L'IDEA SEMPLICE E CORAGGIOSA DI ALFRED KINSEY

Kinsey era stato gravato da una salute cagionevole fin dall'infanzia e fu anche questo che lo spinse a dedicare la vita allo studio. La biologia fu il suo vero interesse. Si costruì fin dagli anni '20 una solida fama come entomologo e girò il continente americano sulle tracce dei suoi amati cinipi. Successivamente ottenne la cattedra di zoologia nell'università dell'Indiana e sposò subito Claire McMillen. La coppia divenne il fulcro di una ricca vita di relazione nell'ambiente universitario e a quelle serate la faceva da padrone la ricca collezione di dischi di musica di Kinsey.
Quando l'università organizzò nel 1938 un ciclo di conferenze sul matrimonio, fu naturale affidare il ruolo di coordinatore al brillante dottor Kinsey. Questi, nel condurre una ricerca sul comportamento sessuale umano, rimase stupito dalla scarsità di materiale sull'argomento. Così pensò di interrogare i suoi studenti circa le loro avventure con i coetanei. Furono i primi passi verso un'intuizione geniale: per sapere dei veri comportamenti sessuali della gente bisognava chiedere alla gente. La tenacia e lo spirito di ricerca che facevano parte del carattere di Alfred Kinsey si applicarono così sempre di più al campo oscuro e misterioso della sessualità. Egli si tolse progressivamente dal cuore e dalla mente le cinipi e si appassionò sempre di più ai rapporti sessuali degli esseri umani.
Fin dall'inizio l'università dell'Indiana appoggiò i progetti e le idee del dottor Kinsey mettendogli a disposizione locali ed attrezzature. Fin dal 1941 il Consiglio nazionale delle ricerche e la fondazione Rockefeller gli diedero sovvenzioni che permisero di effettuare migliaia di interviste per mezzo di questionari e redarre migliaia di schede. In queste schede si celava una massa di informazioni che mai prima erano state disponibili per il sapere umano. L'aver messo insieme una cerchia di validi collaboratori e la consapevolezza di avere nelle mani un tesoro unico, convinsero Kinsey a creare una società senza scopo di lucro, l'Institute for Sex Research, che diede alla ricerca una finalità più solida e determinata.
Nel 1948 venne pubblicato il "Comportamento sessuale dell'uomo" a cui seguì nel 1953 il "Comportamento sessuale della donna", tutti e due destinati (inutile sottolinearlo) a mettere il mondo in subbuglio. Con i notevoli proventi dei diritti d'autore l'Istituto riuscì a finanziare più agevolmente le proprie ricerche. Il lavoro di Kinsey era spasmodico; la sua giornata lavorativa era di non meno di quattordici ore: fatale che il suo fisico non eccezionale dovesse risentirne. I suoi compiti di direzione di un gruppo di sedici ricercatori, le mille beghe, i mille adempimenti, lo stress di una fama ormai internazionale portarono il cuore di Kinsey alle prime falle. Ma quello che più amareggiò la vita di questo coraggioso innovatore fu l'inevitabile, rozza, volgare controffensiva dell'esercito dei moralisti, delle chiese, degli ipocriti di varia estrazione. Dopo la pubblicazione del "Comportamento sessuale della donna" la fondazione Rockefeller, che dava sostanziosi aiuti finanziari, soppresse ogni sovvenzione. Fin dal 1950 contro l'Istituto fu intentato un processo in quanto destinatario di un pacco di documenti erotici provenienti dall'estero e intercettato alla dogana. Kinsey non ce la fece a godersi la soddisfazione per l'assoluzione arrivata solo nel 1957.
Il lavoro duro condito di tante amarezze accelerò il declino della salute di Kinsey che fino all'ultimo rifiutò di prendersi una pausa. Un viaggio in Europa verso la fine del 1955 non servì a prendersi quell'utile pausa bensì aumentò lo stress a causa delle molte conferenze che tenne nelle capitali di molti Paesi. Poco dopo il ritorno negli Stati Uniti ebbe una violenta crisi cardiaca che lo portò a morte in pochi mesi.
Non solo ovviamente la sessuologia ma tutta la scienza devono molto all'opera di questo tenace e generoso studioso che in vent'anni ha fatto fare un balzo in avanti alla conoscenza dell'"animale" uomo, come pochi altri. I documenti che il suo lavoro ha messo a disposizione della conoscenza hanno abbattuto miti millenari e teoremi spiritualistici fasulli. Grazie ai documenti prodotti dal lavoro di Kinsey abbiamo una più esatta nozione di normalità e variabilità del comportamento umano, una idea più precisa delle differenze uomo-donna, una percezione feconda di risultati successivi sulla continuità etero-omosessuale. Un passo decisivo verso una maggiore felicità degli individui si ebbe, vinte le meschine controversie, con il progressivo affermarsi dell'enorme valore scientifico dell'opera di Alfred Kinsey.

Il primo Rapporto del lavoro di Kinsey si era basato sui testi biografici di 5300 individui di sesso maschile e di razza bianca; il secondo sulle note caratteristiche di 5940 individui di sesso femminile e di razza bianca. Fin dalle prime fasi e per tutto il lavoro che si è sviluppato nei decenni, l'Istituto ha garantito agli intervistati l'assoluto anonimato e l'assoluta segretezza. Ovviamente, data la natura particolare delle ricerche, che toccava quasi sempre l'inconfessabile (soprattutto per quei tempi), non si è potuto seguire un rigoroso metodo della statistica scientifica nell'allestimento del campione. D'altra parte poco importa la fedeltà sociologica essendo questo lavoro solo in piccola parte di preponderante importanza per la sociologia. In altre parole non si poteva per un rigore sociologico proporre a chiunque la confidenza sui propri gusti sessuali o sui propri orgasmi. Data la base volontaria si rispettavano attentamente i criteri generali delle classificazioni sociali: età, livelli d'istruzione, situazione coniugale, formazione religiosa, professione dei genitori e degli stessi intervistati. Inoltre si richiedeva tutta una serie di dati sulla collocazione ambientale e sullo sviluppo biologico.
Furono poste più di cinquecento domande i cui paragrafi si riferiscono allo sviluppo puberale, alla masturbazione, ai sogni erotici, alle modalità del rapporto con il partner, al coito prematrimoniale, coniugale ed extraconiugale, alle attività omosessuali, ad eventuali perversioni. Con la pubblicazione dei Rapporti Kinsey è come se si fosse sollevato un velo sull'effettiva realtà dell'esercizio sessuale umano e caddero così tanti tabù e false concezioni. L'influenza dei Rapporti fu enorme nel mondo intero, ma in particolare negli Stati Uniti il cui puritanesimo aveva spesso favorito l'adozione di leggi punitive di atti sessuali che improvvisamente si scoprivano molto diffusi. Grande scalpore destò il dato che nella popolazione maschile tra i sedici e i cinquant'anni il 25 per cento degli individui ha avuto o avrà un'esperienza omosessuale abbastanza protratta nel tempo. Una consistente quota di individui maschi (intorno al 20%) ha avuto in varia misura esperienze sia etero che omosessuale. Ovviamente fu anche a causa di questi dati che i metodi e le conclusioni dei Rapporti sollevarono tante critiche. Oltre alla non significatività del campione fu insinuato il sospetto da parte degli ambienti della psicologia, che gli individui interrogati, non avendo sostanziali obiezioni a questo tipo di confessione, potessero scivolare in derive viziate da mitomania o comunque da non scrupolosa verità.

Certo, il cozzo più grosso si ebbe con la Chiesa cattolica e le altre Chiese protestanti. Per chi è incentrato in una visione religiosa è arduo liberare la materia sessuale dall'impostazione moralistica. Un religioso non riuscirà mai a dire: purché non fai male a qualcuno usa il tuo sesso quanto, come e dove ti aggrada. Le religioni esistono proprio per mettere censure dove non ce ne dovrebbero stare: nell'ambito della nostra intimità. Una visione come quella espressa da Kinsey nei suoi Rapporti, ossia totalmente incentrata su una visione "neutra" delle cose sessuali alla Chiesa cattolica dava molto fastidio, non perché avesse da contestare i fatti e le percentuali riferite, che erano noti da secoli ai confessori, ma perché sfumando il ruolo della morale sfumava perciò stesso il controllo delle coscienze da parte delle religioni. Quando la dottrina cattolica ti dice che il tuo corpo è tempio dello Spirito Santo, te ne toglie immediatamente la padronanza e il libero uso. Questo modo di toglierti la titolarità del tuo corpo gravando le cose sessuali con il marchio del peccato è un attentato alle coscienze più deboli che per paura o per ignoranza non riescono ad aderire a una visione neutra e senza ansia delle cose del sesso.
Il grande merito di Kinsey è di aver avuto nei confronti della sessualità lo stesso approccio tranquillo che aveva quando osservava gli insetti, così restituendo piena libertà e legittimità agli atti privati di ognuno. Con l'assurdo argomento che l'uomo non è un semplice animale si toglie all'uomo quello che ogni animale ha: la naturale adesione alle proprie pulsioni. La Chiesa cattolica dell'epoca nel criticare i libri-inchiesta di Kinsey, ammettendo la veridicità dei dati ma sostenendo l'inopportunità della loro diffusione ( come dire: sono verità che la massa non è in grado di sostenere), si è data davvero la zappa sui piedi, così rivelando nel religioso sempre un fondo di integralismo e di intolleranza, scarsamente rispettosi dei principi democratici moderni e della dignità che ognuno deve avere nella sfera intima. In altre parole si assiste a questo atteggiamento schizofrenico della Chiesa che dice: ho sempre saputo che l'omosessualità è diffusa, che la gente si masturba a ogni età, che le donne si sono sempre masturbate, che anche le donne hanno forti impulsi sessuali come i maschi, che l'adulterio è assai diffuso, che la sodomia è frequente ecc. ecc., ma ritengo non sia affatto opportuno divulgare queste verità. Se no come si farebbe a tenere la gente in uno stato di minorità?

Il "Comportamento sessuale dell'uomo" del 1948 giungeva del tutto inatteso, come una manciata di sementi in un campo incolto. Se ne vendettero duecentoquarantamila copie (cifra notevole per l'epoca). Nel 1953 quando uscì il "Comportamento sessuale della donna", il terreno era più dissodato e l'attesa era forte in tutto il mondo. Si raggiunse la stessa tiratura del primo libro, ma le reazioni dei moralisti furono certamente più virulente e sicuramente con maggiori turbamenti. Anche in campo protestante ci fu un sostanziale rigetto dei Rapporti non venendo da alcun commentatore religioso il segnale di apprezzare la portata di quegli argomenti divulgati.
Kinsey aveva studiato il comportamento sessuale dei singoli e i fattori che sembravano spiegarne le manifestazioni, avendo una scrupolosa attenzione a non influenzare le sue scoperte con prevenzioni personali. La posizione di Kinsey era perfettamente scientifica: lo studio del comportamento come unico mezzo per penetrare il fenomeno sessuale, evitando di fare frettolose generalizzazioni o di darne interpretazioni filosofiche. Col secondo Rapporto Kinsey ebbe il merito di saper vedere nella sessualità femminile molte implicazioni che andavano al di là della mera dimensione genitale ravvisata nel primo Rapporto come caratteristica del maschio. Per lui era una deformazione della mentalità maschile il fossilizzarsi troppo nella regione genitale. In altre parole, secondo Kinsey, l'attività sessuale è simile a un'emozione spiccata e forte che si sostanzia di una miriade di elementi fisici e mentali fusi in un tutto. Kinsey non arrischiò teorie che avrebbero tradito il suo assunto di "osservatore", ma fa capire chiaramente la sua critica di una cultura e civiltà maschile. Naturalmente in Kinsey non c'è alcuna adesione all'idea che la donna abbia meno desiderio e senta meno il sesso rispetto al maschio. Anzi uno dei suoi meriti più indubbi è quello di aver abbattuto il mito di una iposessualità femminile. Magari i tempi nei quali si raggiunge l'apice delle capacità sessuali possono essere diversi nei due sessi ma la durata dell'efficienza tende ad equivalersi nell'arco della vita.
Kinsey ravvisa una differenza di reattività a stimoli psicologici; l'uomo reagisce di più a immagini che in vario modo richiamano l'attività genitale; la donna al contrario ha bisogno di contesti più ampi come film o romanzi d'amore per avere uno stimolo paragonabile. Quindi l'eccitabilità è la stessa pur nell'accentuazione rispettiva dell'efficacia dei vari stimoli. Un'altra differenza tra i sessi Kinsey la coglie nei mutamenti rispetto alla generazione precedente: nel secondo Rapporto lo studioso ravvisa che la donna diventata maggiorenne dopo la prima guerra mondiale si è più spesso abbandonata alle carezze eterosessuali che portano all'orgasmo (senza il coito), al coito preconiugale e alla masturbazione, rispetto a sua madre e a sua nonna. Kinsey ravvisa ugualmente negli ultimi tempi una diminuita frequenza dei rapporti sessuali nelle coppie sposate, segno probabilmente che gli uomini non tenevano conto solo dei propri desideri ma anche di quello della donna. La tendenza (che dura tutt'oggi) è quella che vede l'uomo sempre più preoccupato della qualità anziché della quantità degli atti sessuali.
Tra le risultanze dei Rapporti molto innovative sono le sottolineature delle incidenze dei livelli di istruzione e delle classi sociali: si tende a trovare i partner nel proprio ambiente sociale e la masturbazione è praticata di più tra gli uomini delle classi di livello inferiore. L'incidenza delle classi sociali di appartenenza sui comportamenti sessuali è di gran lunga l'appannaggio dei maschi rispetto alle femmine. Il che voleva dire che era piuttosto la condizione socio-materiale del maschio (e non viceversa) a determinare lo stile sessuale della coppia. I maschi socialmente inferiori iniziavano prima i rapporti sessuali e diventavano monogami più tardi. I maschi socialmente più elevati tendevano a iniziare più tardi i rapporti preconiugali che frequentemente sono costituiti da quello che oggi chiamiamo petting; dopo il matrimonio la tendenza a restare monogami si afferma intorno alla mezz'età. Il tempo storico delle osservazioni di Kinsey era ancora fortemente caratterizzato dal rifiuto delle donne ad avere rapporti prematrimoniali e quindi ancora la "pluralità" era quasi essenzialmente maschile. Una "pluralità" femminile aveva la sua inevitabile connotazione in un nutrito florilegio di epiteti niente affatto lusinghieri.
Nella sua epoca Kinsey rilevò che il credo e la pratica religiosa faceva un po' da freno alla frequenza della masturbazione, delle relazioni extraconiugali e del petting. Dal suo osservatorio sembrava a Kinsey che le donne più degli uomini avessero tendenzialmente maggiori scrupoli e conflitti morali circa le trasgressioni sessuali, ma esse più dei loro compagni si allontanavano dalle pratiche religiose qualora le ritenessero dissonanti con le proprie tendenze. Kinsey non rilevò sostanziali differenze comportamentali in relazione al tipo di religione a cui si aderiva, e dunque le eventuali differenze dell'agire andavano collocate nell'opzione: credente-non credente.
I due Rapporti di Kinsey e in particolare il secondo determinarono un terremoto che lì per lì sembrava aver provocato pochi danni ma che con l'andare del tempo ci si accorse che aveva minato in profondità la stabilità dei vecchi edifici. Piano piano ci si accorse che la mentalità sessuofobica e misogina, prima dominante, diveniva sempre più impresentabile. In particolare la visione della donna oscillante tra la santa e la prostituta, non poteva più reggere. Il comportamento sessuale si avvia lentamente ma con decisione a liberarsi del tutto della supervisione del moralismo e della bigotteria.
Gli stessi ambienti religiosi, dopo le prime feroci reazioni alle pubblicazioni, capirono l'impraticabilità di una difesa strenua della vecchia tirannia sulle coscienze in materia sessuale.
Il lavoro di Kinsey favorì il primo decisivo passo sulla strada dell'effettiva equivalenza pulsionale tra il maschio e la femmina. La dignità democratica cominciava ad avere vera cittadinanza nel comportamento intimo delle persone. L'opera di Kinsey ha fatto capire a tutti che la vecchia mentalità moralistica era entrata in agonia ed occorreva una positiva e fertile revisione del modo in cui si era pensata la sessualità e il benessere intimo. Insomma la concezione "riproduttiva" cristiana che aveva tirannicamente dominato per millenni, veniva per la prima volta colpita al cuore.
Il sudiciume che il cristianesimo ha sempre attribuito all'esercizio sessuiale, finalmente cominciava ad apparire come appartenenza esclusiva dell'osservatore pio e moralista. Kinsey iniziò inconsapevolmente una guerra di liberazione degli individui dalla schiavitù della morale fasulla e imposta a tutti. Questo inveterato asservimento ha prodotto e continua a produrre un'infinita serie di vittime, che a causa dell'angoscia che le inonda annegano anzitempo nel gorgo della morte.
Anche il concetto di amore è stato spesso rivestito di una veste estranea: ogni volta che si diceva sesso si doveva per forza dire amore, altrimenti si entrava nel perverso e nel diabolico. Se oggi pensiamo che la morale non deve significare inibizione e paura, lo dobbiamo anche al lavoro di Kinsey. L'amore senza sesso ben presto si nullifica, mentre il sesso senza amore può vivere a lungo e in buona salute. Una società civile ha il dovere di togliere alla morale la struttura insensata e selvaggia di un tabù. Grazie al dottor Alfred Kinsey la sessuologia è diventata sì una scienza, ma soprattutto ha promosso una nuova e più alta morale: quella dell'equilibrio biologico.

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