"Flyda degli abissi"

Dal racconto "Flyda degli abissi" di Marie Bonaparte, leggiamo: "Al levar del sole, Flyda osserva la prua del naviglio che fende i flutti scintillanti. Senza uno sguardo all'indietro, essa lascia il paese natale. Poiché l'amore gonfia il suo petto come il vento gonfia le vele, sospingendo in avanti, verso un orizzonte più radioso, tutta la forza del suo essere. Laggiù, laggiù, verso il Sud caldo e blu, lei se ne va, e vivrà libera, assieme a Arvid. Lo amerà fino a quando il suo petto respirerà immerso nel clima del suo amore: la sua sola patria!
Flyda, a prua dell'imbarcazione, guarda come essa fende i flutti scintillanti, e improvvisamente pensa ai suoi genitori, che tra poco verranno a sapere della sua fuga e diranno all'incirca così: 'E' stata portata via dal mare, come un tempo Dimia, lei, la nostra cattiva figlia, perché ha amato il canto delle onde più che la sua casa!'
...Lei non è affatto trascinata via da una qualche onda, sotto un qualche chiaro di luna, verso dei tritoni o delle sirene impersonali. Lei sta andandosene, al levar del sole, con un essere dal cuore caldo, un essere di carne e di sangue, un suo pari, un suo uguale".

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