"Il delta di Venere"

Ne "Il delta di Venere" di Anais Nin si legge: "Quando si trovarono da soli nella stanza, con un letto immenso pesantemente intarsiato, Elena uscì sul balcone, e lui la seguì. Sentì che il gesto che lui avrebbe fatto sarebbe stato di possesso, un gesto a cui non si poteva sfuggire. Attese, ma quel che accadde non se l'era aspettato.
Non era lei che esitava, ma quell'uomo, la cui forza autoritaria l'aveva portata fin lì. Le stava di fronte improvvisamente fiacco, goffo, con lo sguardo impacciato. Con un sorriso disarmante le disse: 'Lo sai, vero, che sei la prima donna vera che abbia mai conosciuto, la prima che io possa amare. Ti ho forzato a venire qui, ma ora voglio essere sicuro che tu vuoi essere qui. Io...'.
Alla rivelazione della sua timidezza, Elena fu immensamente commossa, e provò per lui una tenerezza che non aveva mai conosciuto. La sua forza si inchinava davanti a lei, esitava davanti alla realizzazione del sogno che era nato tra loro. La tenerezza la invase, e fu lei ad avanzare verso di lui e a offrirgli la bocca.
E allora lui la baciò, con le mani sul suo seno. Elena sentì i suoi denti, sulla gola, dove pulsavano le vene mentre lui la baciava tenendole le mani intorno al collo come se volesse staccarle la testa dal resto del corpo. Elena fu invasa dal desiderio di essere posseduta interamente. Lui la svestì baciandola e gli abiti le caddero intorno, mentre stavano in piedi a baciarsi. Poi, senza guardarla, la portò sul letto, con la bocca ancora contro il suo viso, la gola, i capelli".

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