del sonno, ma parimenti non vanno sottovalutate e liquidate con frasi anodine di incoraggiamento le cause psicologiche. Consultare uno psicologo, dopo essersi rigorosamente accertati della sua competenza, è invariabilmente una mossa vincente. Lo psicologo competente analizzerà correttamente la situazione ed enucleerà in primo momento le cause dell'insonnia ed appronterà poi le strategie per una rieducazione al sonno. Quando un soggetto è portatore di un uso ormai cronico del sonnifero, lo psicologo che lo segue deve essere necessariamente anche medico in modo da procedere alla progressiva riduzione delle dosi, sostituendo se necessario, per un certo periodo, un farmaco con un altro.
Quando si parla di disturbi del sonno non bisogna pensare solo alle insonnie. C'è anche chi dorme troppo, e questo spesso è un problema tuttaltro che lieve. Quando il sonno ti coglie di giorno, proprio nel bel mezzo di un'attività, può essere davvero problematico. La narcolessia produce un sonno irrefrenabile nelle situazioni più impensate
ie meno adatte per schiacciare un pisolino. Anche in individui normali certi momenti della giornata sono a rischio di sonno: dopo pasti abbondanti, nel corso di attività ripetitive, durante spettacoli noiosi. Personalmente confesso di essermi più volte addormentato a teatro durante "rivisitazioni" moderne di Eschilo o di Shakespeare. Il tutto si esauriva in pochi minuti di "assenza", ma chi l'assenza ce l'ha lunga e forse anche rumorosa è bene che si astenga dal frequentare i teatri o i concerti di musica classica. Una caratteristica della narcolessia è che qualunque emozione, fosse anche piacevole come una bella risata, può provocare spossatezza e conseguentemente il sonno. Il questi casi si verifica un'attivazione inversa, invece del massimo di vigilanza addirittura il sonno. Questo fa capire come la narcolessia rappresenti un disturbo pericoloso per sé e per il prossimo. Questi soggetti sono altamente a rischio per incidenti stradali e nei casi più gravi ci dovrebbe essere la controindicazione assoluta alla detenzione della patente di guida.
Casi meno gravi ma fastidiosi sono quelli in cui si dorme più che di norma e che presentano una difficoltà di passaggio dal sonno alla veglia. Questi soggetti presentano una lenta "carburazione" al mattino e si possono definire davvero svegli solo nelle prime ore del pomeriggio. Vi sono poi casi di un'ipersonnia da fine settimana, in cui ci si ripromette di recuperare il sonno sottratto dalla necessità di recarsi di buon ora al lavoro. Ci sono soggetti che vannno a fare il riposino il sabato pomeriggio e si svegliano solo la domenica sera, solo dopo le ripetute chiamate dei congiunti esasperati. In questi casi si tratta ovviamente di un problema psicologico in quanto ci si sottrae con l'impegno lavorativo a un "vuoto" che con l'inazione emerge in modo incontenibile. Per tanti ansiosi l'ipersonnia rappresenta una specie di rifugio contro le minacce della realtà nei confronti della quale ci si sente totalmente soccombenti. Tante volte ci si nasconde nella "tana" come un coniglio spaventato e il tutto è cominciato il giorno che si è ricevuto una terribile "bastonata" sotto forma di una delusione amorosa, di un licenziamento, di un rovescio finanziario, di un lutto.
L'ansia e la depressione che sono alla base delle insonnie, sono parimenti la causa delle ipersonnie. Il dormir troppo è palesemente un grande svantaggio da tutti i punti di vista. Sul piano fisico i danni del dormir troppo sono anche maggiori di quelli del dormir troppo poco. Non è solo in gioco la qualità ma anche la quantità di vita. Ciò significa che la morte improvvisa e precoce conclude spesso la tendenza all'ipersonnia. Ciò significa anche che quest'ultima deve risuonare come un campanello di allarme di condizioni patologiche gravi. Il chiarimento diagnostico è dunque sempre indispensabile e qualora vi sia di mezzo una depressione più o meno camuffata, essa va risolta rapidamente con l'uso dei farmaci a giuste dosi. La psicoterapia è sempre indicata, sia per risolvere il versante causale, sia per attenuare l'aspetto delle conseguenze psicologiche e relazionali del dormire troppo. All'ipersonnia spesso si associano tutta una serie di paure conseguenti alle spiacevoli esperienze dell'addormentamento inopportuno, che vanno contenute perché non diventino pesanti sindromi fobiche. Va prevenuto anche il disadattamento sociale che inevitabilmente accompagna il cattivo dormire. Tra la vasta gamma di rischi che attiene all'ipersonnia non va dimenticata la possibilità dell'adozione di rimedi incongrui quali droghe, sostanze anfetaminiche e caffeina, che invariabilmente andrebbero a costituire un problema nel problema.

Domenico Iannetti

 

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