IL RUOLO DELLA STUPIDITA' NELLA SCELTA DEL PARTNER.

Il programma di una cartomante in una TV, l'interpellante telefonica che chiede se il ragazzo tornerà da lei: stretta al cuore: come può una ragazza essere mentalmente 'out' a venticinque anni? Vuole sapere se il ragazzo tornerà senza aver minimamente capito il motivo per cui se n'è andato. Il motivo del pessimismo del sottoscritto, ormai attempato operatore della mente, risiede nella consapevolezza che se si è stupidi a vent'anni con ogni probabilità lo si resterà tutta la vita. Ciò vuol dire che chi sbaglia i calcoli continuerà a sbagliare i calcoli, chi combina danni a ogni passo da giovane da adulto sarà una vera sciagura. Infatti la verità è che dopo l'adolescenza le capacità mentali non crescono con l'età, anche se il comune sentire ci potrebbe far credere il contrario. La casalinga che è parte lesa nel processo a Vanna Marchi solo apparentemente oggi è divenuta più scafata, sulla scorta della penosa esperienza. In realtà quella casalinga resta di mente corta non perché continuerà a consultare i maghi (nessuno persevera in negativo, neppure l'ameba), ma perché replicherà i suoi sbagli nel rapporto con il marito, con i figli, con gli amici, con il bottegaio, in palestra, nella cabina elettorale, in vacanza ad Ibiza eccetera. Insomma, la stupidità è come il colore degli occhi: ognuno se lo porta fin nella tomba.
Nella scelta del partner le qualità intellettive non si manifestano nella rapidità della risposta, come avviene quando si fa un test d'intelligenza. Sta di fatto che questo tipo di scelta viene continuamente rivisitata mentalmente per anni e ciò nonostante ci si accorge sempre tardi di aver fatto colossali errori di valutazione. Il problema non è mai quello di scegliere il migliore dei partner in assoluto, ma quello di scegliere il meno indigesto che la nostra situazione ci offre, data la fame (affettiva). Tante volte, dunque, chi è più intelligente sa aspettare. Quelli che diventano marito e moglie, da adolescenti, mentre i loro coetanei si occupano di altri cose, non dimostrano una spiccata finezza mentale. Raymond Cattell ha ipotizzato l'esistenza di due intelligenze: quella "fluida" e quella "cristallizzata". La prima è quella con cui nasciamo e ci catatterizza, la seconda è quella che la vita ci insegna. E' del tutto ovvio che l'intelligenza fluida determina l'intelligenza cristallizzata, basti pensare al semplice aspetto della scolarizzazione. Chi ha più cultura certamente ha una marcia (di intelligenza) in più nella vita, invecchia meglio e se è fortunato può evitare il declino della terza età, che coinvolge soprattutto chi ha pochi interessi. Più si riesce ad appropriarsi dell'intelligenza collettiva per uso personale, e più si sta con il piede nella scarpa (della soddisfazione di vivere). Ciò significa che chi rimane solo, oltre che sfortunato, generalmente è meno intelligente di chi resta a lungo circondato di affetti. Quando la vita ti propone le dure prove del cambiamento: le distonie sentimentali, i divorzi, il pensionamento, i figli che si sposano e si allontanano dai genitori, la morte dei propri genitori, degli amici, del coniuge, la qualità dell'intelligenza fluida, oltre che di quella cristallizzata, fa la differenza tra gli individui.
Uno dei terreni su cui si cimenta l'intelligenza fluida delle persone riguarda il valore da dare all'estetica rispetto ad altri aspetti della vita. Oggi le tecniche estetiche tendenti a rendere più avvenenti i corpi degli individui hanno preso un ruolo egemonico rispetto alle tecniche che si prefiggono di migliorare la mente. Soprattutto la pubblicità, utilizzando spregiudicatamente la bellezza come arma di persuasione, ha reso categorico l'imperativo di essere prima di ogni cosa gradevoli fisicamente. Il destino ineludibile di dover accrescere il proprio fascino non vale solo per la donna giovane (che tradizionalmente è stata 'vocata' a tale missione) ma per chiunque non si voglia sentire tagliato fuori dal "giro". Ormai nella nostra società bellezza vuole dire anche efficienza, accuratezza, forza e resistenza agli insulti del tempo che passa. La "bella presenza" che una volta era la prima credenziale negli annunci matrimoniali, oggi è indispensabile anche in quelli per trovare un lavoro. Da questo capiamo il perché della fortuna dei chirurghi estetici, degli estetisti, dei cosmetologi. Stiamo parlando in un articolo dedicato alla "stupidità", infatti è questa la parola chiave per capire il motivo per il quale si cerca di eliminare i sentimenti di inferiorità (a cui Alfred Adler dà l'importanza di un archetipo) esclusivamente con provvedimenti estetici. Non sempre il chirurgo plastico riesce a risollevare l'autostima che si aveva al livello dei tacchi. E' vero che tante volte eliminare una deficienza estetica può riaprire le strade di soddisfacenti rapporti interpersonali, ma è indispensabile rendersi conto che non sempre è così. Per volersi bene è indispensabile piacersi, ma non è detto che per piacersi bisogna avere tutti i capelli (Jacques Prévert ironizzava su quelli calvi di dentro), portare la quarta di reggiseno, non avere ombra di cellulite.
Certamente chi tiene al proprio aspetto estetico esprime benessere mentale. Infatti il depresso non si accudisce, non si lava, non cura l'abbigliamento. Ma è anche vero che il disagio psicologico potrebbe appartenere a chi ha l'idea fissa della cosmesi, della doccia due volte al giorno, del deodorante sotto le ascelle, della inappuntabilità del vestiario. Dico spesso che un insicuro si sente di primo acchito con il naso: infatti si profuma troppo. Per piacere veramente agli altri non bisogna essere a una sola dimensione: quella dell'apparire. Ci vuole soprattutto la dimensione dell'essere per rendere duraturi i rapporti affettivi. Essendo l'essere umano naturalmente socievole deve seguire il comandamento del risultare gradevole agli altri. Ma ci riuscirà davvero se cura in primo luogo la propria mente. L'isolamento vero è quello a cui ci confinano gli altri; e gli altri non danno mai la "morte civile" al prossimo solo per motivi estetici. E' vero, rientra nella stupidità socialmente diffusa ciò che potremmo definire "l'effetto traino della bellezza". A chi ci colpisce favorevolmente per l'aspetto fisico siamo disposti ad attribuire altre qualità, che magari non possiede affatto. Al primo impatto possiamo considerare una bella donna anche simpatica, intelligente, volitiva. E ci vuole tanto tempo per accorgerci che magari ci siamo sbagliati completamente. In questi casi si parla di "legge di Frine". Frine, vissuta nel IV secolo a.C., era un'etera della Beozia che "spopolò" in Atene. Prassitele se ne servì come modello per la statua della Venere di Cnido. Sfortunatamente Frine fu accusata di empietà, ma Iperide la fece assolvere in tribunale mostrando ai giudici la meravigliosa bellezza del corpo nudo di lei. L'argomento era il più invincibile del mondo: una bellezza mozzafiato non può presupporre un'anima perversa. Le vittime della "legge di Frine" potrebbero formare un'associazione che avrebbe decine di milioni di aderenti.
Il rovescio della medaglia della "legge di Frine" è anch'esso pane quotidiano. Se l'effetto alone della bellezza provoca comprensione, permissività e benevolenza, l'effetto alone della mancanza di bellezza provoca reazioni negative opposte, altrettanto ingiustificate. La persona brutta e malvestita viene trattata in modo svalutante, con distacco e perfino con ostilità. Le persone esteticamente meno dotate sentono in ogni occasione di dover superare uno sbarramento iniziale, che a volte non si attenua nemmeno dopo il primo impatto. Si tende a non dare nessun credito a chi difetta nell'apparire. Quando penso a questi argomenti mi viene in mente la meravigliosa figura di Giacomo Leopardi. Da quante donne il Poeta di Recanati è stato amato dopo la sua precoce morte! Ma in vita egli non ha goduto dei favori di alcuna donna, nemmeno dell'ultima delle sciacquette. Un brutto, o considerato tale (magari perché calvo), per risalire la china deve fare come fece Aristotele Onassis: conquistare tanto, tanto potere e far valere quello. Soprattutto le donne peccano in tal senso: il "potere" ai loro occhi ha un'enorme importanza e un grande impatto di fascinazione. Stupidamente (se si privilegia la ragione) si "gode" del successo altrui, del denaro altrui, della "improntitudine vincente" altrui, anche quando non te ne viene il benché minimo vantaggio (anzi!).
Gli operatori dell'apparenza fisica e i correttori di inestetismi farebbero bene a lavorare a stretto contatto con lo psicologo. Spesso, quello che sembra un problema estetico, in realtà è un problema psicologico da risolvere in opportuna sede. Anche la calvizie, la canizie precoce, l'acne, la mancanza o l'eccesso di peli, le profuse sudorazioni hanno la causa, e non solo l'effetto, nella sfera psicologica. Il chirurgo, il dermatologo, l'estetista mettono rapidamente le mani in pasta, ritenendo superfluo il parere dello psicologo. Quello che ci aliena di più dalla nostra natura è lo spirito del commercio e la tirannia del denaro.
Non sempre un naso brutto è obiettivamente tale. Spesso nell'insicuro quasi ogni parte del corpo è brutta. L'intervento "riparatore" in questi casi è soltanto un'atroce beffa. E' proprio tale il motivo per cui i chirurghi estetici hanno bisogno di una robusta polizza di assicurazione: il soggetto continua a non piacersi anche nei "nuovi panni". Delle centinaia di casi di dismorfofobia che ho curato non ne ricordo nessuno obiettivabile come sostanziale difetto fisico. I giovani che si sentono tagliati fuori perché pensano di essere esteticamente meno dotati, devono comprendere che la loro debolezza relazionale non dipende dal corpo, ma dalla mente. Se hanno un "talento" non devono mai fare l'errore di nasconderlo sotto il mattone. Non bisogna mai pensare che il "talento" sia quello propinato dalla televisione (non c'è ragazzina che non voglia fare la "velina", non c'è ragazzino che non voglia fare il calciatore: nessuna meraviglia se sono fatti l'uno per l'altra e si cercano affannosamente); il vero talento è essere se stessi con tutti i prigi e tutti i difetti che ogni essere umano ha. Comunque è davvero una triste condizione quella di odiare la propria giovinezza.

Domenico Iannetti

SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT. IANNETTI PER I PROBLEMI DI COPPIA. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it

Per informazioni sui week-end terapeutici presso il B&B "Villa Oasi" di Perugia, visitare il sito: www.villaoasiperugia.it

 

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