LA NUDITA' CI INQUIETA E CI PIACE. MA PERCHE' E' ANCORA FONTE DI TANTI PROBLEMI?

Sembra la quintessenza dell'ovvio ma non è inutile ricordare che nasciamo nudi. Già questo ci fa capire perché tra nudità e piacere ci sono così profonde parentele. E ci fa anche capire perché i sessuofobi religiosi hanno così forti prevenzioni nei confronti della nudità. Al di fuori della necessità di ripararsi dal freddo non ci si dovrebbe dannare la vita su quanta epidermide va esposta agli occhi altrui e su quanta va rigorosamente nascosta dagli abiti. Nelle società più vicine alla natura l'esporre integralmente il proprio corpo non ha mai costituito un problema anzi ha significato disponibilità sociale e moralità sessuale. Nella mentalità di tanti popoli non compromessi dal pensiero occidentale la lascivia sessuale non poteva assolutamente risiedere nella nudità tranquillamente mostrata, bensì nel "sotterfugio" degli ipocriti paludamenti. I missionari cattolici che tentarono di trasmettere la loro misera visione del sesso sotto forma di precetti morali produssero in realtà solo sconcerto in chi aveva vissuto fino ad allora senza problemi la propria corporeità. Nelle danze rituali i seni delle ragazze non potevano più volteggiare a contatto con l'aria, bensì venivano costretti in stupidi stracci. Cominciava a passare sotto l'etichetta della civilizzazione l'opera dei castratori mentali in nome della morale. I religiosi avevano da secoli costruito il concetto di modestia applicato al coprirsi quando non ce n'era bisogno. Sempre più nell'era cristiana aveva avuto spazio il trionfo dei "brachettoni" che al pari dell'incolpevole Daniele da Volterra mettevano le mutande ai capolavori della natura.

Quando oggi parliamo di nudità ovviamente la intendiamo al cospetto degli altri e non da soli. Eppure solo pochi decenni fa la morale religiosa aveva da ridire anche sull'essere nudi quando nessuno poteva vederti. Ai frati, ai preti e alle monache veniva prescritto di indossare "brachettoni" anche quando ci si lavava. La spiegazione che si forniva era che il corpo continuava ad essere tempio dello Spirito Santo anche quando si era sotto la doccia. Ciò significa che alcune parti del corpo erano considerate così inguaribilmente peccaminose che si faceva peccato anche a guardarle in proprio. Se tanto mi dà tanto non c'è nessuna meraviglia che i rapporti sessuali oltreché con rapidità dovevano essere compiuti indossando un opportuno indumento dotato di foro topico. Anche i mormoni, che a torto potrebbero essere considerati sessualmente liberi a causa delle loro abitudini promiscue, usavano durante l'accoppiamento un lungo abito bianco decorato. Occasionalmente nel corso della storia vi sono state sette cristiane che tolleravano la nudità in nome del racconto biblico in cui Adamo ed Eva giravano nudi nel paradiso terrestre. Invariabilmente tali sette sono state ferocemente perseguitate.

Altre culture e religioni diverse dalle nostre hanno avuto un atteggiamento assai diverso nei confronti della nudità. Gli arabi preislamici considerando la nudità come stato adatto per porsi al cospetto del divino e temendo che gli abiti sporchi potessero inquinare i riti, si denudavano per offrire sacrifici. Anche nella tradizione indu la nudità veniva considerata positivamente. Il giainismo fondato da Vardhamana nel V secolo a.C. oltre alla non violenza e al vegetarianismo, prescriveva ai seguaci ascetici di camminare nudi come atto altamente religioso. Un rituale indu, il festival del Leone, che si tiene ogni dodici anni nella città santa di Naasik, prevede che gli uomini sacri che si sono dati convegno dalle varie città si immergano nel fiume completamente nudi, mentre i pellegrini rumoreggiano tutt'intorno e le donne si protendono a toccare le dita di questi santoni. La matrice di tali rituali ha un contenuto di protesta al pari degli odierni "streaking", gli spogliarelli in pubblico che crea il parapiglia tra le forze dell'ordine. Una setta religiosa originaria della Russia e ora stabilitasi in Canada, i Dukhobor, esprime dissenso denudandosi in manifestazioni pubbliche. Avendo la nudità inaspettata sempre prodotto disorientamento e sconcerto, è stata usata in passato come tattica in grado di atterrire i nemici. Marco Polo raccontò di un popolo i cui guerrieri erano soliti presentarsi nel campo di battaglia completamente nudi, armati solo di lancia e di scudo.

La nudità talvolta è stata costitutiva dei riti di iniziazione, a causa del carattere di straordinarietà che essa ispira. A causa dei molteplici "usi", diversi dall'erotismo, che la nudità ha assolto, essa ha finito per perdere parte cospicua della carica attivante l'eccitazione sessuale. In tal senso il movimento nudista moderno è un esempio illuminante. Esso prese le mosse in Germania, alla fine XIX secolo, minimizzando necessariamente l'enfasi delle connotazioni sessuali della nudita. Era ovviamente un modo semplicistico di voler "by-passare" l'ineludibile contenuto psichico che la nudità comporta. La motivazione sessuale che è alla base della decisione di frequentare un campo di nudisti spesso sfugge allo stesso interessato ed alimenta un equivoco di fondo tra libertà e costrizione sessuale. Ciò significa che a un moto di "liberazione" iniziale necessario per mettersi nudi al cospetto di altri nudi, deve necessariamente seguire un moto di "repressione" indispensabile per togliere le connotazioni sessuali alla nudità condivisa. Albert Ellis aveva acutamente osservato che le comunità nudiste sono fortemente antisessuali e rischiano di togliere ossigeno al desiderio, che ovviamente deve sostanziarsi della "privazione" per esplodere poi in modo sufficientemente forte.

Chiediamoci ora che cosa succede alla sessualità delle persone cresciute con la familiarità della nudità altrui. Nelle tribù che non conoscono alcun capo di vestiario c'è un forte richiamo al pudore e si stigmatizza lo sguardo prolungato sui genitali altrui. A Papua per esempio i ragazzi vengono redarguiti (anche passando alle vie di fatto) se guardano la vulva che non sia quella della moglie o dell'amante. Raggiunta la pubertà il maschio deve stare attento a dove posa lo sguardo. Una semplice occhiata può costituire un'indebita "avance" e scatenere la reazione dei parenti della ragazza. Dunque gli uomini, in presenza di una donna, devono stare in campana e guardare per terra o meglio volgersi di spalle. Si può rivolgere la parola a una donna che si incrocia per strada esclusivamente dopo averla superata. Anche le ragazze devono stare in campana in presenza dell'altro sesso. Fin dall'adolescenza le ragazze devono sedersi in modo acconcio evitando di farlo con le gambe divaricate o con le ginocchia sollevate. Esse sedendosi devono distendere le gambe di fronte a sé senza mai piegare le ginocchia. In presenza di uomini la donna non si deve piegare se non protetta da tergo da una borsa a rete, usata per portare vari oggetti. Essere corriva su tali punti vuole dire per la donna perdere la reputazione e compromettere la possibilità di trovare marito. Per un uomo avere un'erezione in pubblico è motivo di grande imbarazzo. Se una ragazza vede un ragazzo in erezione è autorizzata a colpire il pene con un bastone. Chi ha soggiornato a lungo in questa tribù di Papua non ha mai avuto modo di osservare un'infrazione in tal senso.

Havelock Ellis nel suo libro "L'evoluzione del senso del pudore"(1899) osservò che il pudore era molto più radicato nei primitivi che tra gli individui più civilizzati. Le classi meno abbienti, inoltre, avevano un senso del pudore molto più forte di quelle più benestanti ed istruite. Anche Alfred Kinsey rilevò nella sua celebre ricerca che gli appartenenti alla classe lavoratrice tendevano a conservare qualche indumento durante i rapporti sessuali e a non farsi vedere completamente nudi dalle loro mogli. Se prendiamo in considerazione l'atteggiamento nei confronti dei rapporti prematrimoniali vediamo che generalmente c'è meno indulgenza in quelle etnie che vivono in condizione di nudità. Da noi che non ci mostriamo mai nudi in pubblico le esperienze prematrimoniali sono la regola, anche nei giovani che dicono di seguire il magistero della Chiesa cattolica. Dunque il pudore non è dipendente dal grado di nudità socialmente accettato, e non è sinonimo di castità. In tal senso lo sforzo dei missionari che hanno fatto il lavaggio del cervello agli indigeni perché dismettessero la nudità, non ha prodotto certo più pudore o più castità. Ha prodotto solo confusione in tante etnie che vivevano molto bene prima che si attentasse alla loro cultura.

Nel mondo antico era esemplare la nudità dei Greci, nel senso che pur criticata dagli altri popoli fu poi imitata nell'arte. Gli atleti greci gareggiavano nudi e questo contribuì a fare la fortuna dei giochi olimpici. Secondo una diffusa regola interculturale gli uomini si coprono allo stesso modo delle donne o meno delle donne; mai più delle donne. Gli uomini greci andavano in giro più scoperti delle donne, non tollerando essi affatto la nudità femminile. Le statue di giovani donne erano ricoperte da lunghi drappeggi, mentre nei musei di mezzo mondo possiamo ammirare la nudità "eroica" dei maschi. Anche oggi nelle spiagge nudiste americane gli uomini sfoggiano una completa nudità, mentre le donne stanno in topless. Generazioni di psicoanalisti hanno cercato di spiegare in vano il fenomeno sulla falsariga della teoria freudiana dell'invidia del pene, di cui le donne con grande rammarico (secondo Freud) non sono dotate. Le donne indossano il topless non perché abbiano una "assenza" da nascondere, ma per lenire l'ansia dei maschi che fanno di tutto per "preservarle".

Nelle società civilizzate si è fatto di tutto per aumentare la nudità abolendola. In altre parole ci si è accorti che l'abbigliamento enfatizza il corpo nudo, più della nudità stessa. Nelle società in cui le donne vanno in giro a seno nudo, il seno non risulta affatto attraente agli occhi del maschio. Contrariamente nel nostro mondo i seni, essendo normalmente coperti (anzi "bardati"), ispirano profuse fantasie ed attrazione sessuale. Havelock Ellis riporta un episodio tratto dall'autobiografia di Casanova: costui recatosi in un bagno pubblico rimase "freddo" nei confronti di una inserviente completamente nuda che lo aiutava nelle abluzioni. Il celebre seduttore si spiegò il fatto con l'associazione tra nudità e comportamento non sessuale (svolgeva infatti le sue mansioni lavorative) di quella donna. Il sessuologo con adeguata esperienza clinica conosce bene quanto sia diffuso il feticismo relativo ai capi di vestiario, e ciò proporzionalmente al grado di "pudicizia" sociale che ha caratterizzato questi ultimi decenni. La nostra generazione ha assistito a notevoli cambiamenti nello status delle donne, che con la parità con gli uomini hanno anche appiattito le differenze in fatto di vestiario, favorendo l'emergere di uno stile unisex. Tale stile, pur non essendo privo di "appeal" sessuale, pone una certa distanza tra l'oggetto e lo sguardo desiderante. Tale distanza è voluta dalle donne (e del resto rappresenta la condizione per la parità) nei contesti dell'interazione sociale normale, ma poi vorrebbe essere abolita bruscamente dalle donne stesse nei contesti dell'interazione ludica. In altre parole la donna tiene molto ad essere considerata "soggetto" ma non vuole rinunciare affatto al suo tradizionale ruolo di "oggetto". Ugualmente nei contesti prematrimoniali ed adulterini la donna, seguendo la buona regola commerciale che è l'ostensione della merce a favorire la domanda, mostra molto di più il suo corpo con vestiti succinti o vestiti "marcatori". Dopo il matrimonio il vestiario diviene più austero e converge più facilmente verso l'unisex. Questo almeno finché il contenuto erotico del legame di coppia ha una buona tenuta; variazioni anche modeste dell'abbigliamento potrebbero far inferire che sta scattando la volontà di rimettersi (come nuovi) nel mercato sessuale.

Si sa che un tempo i colori idonei a colorare gli abiti erano costosi in quanto erano importati da paesi lontani. Solo i ricchi potevano permettersi di vestire in modo sgargiante. Il bianco, che era stato il colore del lutto (e Dio sa se una volta i lutti mancavano), fu rimpiazzato da un nero che divenne espressione di austerità e fu dunque adottato dai religiosi. Con il tempo il colore nero acquisì contenuti di eleganza e perfino di sensualità. Furono per prima le prostitute ad adornarsi di calze ed indumenti intimi neri e così fu rinforzata l'associazione tra colore nero ed erotismo. Intanto le monache continuavano a vestire di nero al pari delle dominatrici sadomasochiste, e in tal senso l'erotismo compresso coincideva con l'erotismo violentemente proiettato all'esterno. I feticci fatti di cuoio nero come stivali, corpetti ed accessori vari, esprimendo severità e disciplina, sposavano analogie di significato con i sai e gli abiti talari del clero.

L'abbigliamento, dovendo ruotare attorno all'inammissibilità della nudità sociale, non poteva non essere parte integrante delle espressioni della sessualità, modulandola e condizionandola in maniera cospicua. E' bene sottolineare ancora che gli abiti furono inventati per proteggersi dal freddo e l'implicazione del pudore fu un accidente casuale se vogliamo piuttosto sciocco. Infatti, come abbiamo già detto, nelle tribù che praticavano la nudità il pudore si esprimeva senza implicare il coprirsi. Darwin riferì che gli indiani della Terra del Fuoco, pur vivendo in un clima molto rigido, andavano in giro nudi e la neve si scioglieva sulla pelle scoperta di quegli abitanti, che usarono le stoffe che erano state loro offerte non per coprirsi ma per farne strisce decorative. Sta di fatto, tuttavia, che a un certo punto le stoffe ritornarono utilissime per le differenziazioni e il controllo sociali. Il velo, in tal senso, ebbe un grande ruolo per "tenere a bada" la donna. La donna doveva velarsi e non poteva mostrare il volto se non agli intimi (figli, marito o altre donne). Nel mondo musulmano siamo ancora oggi a questo. Nella tradizione cattolico-romana la donna doveva stare con il capo coperto quando entrava in chiesa. I tentativi fatti di liberare le donne musulmane dal velo non hanno avuto grande successo. Kemal Ataturk, in Turchia, era deciso a scoraggiare l'uso del velo ma il processo dovette essere molto rallentato a causa dell'atteggiamente scandalizzato della maggior parte dei turchi. Lo scià di Persia nel 1935 mise fuori legge il velo, ma quando dieci anni dopo egli fu costretto all'esilio, il velo ricomparve all'istante. Successivamente, nei primi anni '80, lo scià fu cacciato dall'Iran e le stesse donne oppositrici che lo volevano estromettere riadottarono il velo come gesto simbolico contro il regime. Non so (e francamente non mi interessa) se le donne sono state così contente dei regimi teocratici che a tutt'oggi governano quel Paese.

Il velo dunque è servito a proteggere gli uomini dalla sessualità femminile, ovviamente vista con connotati perturbativi e pericolosi per il maschio. Le donne allevate nella tradizione del velo tendono a convogliare il loro senso del pudore piuttosto nel viso che nel resto del corpo. Se sorprese da estranei esse tendevano a coprirsi il volto anche se il resto del corpo era nudo. Per la verità, presso i Tuareg del Sahara, il velo è piuttosto l'appannaggio dei maschi e ciò si spiega con il fatto che questo popolo si è convertito tardi all'Islam ed ha adottato il paludamento del volto più o meno accentuato come indicatore del ceto sociale. Anche in altri contesti, generalmente a matrice religiosa, il velo può assumere un significato protettivo da ciò che potrebbe essere difficilmente tollerabile alla vista. Nella Bibbia si dice che Mosé ed Elia si velavano al cospetto di Dio. Lo stesso Mosé si velò dopo aver ricevuto le tavole della legge prima di presentarsi al popolo. In altre circostanze sovrani ed uomini particolari usavano velarsi allo scopo di schermarsi dall'osservazione dell'individuo qualunque. Dunque il velo è una maschera che serve a proteggere, a nascondere e a dissimulare. L'uso della maschera venne introdotto a Venezia intorno al 1300 da cortigiane che la usavano per identificarsi e dissimularsi nel contempo. Esattamente come il vestito eroticamente inteso che copre con l'esclusiva funzione di scoprire.

Domenico Iannetti

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