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CONDOTTE CHE FANNO RISCHIARE IL FALLIMENTO COMPLESSIVO DELL'ESISTENZA: ECCESSI ALIMENTARI, CONDOTTE CHE FANNO RISCHIARE IL FALLIMENTO COMPLESSIVO DELL'ESISTENZA: ECCESSI ALIMENTARI, ALCOLISMO, DROGHE E OGNI ALTRA FORMA DI DIPENDENZA.

Sembra strano ma si può vivere da schiavo anche in un'epoca, come la nostra, in cui la schiavitù è stata abolita da secoli. Come definire altrimenti la dipendenza dall'alcol, dal cibo, dalle droghe, dal sesso, dal gioco? Non è facile per chi è schiavo delle droghe prendere coscienza del suo stato. L'alcolista, per esempio, crede di poter controllare il suo rapporto con il vino. "Bevo ai pasti uno o due bicchieri". E' in buona fede e non lo fa apposta a dimenticare che le bottiglie si svuotano con una frequenza impressionante. Anche il cocainomane non pensa affatto di essere uno schiavo e si offende se qualcuno lo definisce tossicodipendente. I familiari di questi pazienti in genere sono i primi a mettersi in allarme ma faticano molto per trascinare il congiunto dallo specialista. Non dobbiamo mai escludere che un problema di dipendenza possa toccarci molto da vicino.
E' utile riportare i criteri del DSM-IV relativi alla dipendenza da sostanze. In primo luogo c'è l'assuefazione, ossia la necessità di aumentare progressivamente le dosi per avere gli stessi effetti di prima. Poi si ha la sindrome di astinenza se si prova a smettere la sostanza. L'alcolizzato
se prova a smettere di bere ha sudorazione, pulsazioni elevate, tremori alle mani, insonnia, nausea o vomito, allucinazioni, ansia. L'assuntore di cocaina se prova a smettere si sente maledettamente giù, stanco, con reazioni allentate, e di notte non dorme o può avere gli incubi. I sintomi di
astinenza da eroina comprendono disforia, nausea o vomito, dolori muscolari, lacrimazione, dilatazione delle pupille, sudorazione, diarrea, sbadigli, febbre e insonnia. Anche nelle dipendenze dalla sigaretta o dal caffé si hanno i sintomi di astinenza caratterizzati da depressione, ansia,
irritabilità, insonnia, difficoltà di concentrazione.
Il dipendente da sostanze è travagliato da instabili propositi: vorrebbe smettere, magari ci prova, poi invariabilmente finisce per aumentare le dosi. La sua vita è sempre più al sevizio della ricerca della sostanza; così egli si ritira progressivamente dalle attività sociali, dal lavoro, dallo sport e si crea una barriera sempre più invalicabile col mondo esterno.
Il problema è evidentemente più insidioso quando la sostanza è di facile accesso. Pensiamo all'alcol; costa relativamente poco e non suscita scandalo se l'assumiamo al bar sotto gli occhi di tutti. In questo senso sono ancor più insidiosi i problemi con il cibo. Se possiamo bandire dalla nostra casa le bottiglie di alcolici risulta praticamente impossibile bandire i generi alimentari. Qualcosa in frigorifero bisogna pur tenere e il bulimico, nei suoi accessi, fa terra bruciata di tutto quello che trova.
Oggi c'è l'imperativo della linea e molte donne con un fisico eccellente sono ossessionate dal cibo e dalla convinzione di essere grasse. Le anoressiche e le bulimiche condividono tale convinzione mentre esistono persone che mangiano troppo poiché si vedono più magre di quanto in realtà non siano. La condizione di disturbo alimentare più preoccupante
è l'oscillare periodico dall'anoressia alla bulimia. L'alternanza di digiuni e di terribili abbuffate con successivo vomito mette davvero a dura prova l'organismo.
La dipendenza dal gioco può sconvolgere la vita personale, professionale, familiare mettendo a dura prova l'equilibrio mentale e il benessere economico di tutta la famiglia. Il giocatore rientra in quella categoria di persone tendenzialmente depresse che cercano come dicono loro "la sferzata di adrenalina". Esiste una correlazione tra la dipendenza dal gioco e quella da sostanze chimiche. In entrambi i casi il soggetto deve aumentare le dosi per raggiungere l'eccitamento desiderato. L'analogia prosegue quando il soggetto si è ridotto alla miseria o quasi: il giocatore, così come l'eroinomane, non si sottrae a furti, appropriazioni indebite, frodi mandando così sempre più allo
sfascio la propria vita.
Una forma di dipendenza non rara è quella che obbliga le persone a spendere in acquisti non motivati. Quello che si è comprato perde ben presto ogni importanza e lascia il posto al desiderio di comprare altre cose. Il denaro per queste persone conta poco, ma sono terrorizzate all'idea di non averlo, così come il tossicomane è terrorizzato di non avere la droga. Anche questi soggetti, a corto di denaro, possono arrivare a rubarlo o comunque a chiedere dei prestiti qua e là.
Esiste una forma di dipendenza patologica dall'amore e dal sesso che può essere addirittura incoraggiata dalla società ma che può portare a nefaste conseguenze al pari delle tossicodipendenze. Avere una sessualità sfrenata che porta a intraprendere rapporti con più partner nello stesso periodo può compromettere l'equilibrio psico-fisico. Infatti queste persone sono perennemente in crisi. L'astinenza in loro può causare ansia, depressione, angoscia; quindi bisogna rapidamente
tornare alla carica per recuperare il partner e se proprio è impossibile bisogna immediatamente rimpiazzarlo con uno nuovo. Bisogna colmare il vuoto e non c'è tempo per stare a riflettere se si sceglie la persona giusta o meno. Nella dipendenza dall'amore e dal sesso si tende a formare una coppia ripiegata su se stessa che si estranea dal mondo e dalla realtà quotidiana, esattamente come avviene nella dipendenza dall'alcol, dalla cocaina e dall'eroina.
Può sembrare strano a chi non ci ha mai riflettuto, ma spesso la religione può portare a gravi forme di dipendenza difficili da riconoscere stante l'apprezzamento sociale che circonda le pratiche pie. Pensiamo alla dipendenza di tanti soggetti deboli letteralmente plagiati da sette o congreghe religiose. In genere rinunciare a ragionare con la propria testa in favore di dogmi e credenze rigide può essere un indizio di dipendenza che tante volte può significare grave psicopatologia.
Chi sente di essere schiavo di una dipendenza dovrebbe avere uno scatto di dignità e fare tutto il possibile per liberarsene. La vita non ha un senso in sé, siamo noi che la riempiamo di senso vivendo da esseri liberi. Se portiamo le catene di una qualunque dipendenza siamo un po' morti prima che la morte arrivi.

Domenico Iannetti

SU QUESTI TEMI SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT. IANNETTI. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it

Per informazioni sui week-end terapeutici presso il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare il sito: www.villaoasiperugia.it

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