La Chiesa e la donna

All'interno della Chiesa medioevale si è sempre discusso se la donna avesse diritto al piacere sessuale. La dottrina cristiana esclude che il piacere possa essere una finalità del matrimonio: la finalità esclusiva è quella della procreazione.
Dunque il piacere sessuale è solo l'esca: nulla di più. E risulterebbe intollerabile che qualche pesce furbastro si pappasse l'esca senza cadere nell'amo.
Esisteva però un'obiettiva disparità tra maschio e femmina, poiché solo nel primo l'eiaculazione era inscindibile dall'orgasmo.
La dottrina di Galeno sosteneva che anche la donna, al pari dell'uomo, emettesse il seme che mescolandosi con quello del maschio realizzerebbe il concepimento dell'embrione. Dunque non ci potrebbe essere concepimento senza condivisione del piacere. In quest'ottica l'orgasmo delle donne diventerebbe un obbligo morale.
La visione di Aristotele invece ridimensionava il ruolo della donna nel concepimento. Quest'ultima si limitava a fornire "il sangue mestruale". Tale sangue femminile all'occorrenza veniva "fermentato" dallo sperma dando l'abrivio al concepimento. In questa sistemazione appare evidente il giudizio di valore: il sangue mestruale è materia passiva, mentre lo sperma virile è il principio attivo. Il sangue mestruale viene emesso senza la necessità di alcun piacere e dunque che la donna "goda" è del tutto superfluo.
La teologia, in materia di piacere sessuale, si è sempre barcamenata tra Galeno e Aristotele. Non si voleva "premiare" la donna proclamando l'essenzialità del suo piacere, ma non si voleva nemmeno punirla troppo sostenendo l'assoluta inutilità del suo godimento. Il compromesso a cui sovente si giunse prevedeva che ci fosse un seme femminile e dunque la possibilità del piacere, senza ammettere l'assoluta necessità di quest'ultimo per il concepimento. Il piacere femminile veniva visto come un "optional", utile a rendere più serena la madre, che così metteva al mondo figli più belli.
Tale concezione faceva ipotizzare dei peccati commessi dagli sposi quando ci si trovava di fronte a neonati imperfetti. Il brutto proverbio: "segnato da Cristo maculatus est", esprime a pieno quella mentalità.

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