"Olympia"

Il quadro "Olympia" di Edouard Manet del 1863 è sicuramente una delle opere simbolo della pittura moderna e si ispira a celebri precedenti quali la "Venere di Urbino" di Tiziano, la "Maja desnuda" di Goya e l'"Odalisca con schiava" di Ingres.
Presentata al "Salon" del 1865 l'opera suscitò un enorme scalpore al punto che si decise di esporla a un'altezza notevole per evitare gesti inconsulti da parte del pubblico.
Questo capolavoro implica una rivoluzione irreversibile nella concezione della donna e dunque nella concezione del mondo. La donna nuda, una prostituta, è adagiata sul letto e guarda con sguardo calmo ed intenso lo spettatore. Per la prima volta si infrange davvero con l'arte la mentalità putibonda e moralistica che costituisce la porta d'accesso all'eterna ipocrisia e al potere repressivo.
La posa della donna è tranquilla, sfrontata e provocatoria ed afferma il pieno diritto della sensualità femminile a riscattare lo spazio usurpato dagli stereotipi della bellezza muliebre nell'arte ufficiale.
La prostituta è in attesa del cliente e nel suo volto si riconosce Victorine Meurent, la modella prediletta di Manet fino al 1875. Dal punto di vista pittorico si è sottolineato l'uso semplificato del colore che esprime potentemente l'ostensione di una nudità antimoralistica e anti-ipocrita.

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