QUALCHE MITO

Mircea Eliade nel suo libro "Miti, sogni e misteri" del 1957 sostiene che è tipico della mente umana trasformare l'esistenza in miti e archetipi per cui in essi ci sarebbe sempre una verità storica o comunque passaggi veramente vissuti dagli esseri umani. Portando l'attenzione al mito centrale della Bibbia, quello della creazione di Adamo ed Eva, a cui logicamente va fatta risalire l'origine della sessualità umana, forse non tutti sanno che accanto ad Eva, anzi prima di Eva, c'era un'altra donna: Lilith. Lilith sarebbe stata creata dall'argilla, come Adamo, e non da una sua costola, come Eva. Ciò la metteva su un piano di parità con l'uomo e, in un certo senso, in competizione con esso. Da questo confronto alla pari tra i sessi deriva la beatitudine piena dell'Adamo androgino delle origini (il paradiso terrestre), condizione perfetta che poi viene perduta, come poeticamente lo racconta Platone nel Simposio. L'essere primordiale felice aveva però un grosso difetto per poter durare: era sterile. Ecco perché il dio (Geova o Giove, poco importa) lo divise e divenne due esseri distinti. Così Eva riusci a divenire pregna e a partorire nuovi esseri umani. Lilith, dunque, a differenza di Eva, è solo sesso piacere e niente riproduzione. Il mito di questa donna primordiale si sostanzia di tanti particolari assurdi per noi abituati alla scienza. Ve ne è uno curioso e, ritengo, significativo: una antica leggenda rabinica racconta che il Creatore, a corto di materia adamitica per terminare la prima donna, decise di mettere le parti sessuali al posto del cervello. Così fu creata Lilith. Essa non può che essere sterile, nel senso di generare umani, ma feconda nel generare fantasmi della mente. Dunque una donna che si approssima alla visione maschile della pornodiva di oggi: per nulla materna e tutta dedita alla gestione degli appetiti sessuali. Gli organi sessuali dentro il cervello possono costituire anche un'efficace anticipazione dell'odierno concetto dell'erotismo. Altra suggestione di un sesso tutto localizzato nella testa è la bocca vista come fondamentale luogo erogeno. L'evocazione fantastica di Lilith ha caricato di importanza la fellatio in modo che bocca e vulva perdono i tratti distintivi e diventano quasi intercambiabili. Di storie e riferimenti sessualmente interessanti la Bibbia è piena. Sicuramente singolare è la storia di Lot e le sue figlie. La moglie di Lot fu tramutata in una statua di sale per essersi guardata indietro mentre fuggiva da Sodoma, che Dio aveva messo a fuoco per punirla della sua depravazione. Lot e le due figlie si stabilirono in un luogo di montagna disabitato. Nel seno della famigliola solitaria (il vecchio padre vedovo e le due figlie vogliose e senza uomini) balenò un progetto che a noi oggi pare perverso ma che il testo bibblico espone in modo neutro anzi in modo quasi compiaciuto. Le due ragazze pensarono di far bere del vino al padre per poi infilarsi, una dopo l'altra, nel suo letto. Ebbero per due notti di seguito rapporti sessuali incestuosi. Così intrambe le figlie di Lot restarono incinte del loro padre. Portato a termine le gravidanze generarono due maschietti che perpetuarono la stirpe. E' la prima e forse l'unica volta che l'incesto è presentato come fatto quasi normale e per nulla morboso. L'incesto di Edipo, oltreché involontario, comporta lacerazione e tragedia; l'incesto dei faraoni è una necessità quasi biologica per preservare la purezza dinastica. Solo l'incesto di Lot è capace di scuotere dalle fondamenta un millenario divieto che rende spaesato il credente onesto intellettualmente di fronte all'unico Dio degli Ebrei. Soltanto gli artisti hanno potuto rivisitare con piacere nei loro dipinti il brano bibblico. D'altra parte era il solo modo tollerato da tempi foschi per poter esprimere un erotismo che formulato a parole sarebbe risultato blasfemo.

A proposito di situazioni sessualmente equivoche presenti nel testo bibblico, curiosa è la storia della moglie di Putifarre. Costui era un ufficiale della corte egiziana a cui era asservito Giuseppe. La moglie di Putifarre si era invaghita di Giuseppe e voleva concupirlo anche perché sembra che Putifarre per uno slancio religioso dei genitori fosse stato privato già da fanciullo degli attributi. Il tentativo di seduzione trovò la resistenza del giovane ebreo che nel divincolarsi lasciò tra le mani della donna il proprio mantello. Essere respinti in una profferta di sesso non piace a nessuno e la donna ferita nel suo orgoglio accusò Giuseppe di aver tantato di sedurla. Come è intuibile ciò provocò all'incolpevole ragazzo tanti guai di cui in questa sede non ci interessa occuparci. Quello che va sottolineato è che nell'antichità le donne non sempre aspettavano l'iniziativa del maschio in materia sessuale (soprattutto quando come nel caso di Putifarre campa cavallo...). E' poi interessante mettere in rilievo come la tentazione di ritorcere sull'altro la colpa di cui ci siamo macchiati noi stessi, è sempre esistita.

Il mito delle amazzoni conserva da sempre un grande fascino. Secondo la leggenda di origine greca esse avrebbero abitato nell'Asia Minore e sarebbero state organizzate in tre distinte tribù. Guerriere spietate, le amazzoni si bruciavano la mammella destra per poter tirare più agevolmente con l'arco. Nessun uomo era ammesso nella loro comunità. Per poter perpetuare la razza si recavano ogni primavera da montanari loro vicini per farsi fecondare al buio e in modo anonimo. Naturalmente tutti i neonati maaschi frutti di tali brevi incontri venivano immediatamente eliminati in modo cruento o meno. Le armi che usavano di preferenza erano l'ascia a doppio taglio e il giavellotto la cui invenzione è attribuita da alcuni autori proprio a loro. Virgilio dice che avevano scudi a forma di mezza luna e perciò risultavano molto maneggevoli. Altri autori hanno identificato le favolose amazzoni con le sacerdotesse di Cibele. A tal proposito c'è chi sostiene che i lidii per prima escogitarono il modo di rendere sterili le donne mediante un'operazione chirurgica con la finalità di sostituirle agli eunuchi impiegati al servizio della Dea Madre. L'operazione provocava una maschilinizzazione della donna per cui queste sacerdotesse erano nerborute e pelose come opposto dei sacerdoti di Attis che avevano caratteristiche femminili a causa della rituale asportazione dei testicoli. Comunque sia questi miti testimoniano una paura maschile per una donna indipendente e omosessuale. Le regine delle amazzoni per assurgere al massimo grado di autorità si proclamavano tutte figlie di Marte. Tra le più celebri vi fu Antiope che attaccò Teseo sul ponte del Termodonte e da questi fu sconfitta. Pentesilea, negli ultimi tempi della guerra di Troia, accorse in aiuto di Priamo e venne uccisa da Achille. Di Pentesilea il poeta Théodore de Banville immagina la morte: quando l'anima esalò tristemente attraverso la ferita aperta... un ultimo sguardo verso il cielo, per poi chiudere per sempre gli occhi audaci... C'è stato anche chi ha capovolto il mito e con una anticipazione alla Leopold von Sacher Masoch, ha immaginato che fosse Achille a perire per mano di Pentesilea. Anche Virgilio nell'Eneide esalta il coraggio virile dell'amazzone Camilla che riesce ad umiliare Arunte dalle cui mani sarà alla fine uccisa. Le amazzoni rappresentano il sesso femminile che si propone alla pari con i maschi e non si danno mai per vinte. Il mito delle amazzoni ebbe vasta risonanza come prova anche la toponomastica. Il Rio delle Amazzoni in Brasile non si chiama così per caso. I primi europei, giunti sulle rive del Maranon, vi incontrarono donne guerriere. Un frate spagnolo, sedicente testimone oculare, le descrive "bianche e alte di statura, con lunghi capelli intrecciati intorno al capo. Erano molto muscolose e giravano nude, coprendosi soltanto le vergogne: sempre nunita di arco e frecce, ognuna di esse combatte come dieci indiani". A ricorrenza fissa si bagnavano (delizia per il furtivo spettatore) nelle acque di un lago. In quell'unica occasione si concedevano accoppiamenti con maschi. Si trattava dunque di un matriarcato a cui mise termine l'eroe Yurupari, che fu elevato dagli indios del Brasile al rango di dignità divina, forse anche perché (si dice) non avesse mai toccato una donna. Così l'omosessualità delle amazzoni e quella dei maschi risultati vincitori costituiscono il culmine estremo della guerra dei sessi.

 

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