Carlo Porta

Carlo Porta è un grandissimo poeta, la cui universalità è stata limitata dal fatto che ha scritto in un dialetto di difficile comprensione, quello milanese. I temi e il linguaggio genialmente "licenzioso" lo accomunano a un altro grande poeta, "romanesco", Gioacchino Belli. I due poeti avevano entrambi una facciata di rispettabilità "borghese" che li spinse, a un certo punto, a voler distruggere le creazioni licenziose. Per nostra fortuna nessuno dei due ci riuscì.
Siccome i versi del Porta sono intraducibili, mi limiterò a riportare un raro sonetto in lingua italiana in cui commenta a suo modo la nomina a cavaliere di un certo Bartolomeo Bergomi. Ogni allusione ai nostri giorni è puramente tendenziosa...
"E che? Signori miei? Che vi credete / che il nascer con un Cazzo Badiale / sia cosa tanto facile e triviale / che la debba valer poche monete? / Cari signori miei, mal l'intendete; / colui che ha il cazzo grosso ha merto uguale / a quei che vanta un nobile natale, / se sol da cazzo nobiltate avete. / Or perché dunque strepitar cotanto / se il Bergomi fu fatto cavaliere / quanto su tutti i cazzi ei porta il vanto? / Deh, cessate, per Dio, dal far schiamazzo / che giusto è ben che fra tante schiere / vi fosser anche i cavalier del cazzo."

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