L'AMORE NON DEVE ESSERE UN MISTICO TRASPORTO MA SOLO UN MEZZO PER VIVERE E FAR VIVERE MEGLIO.

Quando si è in preda dell'innamoramento si scaccia in modo assoluto l'ipotesi che un giorno quel rapporto possa finire. Eppure è del tutto certo che finirà, perlomeno nelle forme vorticose iniziali. I solidi affetti che potrebbero subentrare alla "follia" sono una possibilità (non una certezza) che bisogna perseguire con intelligenza. Un modo poco intelligente di vivere l'amore è mettere la propria testa tra le nuvole e così facilitare che i piedi siano prede delle tagliole di cui è abbondantemente disseminato il cammino. Essere romantici in amore è stato sempre considerato una virtù, credo in realtà che sia un autentico punto di debolezza. Una testa fiorita di troppe romanticherie invariabilmente va a chiudersi in strade senza uscita. Fa un senso di struggente tenerezza e anche di pena vedere una ragazza che cresce con l'idea fissa del "principe azzurro" senza preoccuparsi di crescere davvero come persona. Nella testa di troppe persone l'amore è una cosa magica che sfugge alle regole terrene del dare e dell'avere. Si ha troppo bisogno di amare e di essere amati, per cui si ha il fiato corto e la resistenza limitata. Ci si butta alla prima occasione e non si sta tanto a valutare dove si andrà a cadere. Le normali accortezze che si usano quando si acquista un paio di scarpe vengono meno quando si investe nell'oggetto dell'amore. E' vero, le regole dell'attrazione ci sono sconosciute, ma è anche vero che si resta sordi e ciechi di fronte a tanti segnali che hanno lo stigma dell'evidenza. Si ha il vizio mentale di dare tutto quello che si possiede a colui che si è eletto come "unico" con la formula dell'irreversibilità, e magari quest'"unico" è un giocatore delle tre carte, un allestitore di ingannevoli scenari se non un vero e proprio lestofante.
Bisogna ammettere che c'è tanta pigrizia mentale attorno ai fenomeni da cui discende la costituzione delle coppie. Le società non hanno mai fatto nulla per evitare gli errori in tal senso. Tuttalpiù è il parroco che organizza corsi prematrimoniali per accendere la luce nelle menti dei candidati all'amore. Con tutto il rispetto non mi pare che un sacerdote sia la persona più idonea a rendere edotto chicchessia sulle questioni sessuali ed affettive. Pigrizia mentale anche questa. Il problema è che si ha voglia di acquisire una volta per tutte e chiudere definitivamente la questione. Come se il ritornarci su potesse compromettere le basi stesse della nostra vita. Ci si accoppia con scarsa consapevolezza e si cammina per decenni senza mai voltarsi indietro, con gesti e parole logorati dall'abitudine. Eppure è cambiato tutto, sono nati e cresciuti i figli, sono morti i rispettivi genitori, forse si è spento da un pezzo anche l'ultimo barlume d'amore, ma la coppia come un simulacro antico resta intatta e immutata nella testa disillusa dei contraenti di quel lontano contratto. Quel che voglio dire è che spesso in un rapporto d'amore vi sono alla base gli stessi atteggiamenti fideistici e irrazionali di quelli che sperano nella trascendenza ma che sono rassegnati ed amorfi nell'immanenza.
C'è una diffusa distorsione nella lettura delle cose dell'amore. Facilmente si scambia il proprio desiderio con l'oggettività del reale. Dovendo continuare a credere che abbiamo voluto quello che abbiamo siamo costretti a ritoccare ogni cosa in senso migliorativo, come un pessimo fotografo che supplisce con i segni di matita alla sua imperizia professionale. Spesso si guarda all'amore con gli stessi occhi fanatici e imploranti di chi è convinto di assistere a una apparizione divina. Così gli amanti spesso pensano con una mente avvelenata dalla superstizione e affamata di miracoli. Ma l'amore in fondo non può discostarsi dalle regole che sono alla base di una qualunque transazione commerciale. Così, tolto l'essenziale, esso è povera cosa al di sotto dei pomposi drappeggi della compensazione. Certamente non bisogna fare l'errore di generalizzare: c'è amore e amore. Ma non ci può essere nessun amore che giustifichi la mancanza di rispetto verso se stessi e la mitizzazione del partner. Nessuno deve essere enormemente importante con il corrispettivo dell'azzeramento completo dell'importanza degli altri. Amare una donna deve voler dire amare le donne. Amare un uomo deve voler dire amare gli uomini. Amare la propria situazione deve voler dire amare anche le situazioni altrui.
Spesso si crede che l'amore sia immutabile o debba esserlo. Si ignora che tutto quello che giace sotto al cielo muta continuamente e oggi non può essere mai come ieri. Si rimprovera al partner di non fare le stesse "follie" delle origini. E il partner per non cadere in fallo fa le stesse "follie" delle origini, ma fingendo. Per qualunque creatura, per le proprie creature, i figli, si accetta l'evidenza del cambiamento e della crescita; ma per l'amore no, lo si vuole sempre uguale, con le stesse iperboliche parole. Dimmi che mi ami come mi amavi allora! E' la più assurda richiesta di menzogna. Non potendo esprimere i reali sentimenti e le reali emozioni si è condannati a fingere. E' proibito dirsi: ti amo ancora, ma in un modo diverso da prima. Così si deve recitare la parte salvo poi essere smascherati in quelle circostanze inequivocabili in cui si viene colti con le mani nel sacco. L'assurdo teorema che l'amore deve essere immutabile (come si è giurato all'altare) rende impossibile la comunicazione su una base di sincerità. Così la vita più che viverla la si recita e questo aumenta la solitudine di ognuno e una disperata e segreta aspirazione alla felicità.
Qualche anno fa, ormai, ho affrontato come terapeuta una difficile crisi di una coppia che da tanti anni filava d'amore e d'accordo. La miccia della crisi fu accesa da un gruppo di cristianità che i due avevano preso a frequentare. In una di quelle riunioni si era detto che tra i coniugi la sincerità doveva essere assoluta e non ci doveva essere nessuna cosa taciuta. La moglie prese questa indicazione alla lettera e confessò al marito un fuggevole flirt con solo qualche palpeggiamento con un vicino di casa, nei primi tempi (un po' problematici) di matrimonio. Il marito sembrava aver preso il tutto con spirito di cristiana comprensione. Sembrava... ma a poco a poco la cosa prese a fermentargli dentro fino a prendere le proporzioni di una martellante idea fissa. Ciò portò la coppia a rivolgersi a me, e fu un bell'impegno tirarne fuori i piedi. Questo per significare l'assurdità di dirsi proprio tutto, che ovviamente è cosa impossibile da realizzare. Si arriva a questa aberrazione grazie a una concezione fumosa ed idealistica del sentimento amoroso. La lealtà reciproca tra i partner non può significare la rinuncia alla privatezza di alcuni pensieri e sentimenti. La religione tende ad assolutizzare ciò che assoluto non deve essere mai. La sincerità è una scelta, non un obbligo per nessuno. Quelli che dicono di avere la dote della sincerità e si permettono osservazioni che a mente fredda avrebbero dovuto essere censurate, sono o degli sprovveduti o degli aggressivi.
Altra irragionevole aspirazione nella coppia è quella dell'uniformarsi dei modi di essere. I coniugi devono avere tutto in comune. L'economia mi sta bene. Ma quando si pretende di uniformare i gusti, le idee, le abitudini, i tic, allora mi pare decisamento troppo. Già desta qualche sospetto che una coppia sia religiosa o non religiosa, voti a sinistra o a destra, sia della Juventus o del Milan; ma quando si giunge a voler uniformare le mentalità e gli stessi pensieri, la stortura appare evidente. L'essere prima coppia e poi persone è la più clamorosa delle assurdità. Il segno più evidente della debolezza di una coppia è il difetto di individualità per cui la pochezza personale tende ad essere mimetizzata con un pedissequo appiattimento sull'altro.
Dal platonico mito dell'amore come ricerca della propria metà mancante sono derivati tanti equivoci e tante false idee. Certamente il timido può sentirsi protetto dal partner disinibito. L'operaio che ha sposato la maestra può sentirsi meno estromesso dalla cultura. La moglie del medico potrebbe sentirsi autorizzata a impartire dei consigli medici. Ma la pretesa che l'altro sia un prolungamento di se stessi non può avere giustificazioni. Santippe sarà stata impossibile, ma almeno sembra non aver avuto la pretesa di essere un sostituto socratico. Insomma nessuno può avere il diritto di vestirsi delle penne del pavone. L'unica complementarietà legittima nella coppia è quella pene/vagina. Per tutto il resto ognuno si tenga il proprio, in modo da non attribuirsi il diritto di rimanere con le proprie carenze con la scusa che sono compensate dai pregi del partner. Fa parte della grande illusione che stabilire un'alleanza di coppia possa trasformarti come Cenerentola quando indossa la scarpa fatata. Se sei scarso resti scarso, se sei ansioso resti ansioso, se hai dei talenti vedi di farli crescere in proprio e non delegare l'incombenza al partner. Necessariamente ogni donna deve vedere con un pizzico di trasfigurazione ogni uomo suscettibile di diventare il suo. La stessa cosa deve fare ogni uomo nei confronti di ogni donna. Guai se non ci fosse questo surplus di valutazione. Il desiderio non prenderebbe certamente il volo. Ma nessuno, nemmeno il principe azzurro o la fata turchina, può pagare i tuoi debiti. Forse quelli economici, ma non gli altri.
Il mio Stefano. La mia Anna. La grande illusione nell'amore è anche quella di appartenersi. Una serata che sembrava come le altre, poi uno sguardo insistentemente ricambiato, delle parole scambiate, un furtivo contatto e già si accende nella mente l'idea di poter entrare in possesso di qualcuno di cui prima si ignorava perfino l'esistenza. Quando ci si promette amore spesso si commette l'errore di sentirsi proprietario dell'altro. In realtà si è ancor meno proprietario di chi per acquistare il bene si accolla un pesantissimo mutuo. In amore le rate da pagare non finiscono mai. Qualche volta addirittura è come mettersi nelle mani degli strozzini: gli interessi da pagare superano centinaia di volte l'ammontare del prestito ricevuto. Il geloso ha l'assurda pretesa di possedere senza voler pagare con il rispetto e la reciprocità le rate pattuite. Un verso di Prévert diceva: sono andato al mercato degli schiavi ma non ti ho trovata... Possediamo l'altro finché l'altro si sente disponibile a possederci a sua volta. E' un patto senza futuro ma anche senza passato, nel senso che le parole dette volano e non diventano mai rogiti notarili. Tanto meno sbarre d'acciaio dietro cui imprigionare l'amato per evitare che fugga. La possessività è la più clamorosa denuncia della propria povertà interiore. Anche il delirio del masochista non può prescindere dalla consapevolezza che l'altro possa perdere di punto in bianco ogni volontà di dominio. Spesso le donne pretendono effettivamente troppo (sulla scorta di una pretesa "diversità" che tende a farne un oggetto di riguardo) non preoccupandosi minimamente di quanto effettivamente danno all'altro. Ho avuto una paziente la cui vita coniugale è stata un compendio di menzogne e di tradimenti, che aveva la faccia tosta (nei momenti in cui non era con l'altro) di chiedere al marito di rinunciare per lei alla partita di calcetto. Ciò dimostra che nella possessività si può annidare anche il massimo della disonestà.
Ci sono donne che guardandosi allo specchio valutano l'impatto erotico del proprio seno, delle proprie natiche, delle proprie labbra e si sentono confortate come l'investitore in borsa che legge sul giornale le quotazioni a lui favorevoli. E' come se dicessero: finché l'attrazione regge la baracca non può andare verso il fallimento. La stessa cosa tendono a credere gli uomini quando pensano che una buona schermaglia a letto sia in grado di ricomporre qualunque malinteso e qualunque tensione. Questi uomini sentono che con una erezione sicura ed una energica penetrazione la donna viene pacificata con se stessa e dimentica ogni eventuale rancore. E' vero che spesso le controversie riconducibili all'ordinaria amministrazione si spianano nel contatto erotico molto meglio che in verbose spiegazioni, ma i rancori (quelli tenaci) non si cancellano con un orgasmo più o meno condiviso. Se la comunicazione tra i partner è davvero interrotta non è certo l'esercizio della sessualità a riannodare i legami. Il sesso, a un certo punto di disistima verso l'altro, perde efficacia e anzi si prepara a smobilitare. Una volta chiuso davvero con un partner è assai difficile riaprire.
Una delle più forti garanzie della stabilità della coppia è l'equilibrio personale e l'autostima. Insomma la coppia forte è costituita da due persone in grado di camminare con le proprie gambe. I partner devono saper darsi gratificazione reciproca ma non si devono sentire traditi se l'altro scopre un motivo autonomo di interesse, di divertimento o di carriera. Il successo di uno dei componenti della coppia non deve allarmare l'altro, né deve far risuonare nella mente i minacciosi rintocchi funebri dell'infedeltà. L'idea che tutto quello che non è condiviso è oggettivamente minaccioso può trasformare un ménage in una ininterrotta sequela di turni di guardia, senza più pace e senza più fiducia.


Domenico Iannetti

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