VA’ DOVE TI PORTA IL CUORE… DOPO ESSERE ANDATO DOVE TI HA PORTATO LA RAGIONE

Dentro il nostro cranio ci sono tante cose e starei per dire che c’è tutto quello che c’è al mondo. Tra tante meraviglie il cervello contiene delle zone che ci fanno particolarmente sentire la gioia di vivere e ci fanno ricercare le soddisfazioni. Sono i centri del piacere. Quando funzionano poco abbiamo la depressione; quando funzionano bene c’è la gioia di vivere. Quasi tutta l’attività umana è governata dai centri del piacere, direttamente o indirettamente. Ossia quello che facciamo, lo facciamo sempre in prospettiva di una gratificazione oppure per evitarci una cosa spiacevole. Si può correre per andare incontro alla persona amata o per evitare il bastone dell’irato che c’insegue.
E’ evidente che tanto più forte è l’impatto di qualcosa sui centri del piacere tanto più duraturo e impegnato sarà il comportamento tendente a riprodurre quell’impatto. Se ci piacciono i gatti oltre a tenerne uno in casa cogliamo ogni occasione per accarezzarlo. Molto più complesso e impegnativo è l’acquisizione di un partner che vogliamo accarezzare (esattamente come facciamo col gatto) ma da cui vogliamo essere accarezzati, capiti,sostenuti, amati eccetera. Dunque per sentirci bene in modo stabile non è sufficiente comprarci qualcosa o adottare un animale ma dobbiamo avere una relazione privilegiata con un altro essere umano su cui abbiamo o crediamo di avere una sorta di diritto di proprietà esclusiva. Quasi tutte le persone sapendo che enorme impatto ha il partner sui nostri centri del piacere, sanno bene che l’impegno deve essere importante per acquisirlo e mantenerlo il più a lungo possibile. Eppure sono pochi quelli che hanno in materia davvero le idee chiare. E non sanno che se le cose per loro vanno bene è soprattutto fortuna, che oggi c’è ma domani...
Per garantire la sopravvivenza della specie l’uomo primitivo doveva necessariamente provare attrazione per il soggetto dell’altro sesso per un lasso di tempo necessario per avere il rapporto sessuale ripetuto fino alla certezza della riproduzione. Dopo di che il maschio non poteva girare i tacchi e andare per altri lidi. Era necessario che si affezionasse molto alla donna così da starle vicino nell’accudimento dei piccoli e nel procacciamento del cibo e di tutto quello che occorreva. L’infanzia dell’uomo è molto lunga e il padre non poteva farsi prendere dalla fregola di nuove esperienze con altre donne, ma doveva insegnare tutto quello che sapeva ai piccoli che così potevano diventare degli adulti competenti e divenire a loro volta capaci genitori. La relazione tra uomo e donna è improntata anche oggi a questi sentimenti e direi che non è possibile mai scantonare. Quello che bisogna dire ad uso di coloro che vogliono capire qualcosa che vada oltre le banalità da rotocalco, è che esistono nel nostro cervello due sistemi: uno che ci attiva per arrivare all’incontro, un altro che ci serve per mantenere il rapporto. Essendo due sistemi separati non sempre l’uno è conseguente all’altro. Per quanto riguarda il primo sistema l’attrazione è un meccanismo che da una parte favorisce il desiderio e i conseguenti processi di finalizzazione dell’appetizione e dall’altra provoca uno stato di eccitazione che può essere assimilato all’assunzione di uno stimolante. Il secondo sistema è quello dell’attaccamento che non dà alcuna eccitazione e serve a rassicurare sul mantenimento delle cose acquisite.
L’attrazione è quello che ci succede quando vediamo qualcuno con cui vorremmo parlare, che vorremmo rincontrare, che vorremmo conoscere sempre meglio fino a stabilire una grande intimità con tutto quello che ne consegue. E’ il primo impatto di uno sconvolgimento più o meno grande che chiamiamo innamoramento. Non è solo attrazione sessuale. E’ qualcosa di più e in qualche caso qualcosa di diverso. Quando all’attrazione si accende il semaforo verde nel senso che dall’altra parte c’è un analogo sentimento, si attiva una forte esperienza emotiva che può divenire addirittura vorticosa. Ci si può sentire perfino esaltati dal pensiero di rivedere quella persona e scatta un’ autostima superiore: ci si sente più ottimisti, più capaci, più attraenti. Il corpo è pieno di energia e si ha meno bisogno di sonno e di cibo. Ci sentiamo privilegiati perché incontriamo una persona piena di qualità. Quando questo meccanismo di esaltazione si riflette in un’analoga condizione dell’altro versante, tutto si amplifica ulteriormente e forse si entra un po’ nel delirio. C’è una droga,l’anfetamina, che produce esattamente quello che avviene nell’innamoramento. Il problema grosso, che noi specialisti ci troviamo spesso a dover affrontare, è quello di evitare un atterraggio disastroso quando arriva l’ora di fare i conti con la realtà. Le cose esaltanti della vita bisogna sempre badare che siano assicurate alle redini della ragione. Davvero la gente continua a pagare un prezzo enormemente elevato alle esaltazioni al di fuori di ogni controllo. Quando ti si apre il sovvertimento della tua vita abituale verso uno stato fantastico di felicità, dai spazio a una stilla di senso critico e chiediti se quell’avventura sessuale o quel progetto di vita insieme non abbiano costi davvero eccessivi. Anche quando sembra che il via libera sia effettivo e non sembrano esserci sostanziali ostacoli devi essere pronto e attrezzato per l’imprevisto poiché per mille ragioni la coppia onnipotente può ridiventare due fragilità separate. Devi sapere che l’esaltazione, sotto ogni forma, porta invariabilmente a complicarsi la vita. L’attività amorosa non deve essere mai disgiunta da una buona capacità di giudizio. Quando la nebbia è fitta o quando la luce è troppo irrealisticamente positiva, modera il passo, all’occorrenza fermati, perché è stolto pensare che non ci sono ostacoli su cui ben presto potresti sbattere violentemente il muso. Se sei innamorato ricorda che la tua capacità di valutazione è scarsa e potresti facilmente sbagliarti sulla situazione, sulla personalità, sul passato del tuo nuovo compagno. L’idealizzazione è molto facile in amore ed essa oltre a farci prendere lucciole per lanterne circa le persone ci porta a sottovalutare le difficoltà dei percorsi che ci conducono alla convivenza. Nell’investimento affettivo fa’ come il sarto: cento misure e un solo taglio.
Molti sono pronti a giurare sull’esistenza dell’amore a prima vista. S’intravede qualcuno mentre è in coda per acquistare il biglietto del treno e quasi istantaneamente s’incominciano ad elaborare paradisiaci scenari di condivisioni.
Se questo succede è del tutto evidente la situazione di precarietà affettiva e l'inveterato vizio di idealizzare le persone da parte di questo predestinato all'infelicità. Non c'è dubbio che l'incontro con un uomo o con una donna possono destarci attrazione e desiderio. Ma il colpo di fulmine no, poichè implica qualcosa di sbagliato, la fatale confusione tra bisogni affettivi e la possibilità di soddisfarli. L'affamato potrebbe non rispettare le corrette modalità per appropriasi del cibo; ma chi ha un normale appetito deve seguire la prassi socialmente accettata per estinguere il proprio bisogno. Ed è anche una questione di qualità: l'affamato potrebbe trangugiare qualunque cosa, ma chi ha un giusto appetito deve vedere se il cibo possibile si concilia con quello che desidera mangiare. Insomma un esame razionale sui dati reali è indispensabile prima di buttarsi a capo fitto nel vortice dell'innamoramento.Tutti i problemi conseguenti a un investimento affettivo fallimentare possono essere ricondotti ad un' unica causa: la fretta. La fretta può derivare dall'urgenza del bisogno, ma anche da un' impulsività patologica di cui siamo ben lungi dal preoccuparci. In altre parole, pretendiamo di essere perfettamente attrezzati per far nascere e mantenere un rapporto amoroso senza minimamente chiederci se lo siamo davvero. E anche chi ha sul groppone una cospicua serie di fallimenti, è molto più propenso a dare la colpa alla sfortuna anzichè cercare una strada per mettersi in causa. Abbiamo detto che l'attrazione e l'attaccamento sono due processi distinti che devono restare tali, nel senso che in amore saggiare non deve voler dire comprare, e che non bisogna mai comprare senza aver sufficientemente saggiato. Che si sviluppino sentimenti tanto forti come l'attrazione, l'attaccamento, l'amore verso una persona che non si conosce così bene, è qualcosa che non ci deve stupire. In un certo senso possiamo desiderare in modo febbrile solo quello che non ci appartiene e che conosciamo approssimativamente. L'attrazione sessuale è imperniata sul desiderio di "possedere" quello che non si ha. Un portatore di pene cerca normalmente una portatrice di vagina e non è necessario essere tutti dei e dee poichè la fantasia è una condizione indispensabile dell'erotismo e l'idealizzazione del partner deve restare anche quando gli elementi sono sufficienti per conoscerlo davvero.
Non infrequentemente l'innamoramento camuffa un problema mentale. La mania è una parente stretta dello stato d'innamoramento. C'è una condizione, definita bipolare, che consiste nell'alternanza di periodi di depressione e periodi maniacali. Durante la fase depressiva il soggetto è chiuso a ogni interesse per le relazioni amorose. Se viene trattato con antidepressivi può raggiungere una condizione di sovratono e diventare ipomaniacale e in questo stato si può facilmente innamorare, invariabilmente della persona sbagliata. Il padre cinquantenne può perdere la testa per la ragazza del figlio o l'insegnante, già madre di famiglia, cominciare a nutrire una passione per un suo allievo. Per molti soggetti tendenti alla depressione l'attrazione ha la stessa funzione di un antidepressivo. Esiste un tipo di depresso definito "disforico isteroide" che non fa altro che innamorarsi e disamorarsi. Quando è innamorato è come fosse sotto l'effetto delle anfetamine: è pervaso da un totale ottimismo e vede in modo trasfigurato il partner. E' molto socievole e mangia e dorme poco. Quando la storia invariabilmente finisce cade in uno stato opposto: comincia a mangiare e a dormire troppo e si chiude ai rapporti sociali. Questa fase penosa dura finchè non è possibile rimettere in moto la sovreccitazione in presenza di una nuova persona appetita. Quando i centri del piacere entrano in fibrillazione perchè una persona è caduta nel cerchio attrattivo, ci sentiamo sessualmente e sentimentalmente mobilitati e lì ci sono poche cose in grado dal distoglierci dall'obbiettivo che come un chiodo si è fissato in mente. E se l'obiettivo è in qualche modo sbagliato il tributo di sofferenza da pagare è inevitabile.
Siccome siamo degli animali sociali non possiamo essere insensibili di fronte a chi mostra di stimarci e ci trova attraenti. L'approvazione degli altri non può che essere gratificante per noi. E' del tutto evidente che se proviamo attrazione verso chi mostra la stessa cosa nei nostri confronti, il gioco è praticamente fatto. Ma chi ci assicura che la nostra attrazione non sia una sorta di risposta automatica all'attrazione che l'altro mostra di avere per noi? Dobbiamo badare che l'approvazione degli altri non sia una specie di dipendenza per cui siamo costretti a dedicare la vita alla ricerca del consenso e dell'ammirazione altrui. Mi astengo dall'apportare degli esempi, ma basta accendere la televisione e di esempi ne abbiamo a profusione. Le relazioni sentimentali di costoro non possono che essere costantemente traballanti, essendo il punto di confluenza tra un insaziabile bisogno di approvazione e la paura di essere rifiutati.
La molla più forte che ci spinge a costruire relazioni è la paura di rimanere soli. Si tratta di una paura che è nata fin dai primi mesi della nostra vita quando in più d'una occasione abbiamo temuto che il nostro pianto fosse inefficace per richiamare la presenza materna. Per questo la nostra angoscia di rimanere soli va valutata e se è eccessiva potrebbe condizionarci negativamente nelle nostre relazioni amorose. Dobbiamo sapere che la nostra emotività e il tono del nostro umore di adulti sono la mera risultanza della durata e delle modalità delle esperienze di separazione dalle figure parentali. Molto probabilmente l'attivazione più o meno completa dei centri del piacere nel nostro cervello dipendono dalla gioia del contatto con la madre e dalla euforia che abbiamo provato nel recuperare quel contatto dopo brevi parentesi di separazione. Quando l'esperienze di separazione sono state poche e giustamente dosate, nella nostra infanzia, da adulti la reazione ad una separazione non può mai essere disastrosa. Minacce o tentativi di suicidio in seguito a una separazione deve consigliare la consultazione di uno specialista. Ogni qualvolta c'è dipendenza affettiva di tipo infantile, nell'adulto, c'è materia per consultare lo psicologo. C'è ancora una volta da sottolineare che i meccanismi cerebrali che stanno alla base dell'eccitazione provocata dall'attrazione sentimentale o sessuale sono nettamente distinti da quelli che determinano l'angoscia da separazione e la dipendenza affettiva. Ma i due sistemi sono dialetticamente dialoganti per cui l'ansia che nell'adulto normalmente accompagna la separazione da persone con cui c'è stata una condivisione importante e sufficientemente lunga, innesca il bisogno della ricomposizione o della ricerca di un nuovo legame. E' un fatto che le persone non accoppiate dedicano molte energie al mantenimento delle relazioni amicali, che possono essere più rassicuranti per essere meno dirompente il rischio dell'abbandono. Quando in una relazione la dipendenza è molto forte la prospettiva di rimanere soli potrebbe essere vista come intollerabile e allora si potrebbero accettare compromessi avvilenti e tenere in vita un rapporto comatoso. Leggendo nella condizione del bambino che oscilla tra la paura che la madre lo abbandoni e la voglia che lui stesso ha di abbandonarla temporaneamente per esplorare il mondo circostante, vediamo che l'adulto può essere combattuto tra la conservazione rassicurante del legame stabilito e la curiosità esplorativa di costruirne di nuovi. La dipendenza da un legame è sorretta dall'idea di non abbandonare la madre per non perderne l'affetto, e il desiderio di avventure sentimentali e sessuali deriva dall'aver considerato la madre come una figura soffocante da cui era vantaggioso sfuggire. Forse dal desiderio colpevolizzato di sfuggire alla madre può nascere una crisi come quella degli attacchi di panico negli adulti, che hanno una sintomatologia simile a quella conseguente alla separazione nel bambino. La crisi di panico nell'adulto può ugualmente conseguire alla perdita di un rapporto importante. Il panico negli adulti ha la stessa matrice della fobia della scuola nei bambini. Gli adulti che soffrono gli attacchi di panico riescono ad attenuare la paura e a viaggiare tranquillamente in compagnia di una persona fidata. Questi stessi soggetti sviluppano una forte dipendenza dal coniuge e sono tormentati dalla paura di essere abbandonati. Si è visto in qualche caso che queste persone curate con antidepressivi sono arrivate a lasciare il coniuge che prima consideravano vitale per la loro sopravvivenza. Questo dimostra un'altra grande verità: l'attaccamento, la fedeltà, l'amore verso il partner è in qualche caso semplicemente il terrore di rimanere soli.

Domenico Iannetti

SONO POSSIBILI CONSULENZE TELEFONICHE CON IL DOTT. IANNETTI PER I PROBLEMI DI COPPIA. PER INFORMAZIONI: info@studioiannetti.it

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