NELLA NOSTRA VITA CHE POSTO DOBBIAMO DARE AL SESSO?

Gli esseri umani non sono asessuati. Bella scoperta, si dirà. Eppure per millenni si sarebbe cancellato volentieri il concetto stesso di sesso, visto come un bubbone repellente nel corpo della natura. La castità, intesa come rinuncia volontaria all'esercizio della sessualità, è stata sempre additata dalla Chiesa come il massimo dei valori. Solo chi non era della statura idonea ad attingere quella vetta, ripiegava sul matrimonio considerato una sorta di male minore. Le donne e gli uomini che per secoli sono entrati in un monastero avevano l'obbligo assoluto della castità, sulla falsariga dell'assurda convinzione che fosse possibile mettere tra parentesi il corpo e dare il massimo spazio allo spirito. L'antico dualismo manicheo tra corpo ed anima produceva il tragico delirio della necessità di lottare contro la carne inclinante pericolosamente verso il peccato e l'abominio e dunque verso l'eterna perdizione. Ma questi uomini e queste donne ricoperti da una tonaca sovrabbondante al di là delle migliori intenzioni non riuscivano facilmente ad estinguere le pulsioni erotiche. Anzi, possiamo dire, non riuscivano affatto. Allora c'era chi sceglieva la strada della doppiezza, placando in segreto con la mano il rovello della carne e non raccontandolo in confessionale. E probabilmente erano i più. E c'era chi pertinacemente lottava contro la tentazione raccogliendo a ogni ricaduta le forze e la determinazione ad emendarsi. Pochi arrivavano a cancellare quella malefica energia attraverso la strada della sublimazione. Sublimare vuole dire indirizzare la carica libidica verso l'oggetto spirituale. L'ascesi si occupava di additare questo percorso tuttaltro che lineare. Non era sempre facile contenere in ambiti tranquilli la sessualità sublimata. La sessualità coartata alcune volte volge verso la depressione (e in questo caso si abbassa il testosterone), e in altri casi volge verso l'esaltazione (e in questa situazione la fa da padrone la dopamina).
L'estasi orgasmica è parente stretta dell'estasi mistica, in cui si "esce" per "incontrare" una alterità misteriosa nella quale si ravvisano i tratti della conoscenza di Dio che si crede verrà dopo la morte. Se si leggono le pagine scritte da grandi mistici che hanno provato l'estasi ci si accorge di essere nel bel mezzo di un linguaggio d'amore e di passione. Giovanni della Croce esprime fin nei titoli delle sue opere il trasporto, gli slanci e le sospensioni dell'amore in cerca della fusione con l'oggetto ("Cantico spirituale tra l'anima e Cristo suo sposo"; "Notte oscura dell'anima"; "Fiamma d'amor viva"). Teresa d'Avila descrive magnificamente i percorsi dell'innamoramento e del desiderio rappresentando il progresso dell'anima attraverso sette stanze di un castello al cui esterno si addensano le tenebre (della solitudine). Percorrendo le stanze la luce diviene vieppiù sfolgorante finché nell'ultima si compie il matrimonio e l'anima si fonde con Dio. Caterina da Siena nelle sue "Lettere" esprime il proprio temperamento passionale e la determinazione e la ricchezza dell'immaginazione ne fanno il ritratto dello struggimento dell'innamorata. Lo stesso ardente trasporto c'è in Matilde di Magdeburgo che nella sua opera "Luce fluente della divinità" esprime il tormento e la sospensione dell'attesa (dell'oggetto amato). La riflessione sull'estasi mistica sorprendentemente potrebbe coincidere con la riflessione sull'amore e sul desiderio sessuale che culmina nell'appagamento. Nell'orgasmo c'è l'elemento dello sconvolgimento, dell'uscire da sé e della dissoluzione che si palesa insieme al desiderio che non ci sia ritorno. E' la stessa cosa per l'estasi religiosa nella quale c'è l'identica "accensione" corporea che avviene in un rapporto sessuale completo.
Dunque abbiamo capito che la sessualità umana non può essere abolita da nessuna convinzione e da nessun pensiero. Abbiamo capito che il sesso non coincide necessariamente con l'amore, anche se abitualmente l'accompagna. Abbiamo capito che sia l'amore sia il sesso devono necessariamente fare i conti con gli stati complessivi della mente. Dunque ci può essere di tutto: amore senza sesso, sesso senza amore, amore e sesso strettamente connessi. Non c'è dubbio che innamorarsi non implica necessariamente desiderio sessuale. Le nostre prime cotte nell'infanzia e nell'adolescenza non implicavano certamente delle finalità sessuali. Anche molti adulti, specialmente donne, debbono avere l'evidenza di provare sentimenti profondi e di essere l'oggetto di analoghi sentimenti altrui, prima di dare disco verde alle pulsioni sessuali. Spesse volte c'è una visione favolistica dell'amore che a un certo punto, quasi per magia, farà sbocciare l'intimità corporea e la condivisione erotica. Tante volte si aspetta per decenni con la stessa attonita fede dei clown di Beckett che aspettano Godot. La verità è che l'intimità può far paura e non ci si sente all'altezza di viverla semplicemente. Tante vocazioni religiose hanno questa sola ed esclusiva ragione: paura dell'intimità condivisa. Questa paura è presente e permane anche nelle coppie sposate, come ripiego al fallimento dei primi confusi tentativi di coito. I cosidetti matrimoni "bianchi" anche oggi non sono una rarità, intendo in senso primario poiché in senso secondario riguarda quote elevate delle convivenze coniugali. Insomma, con la scusa che "basta che c'è l'amore" ci si adagia con rassegnazione al grigiore, al fallimento, al declino non giustificato dall'anagrafe. Quando la coppia ha un soprassalto di dignità si rivolge allo specialista e scopre con sollievo che il vaginismo o la dispareunia si possono risolvere, al pari dell'impotenza e dell'eiaculazione precoce. Troppe volte il problema sessuale è dipendente dalla paura di essere asserviti a un oscuro meccanismo che tende ad accollarti il pesante fardello del piacere sessuale del partner, di cui divieni nel bene e nel male il responsabile. Se l'altro è scontento è colpa tua, colpa della tua inadeguatezza. Allora ci si rifugia nell'amore, che per definizione deve essere incondizionato. Se ci amiamo davvero non siamo obbligati a nessun compito. Tante coppie che hanno scelto l'amore senza sesso teorizzano la propria grande libertà dal condizionamento e dalle prestazioni, forse dimenticando che rinunciare a comunicare sessualmente vuol dire ridurre la possibilità di comunicare. Allora tutto diviene una specie di recita il cui vero regista è la paura dell'insondabilità della natura umana.
Non c'è nessuna norma accettabile che possa dettare la frequenza dei rapporti sessuali. Se una coppia lo fa una volta al mese senza che questo significhi disagio per nessuno dei due, non c'è nulla da ridire e nessun sessuologo ha il diritto di muovere critiche o mozioni di censura. Semmai c'è da muovere qualche critica a coloro che forse prigionieri di una visione stacanovistica del mondo si sentono angosciati se non "fanno produzione". Ognuno deve poter vivere la sessualità secondo il proprio appetito. Si può essere un tantino anoressici o sfiorare la bulimia, ma se si trova l'accordo di coppia tutto, proprio tutto va considerato normale. L'unica cosa da sorvegliare è il fatto che in nessuna circostanza la paura deve prendere il sopravvento. Tabù vecchi e nuovi, inibizioni ed autocastrazioni mentali devono essere estromessi dalla camera da letto. Bisogna sottolineare la grande verità che in materia di sesso conta più di tutto la qualità. Ma la qualità tante volte è legata alla nostra reattività emotiva ed è quest'ultima che va curata. Un modo di pensare ossessivo è incompatibile con una buona qualità della risposta sessuale. Moltiplicare la frequenza del rapporto senza chiedersi preliminarmente se non ci sia qualcosa da correggere in noi, potrebbe risultare una mossa poco intelligente. E' il caso dell'eiaculazione precoce la cui risoluzione non sta nell'avere più coiti nella stessa seduta (e di lamentarsi della lunghezza del periodo refrattario). Spesso la donna che ha difficoltà a raggiungere l'orgasmo sceglie anch'essa strade poco produttive quando basterebbe sapere qualcosa in più sulle proprie ansie e sulla normale fisiologia della risposta sessuale. Forse l'idea dell'educazione sessuale nelle scuole è fallimentare ed impraticabile. Ma è indubbiamente essenziale il concetto che la vita sessuale dell'adulto ha bisogno di un'educazione continua. Le scienze psicologiche sono quelle che in tal senso ci possono dare un vero aiuto.
Sesso con amore, certamente. Ma sesso senza amore, che cosa ne dobbiamo pensare? L'amore corrisponde alla più alta conquista dell'evoluzione, ma non è così indispensabile per la specie come lo è il sesso. Ci siamo convinti che è l'amore a legittimare l'attività sessuale quando in realtà legittima solo la costituzione delle coppie stabili. L'attrazione sessuale per chi si ama vuole dire semplicemente facilitazione della reperibilità di un partner e assicurazione che il maschio si affezioni alla prole. Facilmente in condizione di tranquillità emotiva il sentimento di acquisizione definitiva del partner potrebbe paradossalmente favorire la percezione attrattiva per una o più persone esterne alla coppia. Ciò significa che pur amando una persona si può desiderarne sessualmente un'altra. Ciò che rende attraente un rapporto sessuale non è necessariamente l'amore, bensì le varie circostanze tra cui va inclusa la furtività. Forse chi è meno emotivo e meno dipendente affettivamente (ma è solo una mia ipotesi, ben inteso) è più in grado di apprezzare il sesso fine a se stesso. E' bello comunque apprezzare in generale la sessualità in tutte le sue forme senza starla sempre a rapportare all'amore. Del resto l'amore è una parola grossa che purtroppo tante volte reca in sé il germe dell'equivoco, come se fosse un tutto dato una volta per tutte. Il sesso ha bisogno di attrazione e di corteggiamento. L'amore anche; ma vallo a spiegare a chi ha la pretesa di essere amato per sempre per il solo fatto che un giorno, davanti a un altare, ci si è promesso amore con l'audace aggettivo di "eterno".

Domenico Iannetti

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